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Mattone & Finanza

Banche e intermediari osservati speciali


Il governo vara due decreti “salva banche”. Ma non sborsa un centesimo. Intanto in Parlamento c’è chi punta il dito sull’intermediazione e chi chiede nuove regole sulle Opa

Banche e intermediari osservati speciali - Il governo vara due decreti “salva banche”. Ma non sborsa un centesimo. Intanto in Parlamento c’è chi punta il dito sull’intermediazione e chi chiede nuove regole sulle Opa

Nel vertice di Parigi del 12 ottobre scorso, i capi dei governi dell’Unione europea hanno concordato l’adozione di interventi nazionali per salvare gli istituti di credito della Ue dal fallimento. Si tratta di un piano che mette sul piatto 250 miliardi di euro per la ricapitalizzazione delle banche, di cui 118 miliardi a fine ottobre erano stati trasferiti a circa 20 istituti di credito di Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna e Olanda.

In Italia invece nulla.
Di fatto, anche se l’esecutivo, su proposta del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, è stato tra i primi nella Ue a correre ai ripari per fronteggiare il rischio di una crisi come quella del ’29 e il fallimento delle banche – il primo decreto legge “salva banche” è entrato in vigore il 9 ottobre – finora lo Stato non ha sborsato un solo centesimo di euro per salvaguardare i patrimoni dei nostri istituti di credito e i risparmi dei cittadini. A ben guardare questo apparente immobilismo trova le sua giustificazione in un dato assolutamente positivo per l’Italia: il sistema del nostro credito ha delle caratteristiche di solidità tali che – almeno per ora e nonostante le montagne russe vissute in questi giorni dalla Borsa – non rendono urgente interventi di ricapitalizzazione. E’ per questa motivo che con i decreti legge 155 e 157 del 2008, Tremonti ha solo “previsto” la possibilità per lo Stato di adottare misure straordinarie per garantire la stabilità del sistema bancario (in pratica la ricapitalizzazione attraverso l’ingresso pubblico nel patrimonio degli istituti) e la tutela del risparmio, addirittura affidando a successivi decreti attuativi le modalità di questo intervento. Decreti che, in base al dl 155/2008, dovrebbero essere stati adottati entro il 9 novembre, e dei quali, ai primi di novembre, non circolava nemmeno una bozza, mentre da via XX Settembre si apprende che è allo studio un terzo interevento, che superando i due precedenti, diventi la via italiana per uscire dalla crisi. L’ipotesi al vaglio è la sottoscrizione da parte del Tesoro di “obbligazioni subordinate perpetue” o di strumenti ibridi che evitino quindi l’ingresso diretto dello Stato nel capitale degli istituti di credito. Questa soluzione, mutuata da quella adottata in Francia, dovrebbe inoltre permettere un innesto più consistente di liquidità per il sistema bancario che si troverebbe così in condizioni di maggior forza per garantire il credito a aziende e famiglie.
Rimane il fatto che, mentre gli altri Paesi europei rafforzano le proprie banche, sicuramente più esposte e danneggiate di quelle italiane dal ciclone subprime arrivato da Wall Street, da noi, forti della solidità di un credito concesso spesso con il contagocce, si mettono sul tappeto molte idee, a volte anche un po’ confuse.Si discute così, anche con una discreta calma, sul come intervenire e anche su quali nuove misure di prevenzione promuovere per evitare brutte sorprese a imprese e risparmiatori. E’ il caso della Lega Nord, che, all’indomani dei due provvedimenti adottati dal governo, ha messo le mani avanti e rilanciato lo slogan tutto padano "Paghino i responsabili che fanno carte false". Il 14 ottobre scorso il senatore del Carroccio Massimo Garavaglia ha annunciato l’esistenza di un accordo interno alla maggioranza per modificare i decreti governativi, sottoscritto dai presidenti delle commissioni Bilancio di Camera (Giancarlo Giorgetti, Lnp) e Senato (Antonio Azzollini, Pdl), ma anche dal deputato del Pdl Alessandro Pagano e dal capogruppo della Lega al Senato Federico Bricolo. L’obiettivo degli emendamenti è colpire chi ha speculato sui risparmi degli italiani e sui bilanci delle famiglie. Pagano ricorda infatti come negli ultimi mesi sia cresciuto a livelli preoccupanti il numero delle famiglie oggetto di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari. Per uscire da questa situazione la proposta messa a punto dall’asse LegaPdl affida al ministero dell’Economia la definizione, sentita la Banca d'Italia, delle percentuali massime di indicizzazioni per il credito al consumo e per le spese di intermediazione. Questa attività dovrà essere esercitata solo da società iscritte ad un apposito elenco e per gli intermediari che utilizzano procedure e certificazioni contraffatte sono stabilite sanzione da 8 mesi fino a 6 anni di reclusione e multe dal 30 al 50% del valore del prestito. A favore di chi vuole rinegoziare il proprio mutuo, è prevista infine l’eliminazione delle spese notarili e l'autenticazione gratuita per il cambio dei mutui da parte degli avvocati, in modo da togliere ogni alibi alle banche per moltiplicare i costi di queste operazioni.
A fronte delle proposte della maggioranza, anche il Pd ha annunciato il suo pacchetto di modifiche per superare le emergenze che la crisi finanziaria sta riversando sull’economia reale del Paese. L’azione studiata prevede: detrazioni fiscali per le famiglie, già dalle tredicesime di dicembre; estensione dei meccanismi di protezione sociale a sostegno delle persone che rischiano la perdita del lavoro; garanzie al credito per le piccole e medie imprese e una nuova politica delle infrastrutture di livello europeo, finanziata dal bilancio dell’Unione con l’emissione di eurobond. Sul fronte più stretto dei dl “salva banche” il partito di Veltroni ha studiato modifiche per limitare l’intervento dello Stato nel capitale degli istituti solo a casi di insolvenza e di gravissima crisi di liquidità, mentre per tutti le altre ipotesi si dovrebbe prevedere l’acquisto, su proposta di Bankitalia, di obbligazioni, anche convertibili, in modo da rafforzare i coefficienti patrimoniali. Il Pd propone anche interventi per calmierare i tassi interbancari per il credito concesso alle aziende e nuove norme sulle Offerte pubbliche di acquisto (Opa) promosse da fondi sovrani esteri. In realtà, il primo a sollevare questo nodo è stato il premier Silvio Berlusconi che, dopo l’intervento dei fondi sovrani libici nel capitale del gruppo Unicredit, ha espresso l’esigenze di adottare misure normative per impedire Opa ostili in particolare da parte di fondi di origine islamica. Per ora in tal senso non è stata annunciata nessuna proposta precisa della maggioranza, mentre il Pd nel suo pacchetto di modifiche ha previsto che l’Italia applichi i criteri già stabiliti da direttive europee, dalle raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale e da quelle dell’OCSE, attraverso strumenti che regolamentino con efficacia questi fenomeni, senza però cadere in un eccesso di protezionismo.
La necessità di un azione su questo punto è stata espressa anche dal presidente della Consob Lamberto Cardia, ascoltato a fine ottobre dalla commissione Finanze della Camera proprio sulle misure “salva banche”. Cardia ha evidenziato che la norma Ue sulle Opa “non è stata tra le più felici”e che attualmente le società italiane hanno “elevate limitazioni” nella difesa da Opa ostili, che non sono da escludere in presenza di una forte discesa delle quotazioni azionarie. “La mia opinione – ha spiegato il presidente della Consob – è che una maggiore libertà alle società nella difesa da Opa ostili è nell'interesse del Paese”.
Il dibattito sulle misure per la tutela del sistema bancario, finanziario e imprenditoriale proseguirà serrato a novembre quando il Parlamento (a partire dalla commissione Finanze di Montecitorio) inizierà a valutare nel merito i provvedimenti del governo e le proposte di modifica. Intanto per contenere le altalene di piazza Affari, il 29 ottobre la Consob ha deciso di prorogare al 31 dicembre 2008 la delibera adottata il 10 ottobre scorso, quando i titoli bancari precipitavano, che vieta le vendite allo scoperto. Il che significa che la vendita di azioni quotate e/o negoziate nei mercati regolamentati italiani deve essere assistita dalla proprietà e dalla disponibilità dei titoli da parte dell'ordinante al momento dell'ordine e fino alla data di chiusura dell'operazione.



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stampato in data 4-2-2012 alle ore 14:02