
UN PORTAFOGLIO PIÙ EFFICIENTE
In un mondo sempre più globalizzato, dove l’economia e l’industria viaggiano su autostrade internazionali, investire nei mercati globali consente di cogliere migliori opportunità di investimento e di avere un portafoglio più efficiente sotto il profilo sia del rischio che del rendimento.
I confini geografici si assottigliano mano a mano che le società producono e vendono beni, nonché si finanziano, sempre più al di fuori dal paese dove hanno sede. Oggi, per esempio, circa il 40% del fatturato delle società quotate nel mondo è realizzato in paesi diversi da quello di origine e, di conseguenza, i fondamentali di queste società sono sempre meno dipendenti dall’andamento della loro economia domestica e più correlati invece alle dinamiche di settore a livello globale.
Il processo di globalizzazione che ha coinvolto l’economia reale è stato in qualche modo anticipato, e poi accompagnato, da una globalizzazione dei mercati finanziari, grazie a una piena libertà dei capitali di investire ovunque si trovino le migliori opportunità di investimento. Se in passato, quindi, l’obiettivo di un fondo “globale” era quello di attuare un’ampia diversificazione a livello geografico, mediante la scelta del paese in cui investire e successivamente dei migliori titoli all’interno di tale paese, oggi, invece, per effetto del processo di globalizzazione delle economie reali e finanziarie, questo approccio sembra ormai superato.
“Diventa invece sempre più importante l’analisi dei fondamentali societari e l’attività di selezione dei singoli titoli per individuare le società migliori in ciascun settore a livello globale, indipendentemente dal Paese dove sono quotate o risiedono”
Per esempio non ha più senso investire in un titolo tedesco come Porsche perchè si ha una visione positiva sulla Germania, o sull’Europa, quanto piuttosto perchè si preferisce Porsche a tutte le alternative globali nel settore automobilistico (Toyota, Nissan in Asia, Ford e General Motors in USA, BMW in Europa, ecc...).
PIÙ OPPORTUNITÀ D’INVESTIMENTO
Perchè accontentarsi di comprare un titolo tecnologico in Europa quando c’è una più vasta scelta in Asia e negli Stati Uniti? Perchè un investitore europeo deve rinunciare a comprare titoli nel settore dei videogiochi, quasi esclusivamente quotati in USA e Giappone? In molti guardano con diffidenza a questa strategia di investimento in quanto preoccupati del rischio geografico e preferiscono rifugiarsi nel proprio mercato domestico. In realtà questi risparmiatori, in modo inconsapevole, pur investendo in società europee, stanno prendendo un’esposizione che va al di là dei propri confini geografici (si pensi ad Adidas, a Porsche, ad Astra Zeneca, a Nokia, ecc). In altre parole anche chi investe esclusivamente in Europa sta già investendo in società globali. Tuttavia lo sta facendo in modo subottimale, poiché in questo modo limita il proprio paniere di scelta.
DIVERSIFICAZIONE VALUTARIA
Spesso si pensa che un portafoglio composto da titoli come Porsche, Adidas, ENI o L’Oreal sia un portafoglio europeo, composto da società quotate in euro e, in quanto tali, senza rischio cambio. In realtà, a seguito del processo di globalizzazione, queste società producono e vendono anche (e talvolta soprattutto) fuori dall’Europa: di conseguenza l’andamento dei titoli dipenderà anche dall’andamento dei mercati valutari.
“È evidente che anche un portafoglio europeo porta con sé un rischio di cambio, così come un portafoglio globale.”
Tuttavia, se l’obiettivo della diversificazione geografica non è più alla base dell’investimento nell’azionario globale, il concetto di diversificazione valutaria, invece, resta ancora in piedi. Le valute infatti conservano una minore correlazione tra di loro e permettono quindi una effettiva diversificazione e una riduzione del rischio con il conseguente miglioramento del profilo di rischio rendimento del portafoglio.
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