
Sono state le commissioni Giustizia e Industria riunite e Politiche Ue di Montecitorio il vero campo di battaglia della difesa del ruolo contro il piano di liberalizzazione dei servizi perseguito da una direttiva europea, la 2006/123/CE, nota anche come direttiva Bolkestein. L’intervento prende il nome dall’ex commissario europeo al Mercato interno, l’olandese Frits Bolkestein, che ne ha curato la definizione. Una direttiva la cui attuazione ha creato difficoltà hai governi di tutta l’Unione, ma che soprattutto in Italia ha trovato le resistenze dell’eterogeneo universo delle categorie professionali coinvolte. Al governo, in particolare ai ministri Andrea Ronchi (Politiche comunitarie ), Claudio Scajola (Sviluppo economico) e Angelino Alfano (Giustizia), è toccato il difficile compito di definire le modalità di attuazione di una rivoluzione in senso liberista delle prestazioni di servizi, che ha messo in allarme le corporazioni, generando un articolato movimento di lobby, tra cui quello dei mediatori. Un’onda di richieste di modifiche che si è riversata sull’unica sponda disponibile: il parere, non vincolante, che le commissioni parlamentari competenti sono chiamate a dare al governo sui decreti legislativi di recepimento delle direttive Ue. E’ qui che le voci delle professioni hanno trovato ascolto su un testo difficile, che avrebbe richiesto forse un tempo più ampiodi discussione, ma che, per non incorrere in nuove procedure d’infrazione da parte di Bruxelles, il legislatore ha dovuto chiudere velocemente, visto che il termine di attuazione era scaduto il 28 dicembre 2009 e quello dell’esercizio della delega governativa era fissato per il 28 marzo scorso. In Parlamento, ma soprattutto nei gruppi di lavoro della Camera, a disposizione ci sono stati, a conti fatti, solo pochi giorni di intenso confronto, spalmanti su sei settimane tra rinvii e interruzioni. Ecco cosa è accaduto in questo mese e mezzo, che per comodità di lettura abbiamo scandito nei quattro tempi della tragedia greca, suddivisa in prologo, ovvero l'antefatto, parodo, l'ingresso delle voci del coro, pàrodoi, l'azione dei protagonisti, epilogo l'esito finale.
Prologo, il ruolo deve essere cancellato
L’obiettivo dello schema di decreto legislativo (dlgs) di attuazione della Bolkestein, approvato dal governo in via preliminare il 18 dicembre 2009, è stato ben evidenziato, all’avvio del dibattito a Montecitorio il 21 gennaio scorso, dalla relatrice per la X commissione della Camera Monica Faenzi, deputata del Pdl, poi candidata alla poltrona di governatore della Toscana. Gli 85 articoli del testo sono finalizzati non solo a recepire nell'ordinamento italiano la direttiva 2006/123/CE, ma anche ad elaborare un quadro giuridico nazionale partendo dai principi sanciti dalla disciplina europea capace di dare progressiva armonizzazione ai “regimi normativi di accesso e di esercizio delle attività sulla base di un complesso di strumenti volti alla semplificazione amministrativa che dovrebbero rendere il sistema europeo dei servizi meno frammentato e più competitivo”. E con riguardo agli articoli da 73 a 76 del testo (diventati nel testo definitivo gli articoli da 72 a 75), che sancivano la cancellazione dell’iscrizione al ruolo per le attività di agente di affari in mediazione, agente immobiliare, agente d'affari, agente e rappresentante di commercio, Faenzi ha ricordato come, con particolare riferimento agli agenti commerciali, “la normativa comunitaria esclude per l'esercizio di tali professioni la necessità di iscriversi in ruoli”. Del resto la Corte di Giustizia europea ha affermato, ha spiegato ancora la parlamentare, che “l'iscrizione dell'agente commerciale nel ruolo non può essere considerata condizione di validità del contratto di agenzia concluso dall'agente con il suo proponente”. Alla luce di questo, le criticità sulle novità introdotte dal provvedimento sulla disciplina dei servizi professionali sono apparse subito evidenti ai componenti delle commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera. A sintetizzare al meglio il nodo della questione è stato il deputato del Pd, componente della commissione Giustizia,Mario Cavallaro, che a margine dei lavori ha precisato: il vero problema “sta nella difficoltà di mettere in atto una reale armonizzazione tra il sistema ordinistico italiano, che tende a proteggere le professioni strettamente regolamentate dalla normativa nazionale, e l’impianto liberista del diritto comunitario su cui si basa la direttiva servizi”. Una contrapposizione netta, che ha indotto le due commissioni della Camera a procedere a un breve ciclo di audizioni, al quale ha partecipato anche Fiaip, rilevando la necessità di approfondire le ricadute della normativa comunitaria sulle attività professionali regolamentate e non dall’ordinamento italiano. Tra i primi a schierarsi in difesa dell’iscrizione al ruolo c'è stato Gabriele Cimadoro dell’Idv, che ha osservato come “tra le categorie professionali interessate in modo negativo dall'attuazione della direttiva”, e quindi a suo parere da salvaguardare, vi fosse anche quella degli agenti immobiliari. Secondo il parlamentare, infatti, è stato grazie “all'esistenza di un ruolo specifico” per questa categoria che è stato possibile nel nostro Paese “vigilare sulla correttezza e sulle qualità delle prestazioni svolte” e limitare “il livello delle truffe a danno dei cittadini”. Un punto di vista condiviso dal relatore per la II commissione (Giustizia) Antonio Lo Presti, che ha da subito proposto di tener conto delle problematicità connesse alla cancellazione del ruolo degli agenti immobiliari nel parere che avrebbe formulato sul testo.
Parodo, il coro delle associazioni di categoria
Il 4 marzo 2010 le commissioni Giustizia e Attività produttive di Montecitorio hanno dato alle associazioni di categoria la possibilità di esporre la propria posizione sui contenuti dello schema di recepimento della Bolkestein. Per la Fiaip è stato ascoltato il presidente Paolo Righi che senza mezzi termini ha sottolineato la necessità di mantenere l’iscrizione al ruolo per gli agenti immobiliari, lasciando poi al gruppo di lavoro un documento in cui ha formulato tre richieste precise: - escludere gli agenti immobiliari e gli agenti muniti di mandato a titolo oneroso dall’applicazione del dlgs di attuazione della direttiva servizi; - prevedere, nell’ottica di una maggior tutela al consumatore, all’articolo 42, relativo alle deroghe per casi individuali, l’obbligo per i prestatori di servizi di altri Stati membri che operano in Italia il rispetto degli adempimenti previsti dalla normativa antiriciclaggio e di sottoscrivere un’assicurazione per la responsabilità civile; - l’abrogazione dell’articolo 73 del testo (divenuto poi 72), che stabilisce la cancellazione dell’iscrizione al ruolo per gli agenti immobiliari. Su questo punto, il documento della Fiaip ha anche evidenziato come l’eliminazione dell’iscrizione al ruolo per la categoria avrebbe potuto avere effetti negativi sul bilancio delloStato, in considerazione dei diversi adempimenti fiscali posti a carico degli agenti, che sarebbero così venuti meno. Il riferimento è in particolare al pagamento dell’imposta per le scritture private non autenticate di natura negoziale, introdotto dalla Finanziaria 2007, e all’obbligo di dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà per le transazioni immobiliari, previsto dal cosiddetto decreto Bersani-Visco, che ha stabilito che i contraenti sono chiamati a indicare l'eventuale intermediazione per la conclusione della compravendita, le spese sostenute, le modalità di pagamento e la partita Iva di chi ha reso la prestazione. Sulla stessa lunghezza d’onda della Fiaip si è espressa la Fimaa, la Federazione, aderente a Confcommercio, dei mediatori e agenti d’affari, attraverso il suo presidente Valerio Angeletti. Nel documento lasciato da Angeletti sono state sollevate criticità in relazione alla generica definizione di “attività di intermediazione commerciale e di affari” riportata nell’articolo 73 dello schema di dlgs (divenuto poi 72), che andava a sostituire quella più circoscritta individuata dall’articolo 2 della legge 39/89. Inoltre cancellando il ruolo, secondo Fimaa, la legge 39/89 non avrebbe avuto più alcuna valenza, abrogando così implicitamente anche tutti i sistemi di controllo e di sanzioni previsti, rendendo necessaria la definizione di una nuova disciplina in materia. La Federazione affiliata a Confcommercio infine, oltre a proporre una riscrittura dell’articolo 73 che faceva salva la normativa sul ruolo, ha osservato l’opportunità di prevedere il coinvolgimento delle associazioni di categoria nelle operazioni, affidate alle Camera di commercio, di verifica dei requisiti necessari per l’accesso a questo tipo di attività. Un coinvolgimento necessario in considerazione del fatto che l’articolo 73 (diventato poi 72) introduce il regime Dia (dichiarazione di inizio attività), per l’avvio delle attività di intermediazione commerciale e d’affari, che consente a chi fa domanda di aprire la propria attività in 30 giorni. A margine delle audizioni nelle commissioni di Montecitorio, il deputato del Pd Andrea Lulli, commentando i rilievi sollevati, ha spiegato che con molta probabilità le richieste degli agenti immobiliari sarebbero entrare nel parere che il gruppo di lavoro avrebbe approvato nella settimana successiva e quindi recepite dal governo nella stesura definitiva del testo. Lulli ha però anche osservato come a suo avviso per qualificare al meglio l’attività degli agenti immobiliari sarebbe necessario proseguire sulla linea intrapresa dal governo di centrosinistra nel 2006, con l’introduzioncendo di adempimenti fiscali a carico degli agenti (dl 223/2006) e rendendore totalmente detraibili per i cittadini le spese di intermediazione sostenute, nella compravendita di immobili.
Pàrodoi, l'azione della politica
In pieno clima pre-elettorale, tra il 10 e l’11 marzo, le commissioni della Camera hanno concluso l’esame del provvedimento di attuazione della direttiva servizi, e le associazioni di categoria hanno messo a segno due importanti risultati. La commissione che per prima ha espresso il parere sul testo è stata la Politiche Ue. Nella prima versione, il relatore Maurizio Del Tenno, deputato del Pdl, proponeva al governo di valutare in via generale, con riferimento agli articoli da 73 a 76 del testo, la necessità di chiarire che “i richiami al ruolo contenuti nelle leggi che disciplinano le attività di intermediazione commerciale, agente e rappresentate di commercio, mediatore marittimo e spedizioniere devono intendersi riferiti a tutti gli effetti previsti dalla legislazione vigente al registro delle imprese e a lal repertorio delle notizie economiche e amministrative (Rea)”. Ma nel testo del parere approvato poi dal XIV gruppo di lavoro questa formulazione è stata sostituita dall’invito esplicito al governoa sopprimere l’articolo 73 del testo. Un risultato ottenuto grazie anche alle osservazioni di Nicola Formichella esponente del Pdl, che intervenendo nel dibattito sul parere proposto dal relatore ha evidenziato la necessità di evitare la cancellazione del ruolo per gli agenti immobiliari, perché condizione imprescindibile per continuare a garantire la qualità dei servizi offerti da questi mediatori. Formichella ha anche ricordato come “nel 2000, il governo spagnolo, dopo aver abolito il ruolo per tali categorie è dovuto tornare sui suoi passi, in considedell'aumento spropositato delle truffe immobiliari”. In difesa del ruolo si è poi schierato il capogruppo del Partito democratico della XIV commissione Sandro Gozi che ha presentato una proposta di parere favorevole sul testo alternativa a quella messa a punto dal relatore di maggioranza, in cui evidenziava le incertezze giuridiche del testo governativo. Alla fine la Politiche Ue ha approvato, con l’astensione dei gruppi di opposizione, il parere favorevole riformulato da Del Tenno in cui si chiedeva al governo di valutare l’opportunità di sopprimere l’articolo 73 del testo. La stessa richiesta è stata inserita, ma come “condizione”, quindi con una forza maggiore di un’osservazione, nel parere favorevole che l’11 marzo le commissioni Giustizia e Attività produttive riunite hanno approvato, anche in questo caso a maggioranza, con l’astensione dei gruppi di opposizione. Il relatore per il secondo gruppo di lavoro, Lo Presti, presentando i contenuti del parare da trasmettere all’esecutivo ha sottolineato come la condizione di non abolire il ruolo per gli agenti immobiliari, cui veniva subordinato il giudizio favorevole del gruppo di lavoro, trova giustificazione “nell’esigenza di tutela dei consumatori e di sicurezza della circolazione dei beni immobili”. Un’esigenza che, nella premessa del documento, è ricordato essere riconosciuta anche dal legislatore comunitario. Nei considerando della direttiva, ha evidenziato infatti Lo Presti in più occasioni, è stato richiesto l’inserimento di specifiche condizioni cui dovranno essere soggette le attività degli agenti immobiliari nei codici di condotta professionale che saranno elaborati a livello comunitario. Da evidenziare inoltre che il mantenimento del ruolo era stato inserito anche nella proposta alternativa di parere favorevole con osservazione sul testo messa a punto dal gruppo di deputati dell’Udc Le commissioni II e X hanno quindi condizionato il proprio parere favorevole al mantenimento del ruolo, e a poco è servito l’intervento in extremis del sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia, che intervenendo nel dibattito, poco prima della votazione del documento, ha chiesto di riformularlo proprio con riguardo alla condizione posta sull’articolo 73, proponendo di cambiarlo in modo da “chiarire, mediante adeguato raccordo e integrazione tra le norme, il rapporto tra lo stesso articolo e le disposizioni della legge n. 39 del 1989, per le parti non interessate dall'abrogazione del ruolo, anche ai fini della vigenza della relativa disciplina sanzionatoria”. Commentando il parere approvato dalle commissioni II e X della Camera, la relatrice Faenzi, impegnata nella campagna elettorale, ha spiegato come “lo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva servizi presentasse indubbi punti di forza, ma anche alcuni nodi critici”. Per questo motivo nel giudizio approvato dalle commissioni “è stata inserita la condizione di salvare il ruolo degli agenti immobiliari per tutelare e preservare questa figura, ma soprattutto per tutelare e preservare il consumatore”. Quella dell’agente immobiliare, ha proseguitoFaenzi, “è una figura professionale qualificata che svolge oggi un ruolo fondamentale a livello sociale, in quanto legata all’acquisto o locazione della casa”. Per questo motivo nella predisposizione del parere le commissioni di Montecitorio, “hanno accolto come condizione, quindi con una valenza più forte rispetto una semplice osservazione, perché posta come conditio sine qua non al parere favorevole, la richiesta al governo di sopprimere l’articolo 73 del testo, mantenendo così l’iscrizione al ruolo per gli agenti immobiliari”.
Epilogo, cancellato il ruolo, salvata la legge professionale
Il parere approvato dalle commissioni di Montecitorio era un segnale senza meno positivo, ma probabilmente anche a causa dei tempi strettissimi per l’esercizio della delega, il governo è dovuto andare avanti per la propria strada, dovendo fare i conti con il diritto comunitario e l’impianto liberista della Bolkestein, e non ha recepito né l’osservazione posta dalla Politiche Ue, né la condizione formulata dalle commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera. Nel dare il via libera definitivo al provvedimento di attuazione della direttiva, l’esecutivo ha in pratica accolto solo in parte le richieste fatte dalle associazioni di categorie e formulate nei pareri dei gruppi di lavoro di Montecitorio. In sostanza è stato recepito quanto indicato dal sottosegretario Saglia nel suo intervento e riportato anche nellaproposta di parere favorevole con osservazioni predisposta dal senatore Alfredo Messina del Pdl, relatore per la commissione Industria del Senato. Un parere rimasto solo sulla carta, che non è stato possibile per il gruppo di lavoro votare, dal momento che al Senato le commissioni Giustizia e Industria riunite hanno trattato una sola volta il testo, pochi giorni prima del suo via libera definitivo da parte di Palazzo Chigi. Il ruolo è stato così cancellato in ossequio alla normativa comunitaria che, come ricordato inizialmente dalla Faenzi, esclude per l'esercizio delle professioni di mediatore la necessità di iscriversi in ruoli. Ma l’azione della categoria ha permesso in sostanza di salvare l’impianto della legge 39/89, ottenendo che nell'articolo 72 (già 73) del testo definitivo del dlgs di attuazione della Bolkestein, vi fosse un chiaro rinvio agli adempimenti da questa prevista. Ora chi vorrà avviare l’attività di agente immobiliare dovrà iscriversi nel registro delle imprese o nel repertorio delle notizie economiche e amministrative (Rea), ma dovrà anche rispettare quanto stabilito dalla legge 39/89 per l'iscrizione al ruolo.
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