
Eletto presidente del Consiglio Nazionale del Notariato nel 2004 e riconfermato nel 2007 per il triennio successivo,
Paolo Piccoli chiarisce all’Agente immobiliare gli obblighi previsti dalle linee guida sulla certificazione energetica, emanate dal ministero dello Sviluppo economico lo scorso primo luglio, e i dubbi interpretativi sorti dall’entrata in vigore del provvedimento. Dottor Piccoli, il decreto sancisce l’obbligo di dotare ogni unità immobiliare di un attestato di certificazione energetica. Nelle intenzioni del legislatore, l’armonizzazione fra la normativa nazionale (quella appena pubblicata) e i testi varati dalle Regioni in attesa delle linee guida nazionali. Può chiarirci cosa devono fare le parti – e i notai – nel caso si trovino a stipulare in una città dove è in vigore una norma differente rispetto a quella nazionale? Il notaio illustra alle parti le norme in vigore nella Regione in cui si trovano gli immobili oggetto dell'atto da stipularsi e indica la documentazione da produrre. Fino ad ora la Lombardia, la Liguria la Valle d'Aosta (solo per gli edifici nuovi), il Piemonte (le norme entrano in vigore dal 1° ottobre) e l'Emilia Romagna hanno legiferato in materia energetica con efficacia diretta sulla redazione degli atti e sugli obblighi delle parti. In queste regioni le norme locali prevalgono su quelle nazionali. Altre regioni hanno legiferato, ma mancano tuttora i regolamenti attuativi. Altre, infine, non hanno ancora affrontato queste tematiche sul piano normativo. E’ sempre necessario allegare la certificazione al rogito? Il legislatore ha individuato nel passaggio di proprietà a titolo oneroso degli immobili il momento in cui diventa giuridicamente rilevante l’obbligo della dotazione dell'Attestato di certificazione energetica (ACE), confidando che in questa sede vi sia la possibilità di verificare quali e quanti immobili siano stati dotati di certificazione. L'obbligo di dotazione grava sul venditore e per il costruttore che non vi adempie è prevista una sanzione da 5.000 a 30.000 euro. Va ricordato che, nelle vendite tra privati di edifici vecchi, è possibile assumere l’onere anche da parte dell’acquirente. Comunque, a prescindere dalle normative regionali in vigore, il Notariato suggerisce di accordarsi per tempo per evitare eventuali strascichi legali. Se prevista, dunque, l'allegazione dell'ACE all'atto di cessione a titolo oneroso riguarda la maggior parte delle tipologie di edifici. Alcuni ne sono espressamente esclusi per la loro natura (ad esempio box, cantine, depositi, parcheggi multipiano). Ci sono poi i casi, più delicati, di mancata allegazione in quanto l'edificio, per dichiarazione delle parti, non è dotato di impianto di riscaldamento. In questo caso, per esempio in Lombardia, scatta per il notaio l'obbligo di trasmissione di una copia dell'atto, ai fini della verifica, a un apposito ufficio regionale. Nell’ipotesi di edifici nuovi o ristrutturati, in mancanza di ACE non possono essere ottenute né la dichiarazione di fine lavori, né l’agibilità. In ogni caso, ogni distretto notarile sta lavorando per fornire indicazioni precise ai notai sulle norme da seguire e, per quanto concerne la normativa nazionale, il Consiglio nazionale ha fornito tutti i chiarimenti del caso con uno studio, il 334-2009/C, e alcune osservazioni pubblicate sul sito internet www.notariato.it nella sezione dedicata alla certificazione energetica. A suo avviso esistono altre criticità che il legislatore dovrebbe chiarire? Il notaio, con tutta evidenza, rispetta e asseconda la volontà del legislatore, espressa nel complesso di norme che disciplinano la materia energetica, pur nelle stratificazioni, nelle complessità interpretative e nei difetti di coordinamento che si sono prodotti. In questo senso il notaio assume sia il ruolo di consulente delle parti, sia quello di soggetto che, nel sovrintendere allo scrupoloso rispetto delle leggi, contribuisce attivamente alla realizzazione dell'intento legislativo. Sarebbe però auspicabile che, almeno per gli aspetti burocratici e formali, gli obblighi e gli oneri posti a carico dei cittadini fossero ricondotti a un certo grado di uniformità sul territorio nazionale, anche per non contraddire l'intento di semplificazione più volte espresso dai governi che si sono succeduti. Le differenze da regione a regione, su un tema come quello energetico, sono probabilmente inevitabili, ma dovrebbero trovare fondamento nell'oggettiva varietà delle condizioni locali.
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