
Brisighella, Comune della Provincia di Ravenna che sorge sull'Appennino Tosco-Romagnolo tra Ravenna e Firenze, è insignita di prestigiose certificazioni (Borghi più Belli d'Italia, Cittàslow, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano), a testimonianza delle sue eccellenze e della sua qualità di vita. Questo borgo suggestivo si caratterizza per tre pinnacoli rocciosi, su cui poggiano la Rocca manfrediana "dei Veneziani" (sec. XIV), il santuario del Monticino (secolo XVIII) e la torre detta "dell'Orologio" (sec. XIX). La Rocca fu costruita inizialmente per volere di Francesco Manfredi, signore di Faenza nel 1310, e poi modificata da un suo discendente, Astorgio, intorno alla metà del Quattrocento. Il suo nome deriva dalla conquista fatta dalla Repubblica di Venezia nel 1503, anno nel quale la fortificazione venne ampliata e modificata, con l'aggiunta di parti dalla forma originale a "torricino". In seguito passò nelle mani della Chiesa, fino a quando il territorio non venne definitivamente annesso all'Italia nel 1860. Riaperta al pubblico e raggiungibile a piedi tramite un'impervia salita che parte da via degli Asini, oggi la Rocca può essere visitata tutti i giorni, offrendo una splendida veduta della valle dell'Amone e della città.
CENNI STORICI
Le origini di Brisighella risalgono alla fine del XIII secolo, quando il condottiero Maghinardo Pagani edificò, su uno dei tre scogli di selenite, la roccaforte più importante della Valle del Lamone. Nei documenti antichi si scoprono varie grafie - da Braxeghella a Brissichella, e dal 1550 Brisighella - così come diverse sono le interpretazioni del toponimo. Alcuni studiosi lo collegano alla base celtico-longobarda Brix (luogo scosceso), altri propongono il tardo latino Brisca (terra spugnosa) e altri ancora ritengono che derivi da Brassica (cavolo), una pianta spontanea diffusa in passato nella zona. Nel XIV secolo i Manfredi, signori di Faenza, avviarono su un secondo picco la costruzione della Rocca, la cui veste attuale è stata conferita duecento anni dopo dai Veneziani.
IL BORGO
E’ addossato a una rupe gessosa e sovrastato da tre scogli di selenite sui quali si ergono la Rocca, la Torre dell'Orologio e il Santuario del Monticino. A Brisighella, che ha dato i natali a otto cardinali, gli edifici sacri sono numerosi: su tutti spicca la Pieve di San Giovanni in Ottavo (o Pieve del Thò), eretta attorno al quinto secolo e ricostruita in forma più ampia tra il XI e il XII secolo, all’ottavo miglio dell’antica via romana che da Faenza portava in Toscana. All'interno della parte storica, l'atmosfera medievale è conservata dai saliscendi delle strade e delle viuzze, dagli edifici maestosi come nelle case basse e arroccate, dai vicoli in ombra, dagli angoli nascosti, dalle piazze e dai cortili animati nei giorni di festa e di mercato. Il cuore del borgo, magico nella quiete notturna, è piazza Marconi, sulla quale si affacciano Palazzo Maghinardo, sede del municipio, e l'originalissima via del Borgo, detta anche via degli Asini. Si tratta di una strada coperta, illuminata da archi a forma di mezzaluna di differente ampiezza, unica al mondo. Nata nei secoli XII e XIII come baluardo di difesa, in seguito fu utilizzata dai birocciai (carrettieri) che abitavano nei locali sovrastanti per il trasporto del gesso a dorso d'asino dalle cave della valle circostante. Questi lavoratori disponevano di "cameroni", stalle per gli animali, di fronte agli archi mentre le loro abitazioni erano poste nel piano superiore. I carri da trasporto (birocci) erano collocati invece nella piazza sottostante. La Torre dell'Orologio sovrasta il borgo, che fu il primo baluardo di difesa, risalente al 1290. Ricostruita nel 1548, è stata danneggiata più volte e ridimensionata nella forma attuale nel 1850. Oggi è la sede del Museo del Tempo. Sul vicinissimo scoglio di selenite si erge la Rocca manfrediana, sorta per il controllo della valle del Lamone. Il complesso di questa fortezza si compone del cosiddetto Torrione veneziano (inizi sec. XVI) e del trecentesco Torricino, edificato dai Manfredi di Faenza. Riportata a nuovo splendore, la Rocca costituisce un pregevole esempio dell'arte militare del Medioevo. Attualmente è sede del Museo della Civiltà Contadina. Dagli spalti della fortezza si ammira un bellissimo paesaggio, così come dal Santuario del Monticino, risalente al XVIII secolo, posto sul terzo colle, un tempo noto come Calvario. Da lì, la vista spazia sul borgo sottostante e sull'intera valle, fino ai confini con la Toscana. All'interno dell'abitato, appena fuori dell'antica linea delle mura, si trova la Collegiata: la Chiesa situata in Piazza Carducci dedicata a San Michele Arcangelo, ultimata nel 1697. La facciata originale è stata modificata di recente. Da rilevare il portale in bronzo, opera dello scultore Angelo Biancini, su disegno di Antonio Savioli. All’interno si possono ammirare un crocifisso scolpito in legno d’olivo, del secolo XVI, notevole per la forza espressiva del Cristo, e l’altare in stile neo-barocco dedicato alla Madonna delle Grazie, la cui stupenda immagine (tavola lignea) è attribuita a certi pittori Mingarelli nel 1410 circa. All’interno (Cappella del Sacramento) due pannelli in bronzo, sempre opera del Biancini in onore dei due fratelli Cardinali Gaetano e Amleto Cicognani. Oggi la Collegiata, nella cosiddetta ex cappella di S. Antonio, conserva una magnifica tavola del pittore forlivese Marco Palmezzano (sec. XVI), proveniente dall’antica Pieve di Rontana, che rappresenta l’adorazione dei Magi. Il tutto è completato da una lunetta, sempre dello stesso autore, con la scena di “Gesù fra i dottori nel tempio”, tema trattato raramente nella storia della pittura. Al limitare dell'abitato, lungo la strada che porta a Firenze, sorge l'Osservanza, eretta nel 1525 in nome di Santa Maria degli Angeli. All’interno vi sono conservate alcune pregevoli ceramiche di validi artisti e una pietà di Giuseppe Rosetti, detto il Mutino (1864-1939). La navata della chiesa è ricca di stucchi del 1634. Sull’altare maggiore spicca una magnifica tavola firmata dal Palmezzano. La cancellata e il lampadario (sec. XX), del terzo altare di destra, sono opere pregevoli in ferro battuto di Eugenio Baldi (1895- 1948) di Brisighella, mentre le tempere sono di Giuseppe Ugonia (1881-1944). Proseguendo lungo la strada per Firenze, troviamo, poco fuori il paese, la Pieve del Tho. Le origini di questa chiesa sono assai remote e la fanno risalire a Galla Placidia, figlia di Teodosio, che lì l’avrebbe fatta erigere con i resti di un tempio dedicato a Giove Ammone. L’epoca della sua costruzione è ignota, probabilmente sorse tra l’VIII e il X secolo. Suggestivo tempio in stile romanico, a pianta basilicale, a tre navate, divise da archi che poggiano sopra undici colonne di marmo grigio e una di Verona, molto diverse fra loro come spessore e larghezza (forse di materiale di reimpiego di un antico preesistente tempio dedicato al dio Giove Ammone). I muri della navata centrale, all’esterno, presentano pregevoli decorazioni di archetti e di lesene, poste fra le monofore. Un miliare romano con iscrizione dedicata ai quattro imperatori della decadenza (anni 376-378), una lastra, ora paliotto dell’altare centrale (VIII-IX sec.) lapide funeraria in ceramica (XVII sec.), affreschi dei secoli XIV-XV-XVI, capitello corinzio (acquasantiera) del primo secolo d.c., altro materiale rinvenuto negli scavi, testimoniano l’antichità di questa “Chiesa-Madre” della valle del Lamone, oggi meta continua di visitatori, attratti dalla sua storia e dalle sue bellezze artistiche.
UN PROGETTO PER IL FUTURO
Un impianto fotovoltaico da un megawatt di potenza, per tre milioni di euro di investimento, dovrebbe alimentare con energia pulita il parco tematico “Labirynth Park”, in avanzata fase di pianificazione nella zona di Moreda, a valle di Brisighella, in una vasta area di dieci ettari delimitata da un’ansa del fiume Lamone. Quest’area, per la quale è previsto un investimento complessivo di sei milioni di euro, è stata concepita per un turismo orientato alla natura, alla scienza e all’arte, con funzioni sia didattiche che ludiche, di intrattenimento e relax. Il complesso, ideato come una piattaforma articolata in diverse funzioni e immersa nel verde e in giochi d’acqua, comprende un Planetario con una cupola per proiezioni di 10 metri e varie strumentazioni al coperto e all’aperto per conoscere e sperimentare le leggi fondamentali del cosmo. Un altro edificio ospita un labirinto coperto, elaborato sul disegno di quello pavimentale della basilica di San Vitale, che offre un percorso didascalico e interattivo sull’evoluzione dell’umanità e delle sue espressioni artistiche. Infine, le strutture di servizio e di accoglienza prevedono un ostello di classe superiore – suddiviso in otto edifici dotati di tutti i confort (tv, wireless, aria condizionata, angolo cottura) per 128 posti letto complessivi – e un ristorante con 300 coperti dedicato alla cucina tipica romagnola e della collina. L’obiettivo del progetto è quello di catturare un turismo interessato all’ambiente e alla divulgazione scientifica, formato principalmente da giovani, famiglie e scolaresche.
LA TRADIZIONE ENOGASTRONOMICA
La specificità della cucina brisighellese s’inserisce nei sapori e nelle ricette della cucina romagnola, estremamente ricca e alla quale si abbinano degli ottimi vini tipici locali. Il prodotto che più rappresenta questa terra è senz’altro l’olio extravergine di oliva, il primo ad aver ottenuto dall’Unione europea, nel 1996, il riconoscimento della Denominazione di origine protetta (Dop). Nel frantoio sociale si estraggono il Pieve-Thò, il Brisighella Dop e il Nobil Drupa, oli riferiti alla tradizionale coltivazione dell’ulivo che in questa terra risale all’epoca romana. Attualmente, la denominazione di origine controllata “Brisighella” deve essere ottenuta dalla varietà di olivo "Nostrana di Brisighella" presente negli oliveti in misura non inferiore al 90%. Le specialità di Brisighella, però, non si limitano all’olio ma spaziano dai prodotti caseari, come il famoso formaggio conciato con stagionatura nelle grotte di gesso, alla carne della Mora Romagnola, un’antica razza suina autoctona, da frutti ormai dimenticati, come la pera Volpina, al carciofo Moretto, tipico della zona dei calanchi, le aree erose dell’Appennino. Il versante faentino, inoltre, è ricco di tartufi, e per questo motivo ogni anno si svolge la “Sagra del Tartufo”, appuntamento d’obbligo per gli appassionati di questo prezioso e ricercato tubero. Durante la sagra sono in vendita il caratteristico tartufo bianco autunnale e la sua variante nera. Ottima anche la produzione enologica, legata ai vitigni autoctoni della Romagna, come il Sangiovese Doc e l’Albana di Romagna Docg. Non bisogna dimenticare, infatti, l’adesione di Brisighella al circuito nazionale delle “Città del Vino”, che traccia idealmente un itinerario attraverso l’Italia dei borghi storici, delle città d’arte, di mare e di montagna con una propria storia enogastronomica.Oltre al tradizionale appuntamento del mercato serale che si svolge ogni venerdì sera in centro storico tra antiquariato, artigianato artistico e prodotti agroalimentari d'eccellenza, a Brisighella sono in calendario numerose manifestazioni legate alla storia e al territorio. In particolare, nel mese di giugno si svolgono le “Feste Medioevali – Le Lance di Dionisio” che celebrano l’anniversario della morte del condottiero rinascimentale Dionisio di Naldo, famoso comandante di ventura della fanteria veneta. Durante il loro svolgimento, sono previsti spettacoli in piazza e rievocazioni storiche delle battaglie vinte dal condottiero brisighellese. “La Magia del Borgo”, invece, è l’evento musicale serale – giunto alla sua ventiduesima edizione – che per tutto il mese di luglio e i primi giorni di agosto alterna concerti e corsi di perfezionamento a cui partecipano numerosi musicisti anche nella veste di docenti.
COME ARRIVARE
Brisighella costituisce un valido punto di partenza per le escursioni, godendo di una buona posizione geografica situata tra l'Emilia Romagna e la Toscana, fornite di ottimi collegamenti stradali In auto Percorrendo l’autostrada A14 bisogna uscire al casello di Faenza o Imola e successivamente seguire le indicazioni presenti sulle strade interne. Con il treno È raggiungibile scendendo alla stazione locale linea Faenza-Firenze, oppure dalla stazione di Faenza (linea Milano-Lecce/Bologna-Ancona) proseguendo poi con altri mezzi di trasporto. In aereo Tre sono gli aeroporti vicini: il Marconi di Bologna, il Ridolfi di Forlì e l’Aeradria di Rimini.
DOVE DORMIRE
ALBERGO LA ROCCA Via delle Volte, 10 - Tel. 0546.81180 - info@albergo-larocca.it - www.albergo-larocca.com
ALBERGO DEI TRE COLLI Via Gramsci, 9 - Tel. 0546 81147
HOTEL LA MERIDIANA Viale delle Terme, 19 - Tel. 0546 81590 - info@lameridianahotel.it - www.lameridianahotel.it
BED & BREAKFAST AL MULINO DI S. EUFEMIA Via Rio Cò, 24 S. Cassiano di Brisighella - Tel. 0546 86106 - almulinodiseufemia@virgilio.it - www.almulinodiseufemia.it
BED & BREAKFAST VILLA POGGIALE Via Poggiale, 4 Castellina - Tel. 0546 675133 ppcamiz@racine.ra.it - www.bbvillapoggiale.com
MANGIARE&BERE
AGRITURISMO OASI GIARDINO D’AUTORE Via Pideura, 11 - Tel. 0546 33112 - oasiweb@email.it - www.agriturismooasi.it
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CANTINA DEL BONSIGNORE Via Recuperati, 4a - Tel. 0546 81889 cantina@cantinadelbonsignore.com - www.cantinadelbonsignore.com
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