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Al di là del ruolo: l’agente immobiliare si rinnova


Allo studio di Fiaip una proposta di riforma della professione, per ripartire dalla direttiva servizi. Intervista al presidente Paolo Righi sul documento programmatico approvato in Consiglio nazionale

Al di là del ruolo: l’agente immobiliare si rinnova - Allo studio di Fiaip una proposta di riforma della professione, per ripartire dalla direttiva servizi. Intervista al presidente Paolo Righi sul documento programmatico approvato in Consiglio nazionale

Una riforma unitaria per garantire il futuro della professione e la tutela dei consumatori: è stato questo il nodo centrale del Consiglio nazionale della Federazione italiana agenti immobiliari professionali (Fiaip). Riforma da attuare attraverso una proposta di legge, e sulla quale il presidente della Federazione Paolo Righi ha ottenuto vasto consenso da parte della platea.

Dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo di attuazione della direttiva servizi, che per un verso ha soppresso il ruolo degli agenti immobiliari ma per un altro ha confermato la necessità dei requisiti per l’esercizio della professione, Fiaip ha manifestato la necessità di una riforma unitaria con il documento programmatico approvato dal Consiglio. Qual è il prossimo passo?

Il Consiglio nazionale del 10 e 11 giugno ha deliberato all’unanimità sulla linea politico-programmatica da adottare. Lo stadio successivo sarà condividere il progetto e le proposte anche con le altre associazioni di categoria, per trovare un disegno comune sulla figura dell’agente immobiliare nei prossimi cinque o dieci anni. Sarà creato consenso con vari incontri che si svilupperanno su tutto il territorio nazionale e poi, verso la fine dell’anno, si approderà a un disegno di legge complessivo di riforma, o anche all’introduzione di vari emendamenti in materia, nel momento in cui ci sarà occasione e argomento attinente.

In che modo l’agente immobiliare dovrà rinnovarsi nei prossimi anni? Quali sono le peculiarità dalle quali non si può prescindere?

In primo luogo occorre la formazione continua: oggi la professione dell’agente immobiliare è professione in tutti i sensi, e chi la esercita deve conoscere la parte fiscale della compravendita e tutte le altre componenti. Deve poter stimare, valutare l’immobile, conoscere la regolamentazione edilizia. Il percorso formativo che Fiaip ha pensato passa per la laurea breve. È quasi ridicolo che oggi un agente immobiliare possa diventare tale dopo solo un corso di 80 ore alla Camera di commercio. La nostra proposta di accesso alla professione mediante laurea triennale. Le norme fiscali contenute nel decreto legge 78 del 2010 (decreto legge cosiddetto conti pubblici) prevedono, tra le altre cose, l’obbligo, a pena di nullità, di indicare negli atti pubblici e nelle scritture private autenticate, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto e le dichiarazioni di conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie. Quindi, in questo continuo movimento legislativo che caratterizza il nostro Paese, è necessario che ci sia formazione continua, soprattutto perché il 90% degli agenti immobiliari ha come clienti le famiglie. Nell’ottica di una maggiore tutela del consumatore, quindi, è necessario che siano preparati e capaci, con gli strumenti giusti per assistere le famiglie nell’acquisto più importante della loro vita.

Con quali particolari misure intendete tutelare i servizi e il cliente?

Il cliente dà sempre meno peso alle semplici informazioni e sempre più alla qualità dei servizi e alla tutela del suo investimento. Per questa ragione Fiaip sente la necessità di offrire una standardizzazione di servizi regolata per legge, anche in attuazione della direttiva Bolkestein. Per fare questo è necessarioche tutti gli agenti immobiliari abbiano standard minimi di servizi, così che il consumatore, entrando in agenzia, sappia perfettamente quali sono i passi per procedere a un acquisto sicuro. In questo modo, oltre a garantire elevata qualità di servizi al cliente, l’agente immobiliare potrà anche acquisire un livello sociale migliore. Inoltre, così facendo, si avrà un ulteriore elemento di qualificazione tale per cui il cliente possa senza ombra di dubbio riconoscere un mediatore professionale rispetto a un abusivo. Inoltre, un ulteriore segnale di trasparenza nei confronti del consumatore viene dalla nostra proposta sul franchising. In merito a questa tipologia di attività, il cittadino ha la percezione che in caso di problemi potrà rivolgersi al marchio. In realtà, invece, le case madri non forniscono know-how intellettuale (come gli studi legali associati), ma esclusivamente servizi a pagamento, attrezzature e un questionario. Il cittadino dovrebbe in caso di problemi rivolgersi al titolare dell’agenzia, e non al marchio del franchising, che non ne è responsabile. Il consumatore è quindi male informato in merito. Tuttavia, non è corretto che nelle insegne delle agenzie e nella carta intestata il nome dell’azienda sia scritto in piccolo, e che quindi sfugga il nome del titolare e risalti invece il marchio. La nostra proposta è che il marchio della casa madre, in tutte le sue comunicazioni, non possa superare il 35-40% del totale della superficie, in modo che il cliente possa percepire che dovrà per ogni evenienza rivolgersi all’agenzia e non al marchio.

Quali altri misure saranno messe in atto per contrastare l’esercizio abusivo della professione?

Il fenomeno dell’abusivismo oggi si sta ingigantendo, perché mentre agli agenti immobiliari sono stati imposti molti vincoli, e si richiedono diverse capacità per esercitare la professione, molti agiscono abusivamente, svincolati totalmente da ogni legge e da ogni pratica. È un’attività assolutamente da combattere, con la collaborazione del ministero dello Sviluppo economico e con quello dell’Economia. L’idea è di costituire un osservatorio congiunto, insieme ai due ministeri, alle altre associazioni di categoria e ai consumatori, per contrastarlo. Il più delle volte esercitare la professione abusivamente implica l’evasione totale, anche fiscale, e danneggia il mercato, che invece ha bisogno di valori, correttezza e professionalità. Per la stessa ragione, poi, il documento programmatico contiene una proposta per regolamentare gli annunci pubblicati su internet: l’abusivismo in rete dilaga, accade spesso che qualcuno pubblichi un annuncio e si finga proprietario di appartamenti, facendosi poi pagare la provvigione dal cliente sprovveduto. Dunque, Fiaip avanza un insieme di proposte per istituire l’obbligo di inserire negli annunci internet, con un’autodichiarazione, la qualifica di chi propone l’immobile, agenzia, privato o pubblica amministrazione. Solo il privato proprietario dell’immobile può mettere il proprio bene in vendita. Nel caso dell’agente immobiliare, invece, questi dovrà inserire in ogni annuncio la denominazione aziendale e il numero di iscrizione al rea o al registro delle imprese. Il controllo sarebbe in questo caso demandato ai portali, i quali, se non provvedessero, potrebbero essere sanzionati con la chiusura. Anche questo è un segno di trasparenza che gli agenti immobiliari chiedono al mercato.

Quali sono invece i futuri sviluppi che la professione potrebbe avere?

Il messaggio che lanciamo da tempo in vari interventi, è che in Italia ci sono 3 milioni di seconde case, utilizzate in modo misto, sia dai proprietari che per l’affitto. Tuttavia il turismo italiano è monopolizzato dagli albergatori. Noi pensiamo invece che l’offerta turistica del nostro Paese debba essere sviluppata su più livelli: ad esempio, una famiglia americana composta da quattro persone che voglia soggiornare un mese in Italia non ha altre strade che affittare un appartamento, perché gli alberghi hanno costi proibitivi. La nostra proposta è innanzitutto di formulare un’offerta globale e stratificata del turismo italiano, che comprenda sia le case vacanze, che gli alberghi, che i bed & breakfast in modo da offrire alla clientela mondiale il massimo delle possibilità. E in seconda battuta, vorrei evidenziare che queste seconde case sono per il 55-60% in gestione degli agenti immobiliari. L’agente immobiliare però non può, per legge, offrire nessun servizio di accoglienza turistica (incaricare qualcuno delle pulizie, ad esempio). Sarebbe quindi opportuno introdurre, almeno nel settore della locazione turistica, la possibilità per gli agenti immobiliari di non essere incompatibili con le “ agenzie di servizi o di gestione dedicate alla locazione”, cosa che permetterebbe di offrire un servizio a 360 gradi, organizzando cataloghi, procedendo a una vendita all’estero, presentando un modello turistico articolato anche presso le ambasciate estere. Infine, continuiamo a chiedere, per il turismo, ma in generale per tutte le locazioni, la tassazione separata del 20% sui redditi da locazione, la famosa cedolare secca.



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stampato in data 4-2-2012 alle ore 14:18