
Un mercato ancora saldamente in crescita. Se gli ultimi dati a livello europeo segnalano in prospettiva un possibile periodo di stagnazione, se non addirittura di contrazione, a partire dal prossimo anno, certamente per le costruzioni il 2007 può essere ricordato in modo più che positivo.
I numeri parlano chiaro: si tratta del nono anno consecutivo di crescita, con un volume di investimenti aumentato di un altro punto percentuale rispetto all’anno precedente, con il più alto livello di produzione degli ultimi quarant’anni (per un totale di 152.609 milioni di euro), e con un numero di occupati pari a quasi due milioni, con un incremento del 2,9% rispetto al 2006.
Dati e statistiche sono stati snocciolati in occasione della conferenza di presentazione dell’ultimo Osservatorio congiunturale dell’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori. “Il settore delle costruzioni nel 2007 è andato ancora bene – ha commentato il presidente Paolo Buzzetti - Analogamente a quanto accaduto in questi ultimi anni la crescita è stata trainata dall’edilizia privata, sia residenziale sia non residenziale. Ancora pesantemente negativo è stato, invece, l’andamento delle opere pubbliche, che segue alla caduta iniziata nel 2005 e proseguita nel 2006. Secondo le nostre stime anche nel 2008 l’andamento del settore avrà segno positivo, anche se comincia a farsi sentire un sensibile rallentamento. Ma l’aspetto più significativo da segnalare per l’anno in corso è il cambiamento di scenario nei singoli comparti. Si arresta infatti, secondo le nostre stime, il trend pesantemente negativo degli investimenti in opere pubbliche. Cominciano invece a manifestarsi segnali di contrazione nell’edilizia privata, in controtendenza con la costante espansione degli ultimi anni. Si tratta di due fenomeni importanti, che meritano una riflessione. E' sicuramente positivo che si fermi la caduta degli investimenti in opere pubbliche, ma certo questo primo segnale non basta. Non è pensabile accontentarsi dei bassi livelli di investimento di questi ultimi anni. E' necessario invece che si apra una fase di vera ripresa degli investimenti in infrastrutture, che noi ci aspettiamo sulla base sia dell’aumento di risorse previsto dalle ultime Finanziarie sia della dichiarata intenzione del nuovo governo di accelerare tempi di decisione e procedure di spesa per il concreto avvio di nuovi e consistenti programmi infrastrutturali”.
Alcuni elementi di preoccupazione, dunque, ci sono. Il raffronto con le principali realtà europee sulle infrastrutture non depone a favore del nostro paese. “Non dimentichiamo – ha spiegato efficacemente Buzzetti - che negli ultimi dieci anni solo per allinearci agli altri paesi europei avremmo dovuto investire circa 12 miliardi di euro in più all’anno rispetto a quanto abbiamo realmente speso. Questo significa che, con 120 miliardi di euro, avremmo potuto realizzare 4 linee Tav Torino-Napoli, 40 metropolitane C di Roma, 20 ponti sullo Stretto di Messina o ristrutturare tutti gli ospedali italiani”. Altro tasto dolente, il mercato degli affitti, sempre più asfittico e sempre meno accessibile alle fasce deboli. “Un problema - ha concluso Buzzetti - che è il frutto non solo della crescente riduzione del numero delle abitazioni in affitto, calate di 600mila unità negli ultimi 15 anni, ma anche del progressivo disimpegno dello Stato sul fronte dell’edilizia sociale. Come Ance proponiamo non solo di dare il via a nuovi programmi di housing sociale, che puntino su un’efficace integrazione tra intervento pubblico e iniziativa privata, ma anche di varare finalmente la tassazione separata dei redditi da locazione ”.
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