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Affitti, non è tempo di cedolare


Tremonti lapidario: in bilancio non ci sono risorse, riforma fiscale e aliquota unica su locazioni rinviate. Inutile il coro unanime di politici e associazioni

Affitti, non è tempo di cedolare - Tremonti lapidario: in bilancio non ci sono risorse, riforma fiscale e aliquota unica su locazioni rinviate. Inutile il coro unanime di politici e associazioni

C'è un tempo per gestire la crisi e un tempo per fare qualcosa di più e di diverso''. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha usato parole solenni per spiegare, il 24 novembre scorso all'assemblea degli industriali di Roma, che per ora le casse dello Stato non hanno margini per permettersi l'adozione di agevolazioni fiscali sull'Irpef, sull'Irap e tanto meno sui redditi da locazione.
E a distanza di due giorni Tremonti ha ribadito il concetto in un vertice con la maggioranza e in commissione Bilancio alla Camera, in quel momento alle prese con la discussione della manovra economica per il prossimo anno. Dunque nella Finanziaria 2010, che il Parlamento varerà entro fine anno, la cedolare secca sugli affitti non ci sarà. Le risorse a disposizione vanno infatti tenute in serbo per evitare il tracollo dell'economia. I quattro miliardi attesi dallo scudo fiscale approvato a ottobre dalle Camere, ha spiegato il ministro dell’Economia, saranno utilizzati per rifinanziare gli interventi del 5x1000, per la scuola e per altre domande sociali. “Se c'è bisogno di fare deficit – ha poi aggiunto il ministro – lo si fa solo per la cassa integrazione". Per il 2010 la parola d'ordine sarà quindi ancora rigore. Del resto appare difficile dar torto alla linea ferma di Tremonti. L'Ocse (l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nella previsione semestrale sull'economia mondiale diffuso a novembre scorso, se da un lato ha previsto per il 2010 una ripresa della crescita del Prodotto intero lordo (Pil) dell'Italia, valutato in un +1,1% contro il -4,8% stimato per quest'anno, dall'altro ha confermato il cattivo stato di salute dei conti pubblici. Se nel 2008 il valore del nostro debito pubblico si è attestato al 106% del Pil, piazzandosi per valore al terzo posto nel mondo, per la fine del 2009 l'Ocse prevede che questo rapporto crescerà al 115% e che raggiungerà il 120% nel 2011. “Pertanto – si legge nel documento dell'organizzazione internazionale – sono necessari significativi sforzi di risanamento dei conti pubblici dal 2011 in avanti, quando la crescita si rafforzerà”. Uno scenario quello delineato dall'Ocse che sembra lasciare pochi margini di manovra anche per i prossimi anni, sia per l'introduzione della cedolare sugli affitti, sia per la riduzione dell'Irap, promessa dal premier Silvio Berlusconi e chiesta a gran voce da Confindustria. Su questo punto però va detto che Tremonti, se per ora ha ulteriormente ristretto i cordoni della borsa, dovendo continuare a gestire la crisi e i conti pubblici, ha però lasciato uno spiraglio aperto. ''La riforma fiscale – ha detto il ministro nell'incontro con gli industriali romani – si farà entro la fine della Legislatura, con una prospettiva lunga e dentro i vincoli di bilancio. Ne ho parlato con il Presidente Berlusconi e continuerò a farlo”. Per la cedolare (come per il taglio dell'Irap e dell'Irpef) c'è quindi speranza, sia pure a fronte di un'assoluta incertezza sui tempi. Molto dipenderà dalla capacità del “sistema Italia” di far ripartire l'economia. E moltissimo dal rischio di nuove recessioni dell'economia mondiale. Quello che rimane come dato di fatto è che l'introduzione di una nuova fiscalità sugli affitti è una battaglia condivisa, portata avanti da tutti e che non appena dovessero realizzarsi le condizioni per proporla, potrà concretizzarsi. A dimostrarlo, ancora una volta, gli emendamenti presentati al disegno di legge Finanziaria 2010 al Senato, nel corso del primo passaggio parlamentare della manovra. A rilanciare sull'imposta unica per i redditi da locazione è sceso in campo il presidente della commissione Finanze di palazzo Madama, già viceministro all'Economia nel II e III esecutivo guidato da Berlusconi, il senatore del Pdl Mario Baldassarri. E' stato un emendamento a sua firma (oltre a una proposta di modifica presentata dalla capogruppo al Senato del Pd, Anna Finocchiaro) che ha fatto per qualche giorno sperare nell'arrivo dell'agevolazione nel 2010. Un’iniziativa accolta subito positivamente da Confedilizia che in un comunicato stampa ha ricordato l'obiettivo sociale dell'introduzione della cedolare: l'imposta unica sulle locazioni, secondo uno studio dell'associazione, avrebbe infatti l'effetto di calmierare i canoni e rilanciare il mercato degli affitti. Un effetto atteso e sottolineato da tutte le associazioni di categoria, ascoltate negli ultimi mesi dalla commissione Ambiente di Montecitorio nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul mercato immobiliare. Oltre a Confedilizia, anche Fiaip, Fimaa, Anama, Ance, la Consulta nazionale interassociativa per l’intermediazione immobiliare e Assoimmobiliare, hanno ribadito la necessità di arrivare a una nuova e più agile fiscalità sulle locazioni per rilanciare il mercato e rendere concorrenziali i canoni. Un coro unanime cui si è aggiunta anche la voce autorevole di osservatori come il Censis, Nomisma e l'Agenzia del Territorio, che nei loro interventi hanno a loro volta evidenziato le opportunità e gli effetti positivi, in termini di emersione del nero, che potrebbe generare l'adozione di un'aliquota unica sui redditi da locazione. Tuttavia a pesare sulla fattibilità dell'operazione è il suo costo, valutato in circa 2,5 miliardi di euro di minori entrate. Troppo per poter essere recuperato dai quattro miliardi dello scudo fiscale, del resto già impegnati per altro. Di qui, la richiesta fatta dal governo al Senato di ritirare l'emendamento Baldassari, per ridiscuterne alla Camera. A Montecitorio però, le “ragioni” del no del ministro dell'Economia sono apparse talmente “ragionevoli” da indurre il relatore del provvedimento, il deputato del Pdl Mauro Corsaro, ad annunciare la propria intenzione a non presentare proposte di modifica, un orientamento che ha trovato terreno fertile nella maggioranza e che ha reso vano ogni eventuale tentativo dell'opposizione. Ma non tutto andrà perso. Di concreto rimane il lavoro fatto dalla commissione Finanze di Montecitorio, che il 14 ottobre scorso, dopo un giro di audizioni informali avviato prima della pausa estiva, ha adottato il testo base di una proposta di legge per l'adozione della cedolare secca sugli affitti, chiedendo al governo di predisporre una relazione tecnica per valutare con precisione i costi e l'effetto virtuoso dell'introduzione dell'agevolazione per le casse dello Stato. Delle cinque proposte di legge in discussione presso la VI commissione (due del Pd, due del Pdl e una delle Lega), è stata adottata come testo base la proposta di legge 1807, a firmata di Paola De Micheli e Alberto Fluvi (relatore del provvedimento) entrambi del Pd. La proposta prevede l'applicazione della cedolare al 20% per i soli redditi da locazione che derivano da contratti a canone concordato e una detrazione al 19% per gli inquilini. La scelta è ricaduta su questo testo proprio perché prevede l'adozione di una cedolare “ai minimi termini”, applicabile a una platea ridotta di contratti, ma forse utile ad avviare un confronto e a valutare gli effetti della disposizione. La posizione delle associazioni, con in testa Confedilizia, è però di perplessità. Secondo i proprietari infatti un’applicazione così ristretta non innescherebbe gli effetti virtuosi attesi dall'adozione di un'aliquota unica applicata alla totalità dei contratti di locazione. Il testo De Micheli-Fluvi, rimane però un punto di partenza aperto. La querelle sulla nuova fiscalità per gli affitti non si chiuderà certo con il 2009.

 

La riforma fiscale degli affitti in Parlamento


I dettagli sul dibattito in commissione Finanze sulla cedolare secca sono stati approfonditi nel n. 3 de l'Agente immobiliare 2009, con un riepilogo delle richieste delle associazioni e dei testi normativi in discussione. Di questi ultimi ricordiamo brevemente i contenuti:

- pdl 599, della Lega Nord, a firma Davide Caparini e altri, prevede tre aliquote sostitutive: al 12,5% per redditi prodotti fino a tre immobili, al 18% per quelli da quatto a otto e al 23% per quelli da nove e più. Esclusa dall'agevolazione la grande proprietà immobiliare;

- pdl 1806 e 1807 entrambe di iniziativa del Pd. La prima stabilisce l'applicazione della cedolare al 20% per i soli redditi da locazione derivanti da immobili adibiti a residenza principale, e una detrazione del 19% per i locatari. La seconda è quella adottata come testo base (vedi articolo sopra).

- pdl 2292 di Santo Versace del Pdl, introduce l'imposta sostitutiva al 20% per tutti i contratti di locazione a uso abitativo regolarmente registrati, escludendo i redditi così prodotti dalle addizionali Irpef. Incrementa al 19% la detrazione per gli affittuari, per un massimo di 2.500 euro.

- pdl 2378 di Amedeo Laboccetta del Pdl, propone l'adozione di una legge delega che, attraverso decreti legislativi, costruisce intorno alla cedolare al 20% la riforma fiscale degli affitti. I principi della delega stabiliscono oltre all'adozione di un'aliquota sostitutiva per tutti i redditi da locazione, compresi quelli commerciali, anche la revisione delle agevolazioni per i locatari, sgravi per chi investe in nuovi immobili (incluse le Siiq), se realizzati con criteri antisismici e di risparmio energetico, revisione delle procedure giudiziarie e degli sfratti e rafforzamento delle sanzioni antielusione.



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stampato in data 4-2-2012 alle ore 12:39