
La morsa delle Fiamme gialle sugli affitti in nero fatti pagare agli studenti universitari fuori sede si va facendo sempre più stretta in tutta la Penisola.
Da qualche tempo ogni comando provinciale della Penisola ha abbandonato il metodo precedente delle ricerche a campione, incapaci di dare risultati degni di nota, e ha iniziato a cercare la collaborazione delle stesse Università, delle Asl e dei Comuni. Incrociando le informazioni a disposizione del maggior numero di banche dati è possibile infatti ottenere indicazioni precise sugli oltre 500mila studenti italiani che scelgono di frequentare l’Università fuori dalla propria Provincia. Se si considera che l’offerta dei posti letto da parte degli Atenei riesce a soddisfare a malapena il 10% di questa “massa” di fuorisede, si ha un’idea dell’importanza del lavoro svolto della Guardia di Finanza. L’offensiva dei finanzieri si estende da Lecce a Padova. Nel capoluogo salentino la Gdf, che già aveva indagato sulla corretta assegnazione delle borse di studio, ha deciso di utilizzare il database dell’Università per poter controllare anche le locazioni. Selezionati 5mila studenti, è stato predisposto un questionario sugli affitti dal 2005 al 2008 poi recapitato a ognuno dei fuori sede individuati. Hanno già risposto in 4mila e a ottobre arriveranno le prime sanzioni per i proprietari evasori. A Padova, dove gli universitari non residenti sono il 70%, l’indagine avviata sugli affitti in nero, basata sul confronto delle banche dati di Asl, anagrafe tributaria e Ateneo, dovrebbe concludersi entro l’anno. Anche in questo caso i questionari dovrebbero dare ottimi risultati, come successo a Bologna dove madre e figlia sono risultate proprietarie di oltre 100 immobili affittati in nero a studenti fuori sede, immigrati e anziani.
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