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Dossier

Per la casa pubblica recupero urbanistico e una finanziaria pubblico-privata


18.11.2009

Per il rilancio dellʼedilizia residenziale pubblica il dl 159/2007
non prevede solo il piano triennale straordinario da 550 milioni

di euro. Lʼarticolo 21-bis del testo, attingendo a fondi non utilizzati
destinati agli alloggi delle forze dellʼordine (L. 203/1991), ha
stabilito il rifinanziamento dei Contratti di quartiere II. Si tratta di
uno strumento, introdotto dalla legge 662/96, per il recupero urbanistico
e socio-economico di aree comunali, con vincoli non
troppo stringenti e la possibilità di aprire ai privati.
A disposizione dei Comuni ci sarebbero 240 milioni di euro di
cui 60 già destinati alla ricostruzione post terremoto in Molise e
Puglia. Gli altri 180 potranno finanziare i progetti delle Regioni
che non sono rientrati nel decreto ministeriale del 18 dicembre
o progetti analoghi. La ripartizione di queste risorse, la quota di
cofinanziamento regionale e la selezione degli interventi saranno
oggetto di un altro decreto ministeriale che sarà definito
dʼintesa con la Conferenza Stato-Regioni.
Non è ancora tutto. Per favorire lʼampliamento del patrimonio
immobiliare pubblico destinato al social housing, il ministero dell'Economia,
insieme a Infrastrutture e Solidarietà sociale, istituirà
attraverso lʼAgenzia del Demanio una società di strumenti
finanziari immobiliari a totale o parziale partecipazione pubblica
per lʼacquisto, il recupero, la ristrutturazione, la realizzazione di
nuove case anche sfruttando il patrimonio pubblico (art. 41 dl
159/2007). Il finanziamento assegnato per questo intervento è
di 100 milioni di euro.
Ma su questo punto non mancano i dubbi. Secondo Gualtiero
Tamburini, presidente
di Assoimmobiliare,
per rilanciare
l'edilizia residenziale
è necessario creare
le condizioni per il ritorno
degli investitori
privati “in tutti i
segmenti della
casa”. Mentre per
lʼAnce, lʼassociazione
dei costruttori, è indispensabile che questi strumenti permettano
una reale convivenza pubblico-privato, altrimenti non
serviranno a nulla, anche perché, ha sottolineato il presidente
Paolo Buzzetti, non si comprende lʼesigenza di dar vita a soggetti
immobiliari pubblico-privati per lʼedilizia residenziale, dal
momento che lʼattuale sistema di imprese è già in grado di affrontare
questi interventi.TRA ABUSIVISMO E ABUSI,
I NUMERI DEL DISAGIOIl programma previsto dal dl 159/2007 stabilisce
che i nuovi alloggi recuperati a edilizia
pubblica siano destinati a famiglie con reddito
inferiore a 27mila euro e che abbiano nel proprio
nucleo ultra sessantenni, malati terminali
o portatori di gravi handicap. Insomma un
meccanismo che potrebbe innescare la ricerca
del parente malato o del nonno con la
pensione minima, senza dare effettive risposte
alle famiglie monoreddito, con figli a carico,
su cui si innesta la domanda sempre
maggiore di cittadini stranieri. Oggi il fabbisogno
di una città come Roma, ha spiegato di
recente il presidente della Consulta casa
dellʼAnci (lʼAssociazione nazionale dei comuni)
e assessore della capitale per le politiche
abitative Claudio Minelli, è di 25mila
nuovi alloggi. Alla luce di ciò i 550 milioni
messi sul piatto dal governo non sono molti:
per rispondere infatti alle 100mila richieste arrivate
solo nelle grandi città con gli ultimi
bandi, i Comuni devono sperare nel buon
esito delle dismissioni immobiliari. Anche perché,
ha sottolineato Minelli, senza un aiuto
costante nel tempo da parte dello Stato, gli
enti locali non sono in grado di rispondere al
disagio. Per affrontare il problema il Campidoglio
pensa al coinvolgimento dei privati e
alla stessa soluzione si guarda a Napoli dove
ancora cercano sistemazione 7.500 famiglie
colpite dal terremoto dellʼ80, senza contare
gli investimenti necessari per la riqualificazione
di quartieri come Ponticelli, Scampia e
Soccavo. A fronte di queste situazioni, che si
ripetono con formule analoghe e poche eccezioni
in tutte le grandi città, si aggiunge la disastrosa
gestione del patrimonio edilizio
pubblico. Secondo una recente indagine di
Federcasa in Italia ci sono più di un milione di
case popolari, di cui 928mila gestite da ex
Iacp e il restante dai comuni, per un valore
catastale di circa 90 miliardi di euro, che arriva
a 270 miliardi se si volesse calcolare il
valore reale. Numeri sufficienti a coprire cinque
anni di finanziarie “lacrime e sangue”, ma
che invece devono fare i conti con enti in costante
perdita a causa di canoni irrisori, morosità
elevatissime e occupazioni abusive. Gli
enti quando non sono commissariati, sono in
costante perdita e dalla svendite (il caso romano
di “svendopoli” è quello più eclatante),
non arrivano sufficienti risorse da reinvestire
nel soclial housing.
approfondimenti su:
www.federcasa.it
www.infrastrutture.gov.it
www.aterpadova.com



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