
Promozione dei concorsi di architettura, premi ai giovani professionisti che vi partecipano, obbligo delle amministrazioni pubbliche di destinare il 2% della spesa totale prevista per la costruzione di nuovi edifici all’inserimento di opere d’arte, redazione di un piano triennale per la qualità architettonica.
Insomma, una vera e propria guerra al “brutto e al degrado” che generano violenza e disagio sociale, si legge nella relazione introduttiva al disegno di legge quadro sulla qualità architettonica firmato dal ministro per i Beni culturali Sandro Bondi e approvato dal Consiglio dei ministri il 10 luglio scorso. Occorre, ha spiegato il ministro illustrando il testo, investire nella bellezza e riportare l’arte nel cuore delle città, mettendo così in evidenza il valore culturale e sociale dell’architettura che ha una funzione fondamentale nella corretta gestione del territorio. Anticipati da Bondi all’apertura dei lavori del Congresso mondiale di architettura che si è svolto a Torino dal 30 giugno al 6 luglio scorso, i contenuti del testo hanno l’obiettivo di allineare il nostro Paese agli standard qualitativi europei attraverso l’apertura del mercato della progettazione ai giovani professionisti, la valutazione sul merito dei progetti e una maggiore trasparenza negli affidamenti dei lavori.
Enti pubblici nuovi mecenati: il 2% delle risorse per costruzioni o ristrutturazioni servirà all’acquisto di opere d’arte
Il disegno di legge riprende quello presentato nella XIV legislatura (2001-2006) dall’allora ministro Giuliano Urbani e ha un ambito di applicazione esteso: riguarderà i progetti di trasformazione del territorio e ogni altra operazione che preveda l’inserimento di nuove opere nei diversi contesti naturali e urbani e si applicherà anche agli interventi sul patrimonio edilizio esistente e alla realizzazione e modernizzazione delle infrastrutture.
Ai giovani professionisti saranno riservati premi speciali nei bandi di concorso per opere di rilevante interesse storico-artistico e paesaggistico-ambientale. Il ministero per i beni culturali, in sede di progettazione di opere di propria competenza, utilizzerà sempre lo strumento del concorso di architettura, mentre le altre amministrazioni pubbliche potranno chiedere al ministero di provvedere all’ideazione o alla progettazione di opere di rilevante interesse architettonico e paesaggistico. Sono inoltre previsti premi e riconoscimenti ai progetti e alle opere di architettura commissionati, ideati o realizzati da enti pubblici o privati.
Ampio spazio alla formazione e alla diffusione delle informazioni, almeno “sulla carta”: gli articoli 6 e 7 del testo prevedono che il ministero per i Beni culturali adotti misure idonee a diffondere la conoscenza e a promuovere le opere di architettura di particolare valore artistico e l’alta formazione. Viene poi introdotto (articolo 9) il Piano triennale per la qualità delle costruzioni pubbliche, predisposto dal ministero per i Beni e le attività culturali (di concerto con il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con la Conferenza unificata) che dovrà individuare le linee prioritarie di intervento mediante intese con il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca o con le singole istituzioni universitarie, sentiti gli ordini professionali competenti. Bondi ha infine previsto (articolo 10) che le amministrazioni pubbliche destinino all’inserimento di opere d’arte negli edifici di nuova costruzione una quota non inferiore al 2% della spesa totale prevista per la loro realizzazione o ristrutturazione (che deve essere superiore al milione di euro), secondo le linee guida emanate con un decreto dal ministero dei Trasporti, di concerto con quello per i Beni culturali. La norma non si applica però all’edilizia penitenziaria e a quella residenziale pubblica, agli interventi di deindustrializzazione o di recupero di immobili a destinazione industriale dismessi, realizzati con la partecipazione finanziaria prevalente dello Stato o di altri enti pubblici.
Prevista la definizione di un piano triennale per la qualità architettonica delle sedi della P.A.
Qualcuno si augura che il disegno di legge Bondi possa avere una sorte migliore rispetto alla proposta di Urbani arenatasi subito dopo il via libera di palazzo Chigi. Un nuovo sogno, dunque che il nuovo titolare di via del Collegio Romano conta di trasformare in realtà, sperando in un destino migliore di quello che ebbero altre iniziative analoghe, a suo tempo formulate dai ministri pidiessini Walter Veltroni e Giovanna Melandri.L'ARTE NEL CUORE DELLE CITTÀ. IL PROGRAMMA BONDI
Il 3 e il 4 giugno scorsi, prima in commissione cultura alla Camera, poi in commissione istruzione al Senato, il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha presentato le linee programmatiche del suo dicastero. La convinzione del ministro è che sia necessario riportare “l’arte nel cuore delle città”, poiché dove non c’è bellezza “non c’è creatività, non c’è l’humus necessario per la crescita collettiva”. Di qui, la proposta di una politica nazionale che punti a riqualificare le periferie senza volto e senz’anima nella logica di contrastare quella “bruttezza” e quel “degrado” che “molto spesso generano violenza”.
I fondi per la cultura. Investire in cultura diventa quindi “strategico”: nel rispetto dell'equilibrio dei conti pubblici, il ministro Bondi ha infatti promesso: “intendo impegnarmi per una progressiva crescita dell'intervento economico dello Stato” andando oltre l'attuale “modesta” percentuale dello 0,28% del bilancio statale (contro l'8,3% di Svezia e 3% di Francia).
La politica del ministero dei Beni e delle Attività Culturali si muoverà però anche su altri fronti, incentivando le “forme di compartecipazione liberale dei privati” nel finanziare le politiche culturali. Come? Il Ministro anticipa già qualche provvedimento, come “la riduzione dell'aliquota Iva per acquisti di opere d'arte e servizi culturali; l’introduzione del 5 per mille a favore del restauro; l’esenzione fiscale per i contributi alla cultura esteso anche alle persone fisiche”.
Musei. “Uno dei punti più qualificanti” del programma è il piano nazionale per il riordino e la tutela dei musei in Italia. In particolare, l’idea lanciata dal ministro per i Beni e le Attività Culturali è quella di istituire una Direzione generale del dicastero che si occupi della rete nazionale dei musei, con un direttore generale scelto attraverso un concorso internazionale tra i massimi esperti del settore. In Italia infatti, ha ricordato Bondi, "abbiamo un numero enorme di musei, che spesso versano in condizioni di difficoltà e di abbandono".
Riduzione aliquota Iva sugli acquisti di opere d'arte e servizi culturali, utilizzo del 5 per mille a favore del restauro
Tra i vari propositi, anche la revisione e il potenziamento di Arcus, la spa in condominio tra i ministeri dei beni culturali e delle infrastrutture, il potenziamento dell'archeologia preventiva, da rendere operativa “con l'individuazione di linee guida e strumenti operativi”, l'attivazione del centro per il libro e la revisione della legge per il diritto d'autore.
Turismo culturale. Più in generale, secondo il ministro, bisogna puntare sull’immagine dell’Italia come “museo diffuso”. Per questo, è stata lanciata l’idea di formare al dicastero una commissione di esperti per promuovere un turismo culturale di qualità, “nuova frontiera per la gestione efficace dei beni culturali e realizzare uno sviluppo qualificato del territorio”. L’ottica è infatti quella di favorire in questo settore sia la collaborazione pubblico-privato, sia il ricorso a tutte le forze disponibili, comprese quelle del terzo settore, e di incentivare forme quali il mecenatismo, gli sponsor e nuovi modelli di sviluppo.
Paesaggio. Nella direzione di una riqualificazione del territorio, è necessario inoltre, ha sottolineato il ministro Bondi, “recuperare i paesaggi compromessi e degradati, anche tramite accordi con il ministero della Difesa per demolizioni più veloci” perché, ha aggiunto, “il Paese non può più permettersi cementificazioni non razionalizzate”, a parte quelle riferite alle infrastrutture “di rilevanza nazionale”. Per migliorare il controllo del territorio italiano secondo il Ministro “bisogna in particolare accelerare pratiche di controllo preventivo, preservando la pietra angolare su cui poggia la tutela del paesaggio", ovvero “il controllo delle Soprintendenze”. Sull'argomento è stata ventilata anche l’ipotesi dell’introduzione di nuove “indicazioni operative” che verranno scritte con le Regioni per “costituire le basi di una gestione sostenibile dei beni paesaggistici e per il miglioramento della tutela del territorio”.
Creatività, giovani e attività artistiche. Gli indirizzi generali della politica del Mibac non favoriscono solo l’azione di tutela, ma puntano anche sulla creatività, il ruolo dei giovani, l'impulso alle manifestazioni contemporanee dell'arte, della cultura, dell'architettura. In questo senso, anche gli artisti contemporanei vanno “incoraggiati e sostenuti”: per questo il ministro Bondi ha annunciato l'istituzione di “un concorso nazionale per le arti figurative riservato ai giovani artisti, in collaborazione con il ministero delle Politiche giovanili”. In particolare, sugli spettacoli dal vivo, il ministro ha poi annunciato “pensiamo anche a varare una legge obiettivo”. Possibili anche nuove soluzioni integrative tra le politiche sui beni culturali ed il servizio pubblico radio-televisivo per una televisione italiana più “formativa e meno informativa”.
Cinema. Sul capitolo cinema, il ministro dei beni culturali Sandro Bondi ha spiegato che è puntando sulla pre-produzione e sulla distribuzione che bisogna rivedere il meccanismo del sostegno dello Stato al cinema italiano. Tra le altre cose da fare per il settore, il ministro ha indicato poi la necessità di mettere mano a un disegno di legge con un pacchetto di urgenti modifiche alla legge sulle attività cinematografiche.
Codice del beni culturali e del paesaggio. Alla Camera, ai parlamentari della commissione, il responsabile di via del Collegio Romano ha infine ricordato l'impegno dei ministri che lo hanno preceduto, da Urbani a Buttiglione a Rutelli. Ha citato anche il Codice dei Beni Culturali e le successive modifiche sottolinenado di essere d'accordo con il presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, l’umanista Salvatore Settis, sul fatto che il codice sia un passo avanti. Oggi, dice annunciando la costituzione al ministero di un tavolo per l'attuazione del Codice, “è ora di metterlo in pratica. Le norme ci sono, servono gli uomini e la capacità di mettere in campo idee e fatti”.
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