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New Trend

Compravendite, ritorno al futuro


Nel 2009 il numero di transizioni nel residenziale è allo stesso livello del 2000. Per gli agenti il mercato immobiliare si sta stabilizzando

Il mercato immobiliare italiano ha fatto un salto indietro nel tempo di dieci anni. Nel 2009 le compravendite di abitazioni sono state 609.145, attestandosi allo stesso livello del 2000. Il momento più difficile per il settore è stato il primo trimestre dello scorso anno, quando la flessione nelle transazioni residenziali ha segnato un -18,5%. Con il passare dei mesi però quella che sembrava una caduta libera ha cominciato a rallentare, registrando a fine anno una riduzione dell’11,3% rispetto al 2008, quando il calo è stato del 15,1%. Rispetto al 2007, dunque, la perdita totale è stata del 27%. Sono questi i dati messi in evidenza da Nomisma con la presentazione, il 17 marzo, del Il Rapporto sul mercato immobiliare 2010. La fotografia scattata dall’istituto di ricerca bolognese, rivela un mercato del mattone diversificato sul piano territoriale e della tipologia d’immobile e “rigido” sul fronte dei prezzi. Fattore questo che non ha favorito la ripresa delle transazioni. La discesa delle compravendite è stata meno accentuata nelle aree metropolitane (-5,8%) e nei capoluoghi di provincia (-8,1%). Le compravendite di uffici sono diminuite del 10,2%, quelle dei negozi del 17%, mentre gli immobili produttivi hanno perso il 20,2%. In diminuzione anche i prezzi. Nelle 13 grandi aree urbane prese a campione, il costo delle abitazioni è sceso in media del 4,1% (-3,9% gli uffici, -3,2% i negozi, -6,2% i capannoni industriali), mentre le cose sono andate un po’ meglio nelle 13 città “intermedie”: -3,7% per le abitazioni nuove, -3,5% per quelle usate, -3,3% per gli uffici, -4% per i negozi, -3,4% per box e garage e -3,2% per i capannoni. Anche i tempi di vendita, in particolare nelle città intermedie, hanno proseguito il trend di crescita, portandosi a 5,6 mesi per le abitazioni (5,9 se si tratta di un’abitazione nuova) 7,7 per gli uffici, 6,9 per i negozi. A fronte del calo medio dei prezzi, la domanda, evidenzia Nomisma, appare fortemente diversificata: per le costruzioni di qualità la richiesta rimane significativa mentre per le altre è quasi inesistente. "Complessivamente – si spiega nel Rapporto - il mercato esprime una rigidità dei prezzi che restano stabili o calano di pochi punti percentuali, mentre l'aggiustamento è avvenuto soprattutto dal lato delle quantità dove il numero complessivo delle abitazioni compravendute crolla nel giro di tre anni di quasi 250mila unità ed oggi raggiunge poco più di 600mila compravendite annue”. Nel 2009, osserva ancora Nomisma, sono diminuiti anche gli investimenti in edilizia (9,4%), un dato che, unito a quello del calo delle transazioni ha determinato la perdita di 200mila posti di lavoro tra costruzioni (150mila) e servizi immobiliari (50mila). Per il 2010, secondo l’istituto di ricerche, proseguirà la flessione dei prezzi, sia pur meno marcata di quella formulata a novembre: -1,9% per le abitazioni nuove, -3,3% per gli uffici e -2,7% per i negozi. Dal 2011, conclude il Rapporto, "si dovrebbe assistere a un'inversione di tendenza e un ritorno a tassi di variazione positivi con un +1,9% per le case, +1,7% per il direzionale e +2,9% per il commerciale. Per quel che riguarda il mercato dei mutui si stima che le erogazioni nel 2009 siano scese del 13%, vale a dire 7,6 miliardi in meno rispetto al 2008. La crisi, d'altra parte, sta colpendo anche chi ha già acceso un mutuo: il 18% delle famiglie ha dichiarato di aver avuto difficoltà nel far fronte ai pagamenti delle rate negli ultimi 12 mesi”. Pur confermando il quadro delineato da Nomisma, gli operatori dei servizi immobiliari sembrano guardare con meno pessimismo al futuro. E’ quanto emerge dal Sondaggio congiunturale presso gli agenti immobiliari sul mercato delle abitazioni in Italia, realizzato dall’8 al 12 febbraio 2010 da Banca d’Italia e Tecnoborsa in collaborazione con gli agenti Fiaip. Per quanto riguarda il quarto trimestre del 2009, gli operatori segnalano una stabilizzazione del mercato e un parziale recupero del numero di compravendite, una riduzione del volume di incarichi a vendere rimasti inevasi e una sostanziale stazionarietà delle quotazioni, in particolare con riferimento alle attese per il trimestre in corso. Tra le cause prevalenti di cessazione dell’incarico a vendere, il 63,2% degli agenti indica come motivazione principale l’assenza di proposte di acquisto a fronte di richieste del venditore troppo elevate (era il 65,9% del campione a inizio del 2009). E’ aumentata la percentuale di coloro che segnalano un ritiro dell’incarico dovuto ad attese di prezzi più favorevoli. Gli operatori manifestano infine “un miglioramento nelle prospettive del proprio mercato di riferimento, in misura più accentuata sugli orizzonti più distanti”.



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stampato in data 4-2-2012 alle ore 13:52