
Sono trenta miliardi le tonnellate di co2 prodotte ogni anno nel mondo. Il neo presidente degli Stati Uniti Barack Obama auspica, nella propria agenda politica, che si riducano dell’80% nel 2050, mentre nei piani della Commissione europea, nello stesso anno le emissioni delle centrali elettriche dovranno essere dello zero percento.
E “verde” è la parola d’ordine per uscire dalla crisi, non economica ma culturale secondo Jeremy Rifkin, la cui ultima fatica letteraria dovrebbe vedere la luce entro la fine dell’anno, visto che l’ambiente è stato inserito, per volere del neo presidente Usa, fra gli argomenti che tratterà il G8 in programma a L’Aquila dall’8 al 10 luglio prossimi. L’Italia dovrebbe adeguarsi alla formula 20-20-20 dettata dalla Commissione europea per rientrare nel Protocollo di Kyoto, ovvero ridurre entro il 2020 del 20% le emissioni di co2, aumentare del 20% l’efficienza energetica e ricavare un altro 20% da fonti rinnovabili. Anche se la politica ambientale del governo Berlusconi procede a singhiozzi, fra passi in avanti e brusche marce indietro. Come la battaglia condotta dal ministro Stefania Prestigiacomo insieme con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in sede europea lo scorso dicembre, per ottenere una verifica dei risultati dei “risparmi” energetici del nostro Paese ed eventualmente chiedere una revisione degli obblighi imposti da Kyoto, giudicati troppo onerosi per il nostro sistema industriale. E come la restrizione, prevista dal decreto anti-crisi, delle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie a risparmio energetico e l’uso di fonti rinnovabili previste dall’esecutivo guidato da Romano Prodi, poi però rielaborate nel Piano casa. Eppure, sempre la Prestigiacomo ha smaltito in pochi mesi le Valutazioni d’impatto ambientale che si erano arenate sui tavoli del suo dicastero, rinominando la commissione tecnica e sbloccando 150 progetti. Mentre il suo collega titolare della Giustizia, Angelino Alfano, ha annunciato un piano per le carceri ecosostenibili, che siano cioè efficienti da un punto di vista energetico e riciclino le scorie. Ancora: tutte le strutture dell’Expo di Milano 2015 dovranno essere a impatto zero, e il prossimo autunno dovrebbe partire il progetto per liquefare e sotterrare l’anidride carbonica prodotta dalla centrale a carbone di Brindisi. Sul fronte dell’edilizia, la parola d’ordine è risparmio (energetico naturalmente), se è vero che questo settore, a livello mondiale, brucia il 40-50% del fabbisogno di energia. Il problema sta tutto nelle classi, come ha avuto modo di spiegare CasaClima, l’agenzia italiana che certifica (anche all’estero) l’efficienza energetica degli edifici, nel corso di un ciclo di audizioni svolto alla Camera, in commissione Ambiente, sulla proposta di legge dal titolo eloquente: “Sistema casa qualità. Disposizioni concernenti la valutazione e la certificazione della qualità dell'edilizia residenziale”, presentata da Guido Dussin, architetto e deputato della Lega. Le classi vanno dalla F, la “peggiore” da un punto di vista energetico, alla A, la più efficiente. Il costo aggiuntivo per un edificio di classe C, cioè con un consumo energetico annuo sotto i 70 kwatth per metro quadrato, ha costi simili a una casa tradizionale. Per la classe B occorre aggiungere una spesa aggiuntiva del 2-4%, mentre per la classe A, con un fabbisogno energetico inferiore ai 30 kwatth per metro quadrato pari al consumo di tre litri di gasolio per riscaldare un metro quadrato all’anno, i costi salgono al 10-20%, che però si ripagano in termini di risparmio in bolletta in 3-4 anni. Senza contare che l’aumento di valore dell’immobile è pari al 15-22% rispetto a una casa tradizionale. Proprio di classi parla il testo di Dussin, che mira innanzitutto ad armonizzare le norme nazionali, regionali e degli enti locali relative ai parametri di riferimento per la valutazione dei requisiti delle costruzioni per assicurarne il risparmio energetico, la sostenibilità ambientale e il benessere di chi ci abita. Questi requisiti faranno “guadagnare” all’edificio la certificazione “casa qualità” che dovrà essere esibita e consegnata all'acquirente o all’affittuario in caso di compravendita o locazione. Il sistema prevede la classificazione delle singole unità immobiliari secondo le categorie A, B, C e D, e le serie di qualità 1, 2, 3 e 4. Le categorie sono legate all'efficienza energetica delle costruzioni, valutata in base al consumo annuo di energia per metro quadro (secondo la direttiva 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico nell'edilizia e dal decreto legislativo attuativo n. 192 del 2005). Le serie di qualità sono invece legate a parametri di misurazione delle esigenze dell'abitare, che tengono conto dei requisiti della norma UNI 8289 e della direttiva 89/106/CEE, valutando in particolare un elenco di aspetti che sono definiti dalla proposta di legge come indispensabili ai fini della certificazione della qualità dell'abitazione. Per quanto riguarda i requisiti minimi richiesti ai fini della certificazione, questi dovranno essere definiti dalle singole regioni sulla base delle linee guida dettate dal testo e in ogni caso dovranno rispettare quelli attualmente richiesti per il rilascio del permesso di costruire, come stabiliti dal testo unico sull'edilizia, dal decreto legislativo n. 192 del 2005 in merito all'efficienza energetica, e dalle norme igienico-sanitarie cui fanno riferimento gli strumenti urbanistici e i regolamenti comunali. La dichiarazione per la certificazione con sistema “casa qualità” sarà presentata alle Regioni e agli enti locali insieme alla domanda del permesso di costruire e sarà sottoscritta dal richiedente e dal progettista. Al termine dei lavori, il direttore controfirmerà la dichiarazione apportando le opportune modifiche. Sempre gli enti locali saranno preposti alla verifica delle dichiarazioni e al rilascio della relativa certificazione, potranno effettuare ispezioni e controlli negli edifici e nei cantieri e richiedere la documentazione e le informazioni necessarie. Spetterà invece allo Stato il compito di promuovere specifiche iniziative per il sostegno del settore immobiliare, anche con il coinvolgimento di soggetti privati, destinate unicamente alle unità immobiliari certificate col sistema “casa qualità”. A questo scopo gli incentivi economici e le detrazioni fiscali previsti dalle leggi statali o regionali per la riqualificazione energetica degli edifici, delle ristrutturazioni edilizie, della riqualificazione del patrimonio edilizio, dell'edilizia sovvenzionata, convenzionata e agevolata dovranno tener conto della classificazione e della certificazione delle unità immobiliari. Per favorire la diffusione del sistema “casa qualità”, ogni Regione, Provincia o Comune potrà prevedere incentivi finanziari e premi in favore di privati o di consorzi pubblici e privati che intendono aderire a questo sistema - che ha natura volontaria - con particolare riferimento alle giovani coppie che intendono costruire o ristrutturare l'unità immobiliare adibite a prima abitazione. Un’altra buona notizia per chi ristruttura “in verde”: l’Agenzia delle Entrate sta predisponendo il modello di comunicazione previsto dal decreto anticrisi (dl 185/2008) per chi intende avvalersi della detrazione del 55% delle spese sostenute per gli interventi di riqualificazione energetica. I contribuenti interessati alle agevolazioni potranno beneficiare delle detrazioni presentando all’Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (Enea) la consueta comunicazione di fine lavori entro 90 giorni dal loro termine.
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