
Gli enti locali e i sindacati degli inquilini si schierano apertamente contro il Piano casa ideato dal IV governo Berlusconi con l’obiettivo di risolvere l’emergenza abitativa (si veda anche il n. 3 di AI Maggio-Giugno 2008).
Inserito nella manovra economica licenziata ai primi di agosto, il Piano prevede la costruzione e la riqualificazione di alloggi dai 40 ai 60 metri quadrati da affittare, o vendere a canoni sostenibili alle cosiddette fasce sociali più deboli, tra le quali, le giovani coppie, gli anziani, gli studenti fuori sede e gli immigrati regolari a patto che siano residenti da almeno 10 anni in Italia. Già nel 2009, come annunciato dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti all’indomani dell’approvazione definitiva del dl conti pubblici (112/2008), il governo prevede la costruzione di 20mila nuove case sul modello del “social housing” coinvolgendo la Cassa depositi e prestiti e investitori privati per dar vita a un maxi fondo immobiliare nazionale.
L’obiettivo dichiarato è il miliardo di euro. Il progetto dell’esecutivo, al momento in attesa del Dpcm di attuazione, ha colto fin da subito il plauso dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) che, attraverso il presidente Paolo Buzzetti, si è detta pienamente disponibile a dare il proprio contributo di competenza imprenditoriale e realizzativa. Meno entusiastiche, come detto, le reazioni di Comuni, Regioni e sindacati.
Motivo principale del disappunto espresso da enti locali e rappresentanti degli inquilini è la decisione dell’esecutivo di dirottare i 550 milioni che il governo Prodi (con il dl 159/2007 collegato alla Finanziaria 2008) aveva destinato all’emergenza abitativa, al fondo nazionale per la realizzazione del Piano.
Progetti definiti, con stanziamenti già predisposti e suddivisi per i singoli interventi, sono così sfumati in attesa che i fondi siano riutilizzati per un Piano ancora in fase di elaborazione.
Già a luglio, dopo la presentazione alla Camera del primo maxi emendamento del governo, i sindacati degli inquilini (Sunia, Sicet e Uniat-Uil) e Roberto Tricarico, presidente della consulta casa dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), nel corso di una riunione, avevano evidenziato come l’assorbimento, per così dire, dei 550 milioni avrebbe messo a rischio oltre 100mila famiglie costrette ad affrontare un autunno caldo sul versante dell’emergenza sfratti. Come ricordato in quell’occasione da Tricarico, che è anche assessore alla casa del comune di Torino, il prossimo 14 ottobre scade infatti la proroga del governo sugli sfratti per le famiglie disagiate (con a carico anziani, portatori di handicap, malati terminali) e i milioni di euro stanziati dal governo Prodi dovevano servire per oltre 12mila nuovi alloggi individuati dai Comuni in tutta Italia.
Tremonti annuncia 20mila nuovi alloggi già nel 2009, ma per i comuni salta il piano per 12mila nuove abitazioni
All’indomani dell’approvazione della manovra, Luigi Pallotta, segretario nazionale del Sindacato nazionale unitario inquilini e assegnatari (Sunia), è tornato alla carica parlando di vera e propria truffa. “Il ministro dell’Economia – ha dichiarato Pallotta – annuncia 20mila case nel 2009 e intanto ne cancella 12mila”. Per il Sunia il Piano, come confermato in un’intervista dal sottosegretario alle Infrastrutture Mario Mantovani, è decisamente orientato alla vendita e si profila più come sostegno ai costruttori nostrani, che per effetto della crisi vedono crollate le compravendite, piuttosto che come reale contrasto all’emergenza abitativa.
L’allarme dei sindacati: a ottobre nuova emergenza sfratti
La realizzazione di altre case di proprietà, per Pallotta, non serve a nulla e, anzi, va nella direzione opposta alla necessità dichiarata dallo stesso governo e dai costruttori: quella, cioè, di costruire e recuperare alloggi in locazione a canoni sostenibili per i redditi delle famiglie in cerca di un tetto. Il segretario Sunia ha contestato anche il riferimento di Tremonti al “social housing” sottolineando come nel resto d’Europa l’utilizzo di questo strumento sia in larghissima parte orientato all’affitto degli alloggi e non alla proprietà. “Nella realtà dei fatti e non delle dichiarazioni – ha concluso Pallotta – vengono tolti i fondi da quella che invece era una prima concreta risposta all’emergenza abitativa, fatta non solo di soldi ripartiti fra le Regioni, ma anche di obiettivi fisici già individuati per la loro destinazione”.
Alle osservazioni di Pallotta hanno fatto eco diversi responsabili regionali per le politiche abitative, tra questi Mario Di Carlo (Lazio) ed Eugenio Baronti (Toscana). Per Di Carlo il Piano casa ha sottratto alla Regione i 55 milioni di euro previsti per la lotta all’emergenza abitativa. I fondi, ha spiegato l’assessore del Lazio, sarebbero stati così suddivisi: 40 milioni a Roma, 3,7 milioni alla provincia di Latina, 2,6 milioni alla provincia di Rieti, 8 milioni alla Provincia di Roma (Anzio, Zagarolo e Velletri) e 600 mila al Comune di Alatri. I 40 milioni destinati al Comune di Roma, ha specificato inoltre Di Carlo, erano stati chiesti per l’acquisto di 150 immobili dell’Inpdap (30 milioni) e per la locazione temporanea (10 milioni).
Con l’approvazione della manovra economica la Toscana ha invece visto volatilizzarsi i 31,5 milioni che le sarebbero spettati. “Con un colpo solo – ha dichiarato Baronti – si cancellano le speranze di circa 530 famiglie in attesa delle case che con queste risorse sarebbero state realizzate. Era tutto pronto – prosegue l’assessore – e adesso che si poteva partire arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia: tutti fermi come al solito, tutto è rinviato”. Riprendendo quanto sostenuto da Pallotta, Baronti afferma che, a suo avviso, la decisione del governo rientra in un’impostazione politica che non prevede risorse per l’edilizia residenziale pubblica, l’unica che può venire realmente incontro al profondo disagio sociale delle nuove aree di marginalità e di nuove povertà in crescita. “Tutto – ha dichiarato – è messo in mano alle immobiliari private. Invece di incrementare il patrimonio di alloggi pubblici in locazione per far fronte ad un’emergenza casa sempre più grave, si propone la vendita totale di tutto il patrimonio residenziale pubblico”. L’assessore toscano ha infine evidenziato come questo orientamento mette l’Italia completamente fuori dall’Europa. In Italia la media del patrimonio immobiliare residenziale pubblico è di fatto ancora ferma al 4%, contro il 36% dell’Olanda, il 22% della Gran Bretagna e il 20% della media europea.
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