
Si supererà così il record del 1997 quando, in occasione dell'entrata dell'euro, si arrivò al 43,7%. Per Confindustria è allarme rosso: le esportazioni calano, i consumi delle famiglie sono 'fermi', gli investimenti 'stagnanti', il mercato del lavoro 'rimane imballato'. Le stime di crescita sono state perciò aggiornate al ribasso: il Pil (Prodotto interno lordo) si attesterà a +0,7% nel 2011 e a +0,2% nel 2012 (contro il +0,9% e il +1,1% indicati a giugno), con 'rischi ulteriori all'ingiù. Previsioni che collimano con quelle della Commissione europea che ieri ha rivisto le previsioni intermedie: il Pil italiano nel 2011 sarà solo dello 0,7%, tre decimi di punto in meno rispetto alle stime dello scorso maggio. L'aumento del Pil sarà invece dell'1,6% nell'eurozona e dell'1,7% nell'Ue a 27.
Per Confindustria siamo di fronte ad un “mal di lenta crescita”, è questa la terribile malattia che da qualche decennio affligge l’Italia. Una malattia destinata ad aggravarsi: le stime sul Pil rese note dagli industriali sono al ribasso. E che certo non trae giovamento dalla manovra (“indispensabile e senza alternative per raddrizzare rapidamente i conti pubblici”), dalla “frenata globale”, “dall’instabilità dei mercati finanziari” e dall’inesorabile crisi dei “debiti sovrani dell’Eurozona”. I sintomi del “malato” Italia sono essenzialmente consumi delle famiglie “fermi”, investimenti “stagnanti”, e mercato del lavoro “imballato”. Bisogna reagire, dunque. E farlo subito. Come? Il Centro Studi di Confindustria non ha dubbi: serve “una terapia d’urto”. “Agendo contemporaneamente su un insieme di fronti il Pil potrebbe crescere di decine di punti percentuali in un arco di tempo ragionevole”.
FISCO - Pressione fiscale record nel 2012 anche per effetto della manovra bis. Quest’anno la pressione fiscale raggiungerà il 42,8 per cento e l’anno prossimo salirà al 44,1, oltre il massimo storico del 43,7 per cento toccato nel 1997 per l’entrata nell’euro.
OCCUPAZIONE - Il 2012 si chiuderà con 729mila unità di lavoro in meno rispetto al 2007. Il tasso di disoccupazione si attesterà all’8,2 per cento nel 2011 e all’8,3 nel 2012. Una disoccupazione che “tende a diventare strutturale”.
CRESCITA - Gli industriali prevedono una crescita del prodotto interno lordo nel 2011 pari allo 0,7 per cento, rispetto alla stima di giugno di un rialzo dello 0,9 per cento. Nel 2012 la crescita dovrebbe addirittura ridursi allo 0,2 per cento, a confronto con il progresso dell’1,1 per cento previsto tre mesi fa. Un “benessere declinante” per gli italiani con un Pil procapite che “l’anno prossimo sarà del 6,9 per cento inferiore a quanto era nel 2007 e ai livelli del 1999”. Oltre dieci anni perduti.
Il Pil italiano è il dato peggiore fra i sette grandi Paesi dell'Ue. Per la Germania, la previsione di crescita nel 2011 è del 2,9%, mentre in Francia il Pil salirà dell'1,6%.
Tra i problemi dell'Italia, secondo la Commissione, c’è la persistente debolezza del mercato del lavoro e le pressioni inflattive' destinate a pesare sul reddito disponibile e sui consumi. La crisi sui mercati finanziari, inoltre, comporterà un aumento dei costi di finanziamento delle imprese, che frenerà gli investimenti. Il commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, ha detto che 'e' molto importante per l'Italia affrontare i problemi del mercato del lavoro. Le nuove misure vanno nella giusta direzione'.
Ma intanto, secondo dati Ocse diffusi ieri, il 28% dei giovani in Italia è senza lavoro e, tra quelli che ce l'hanno, quasi la metà sono precari. La crisi ha avuto un forte impatto sulla situazione lavorativa dei giovani: il tasso di disoccupazione nella fascia 15-24 anni ha fatto un balzo avanti dal 20,3% del 2007 al 27,9% del 2010, e la percentuale di lavoratori precari é inesorabilmente aumentata (42,3% nel 2007, 46,7% nel 2010).
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