
Quanto peserà la crisi dei mercati sul settore immobiliare? Quanto durerà? Sono queste alcune delle domande più frequenti che attanagliano da oltre un semestre gli operatori del real estate.
Non fa certo piacere vedere imprese e attività immobiliari annaspare tra recessione, consumi al palo e un forte pessimismo di famiglie e consumatori. Il tutto, mentre i “bollettini di guerra” dei principali media, ci fotografano agenzie che chiudono a causa della stagnazione, e operatori che non possono che certificare un mercato sull’orlo di una crisi di nervi, dopo un radicale rallentamento delle transazioni. Crisi finanziaria e crisi reale, marciano ormai da mesi in parallelo, e se anche quella finanziaria dovesse attenuarsi, l’onda lunga della sfiducia che si è abbattuta sul mercato immobiliare non farà certo risplendere il bel tempo a breve. Purtroppo la crisi internazionale si è innestata nel nostro paese su debolezze strutturali pre-esisistenti: l’Italia é l’unica realtà europea dove cresce sensibilmente il divario tra ricchi e poveri, con un ascensore sociale ormai bloccato da tempo, e una classe media ridotta al lumicino, con politiche redistributive che non sono ancora efficaci. Dietro al calo, anche nel mercato immobiliare c’è, infatti, la minore capacità di spesa di giovani coppie e famiglie che risentono di salari inadeguati al costo della vita. L'aumento dei tassi d'interesse, poi, ha fatto emergere nel nostro paese una situazione di rischio per le famiglie che negli anni passati hanno deciso di investire per l'acquisto della casa. Tanto che il governo ha definito un'intesa con il sistema bancario per allungare le scadenze dei mutui riducendo l'importo delle rate di rimborso. Ciò può aver determinato una revisione verso il basso delle aspettative di crescita, e una percezione più negativa delle proprie condizioni economiche. Secondo delle recenti stime di Bankitalia il 70% delle famiglie possiede un'abitazione di proprietà mentre il 15% ha contratto un mutuo. Negli ultimi due anni inoltre i possessori di mutui a tasso variabile hanno visto aumentare l'incidenza della rata sul reddito disponibile, che alla metà di quest'anno superava il 20%. Le famiglie con redditi più bassi sopportano quindi una rata pari al 40% del reddito disponibile. In più occasioni lo stesso governatore Draghi, leggendo gli effetti della crisi, ha rimarcato la necessità che le banche prestino maggiore attenzione alla gestione dei rapporti con le famiglie. Sottovalutare ciò sarebbe impensabile per il mondo bancario, così come sarebbe impensabile non dare risposte alle imprese immobiliari e delle costruzioni che stimano cali degli investimenti per i prossimi anni e contrazioni per l’intero settore residenziale: le costruzioni di nuove case subiranno una contrazione del 2,5% quest’anno e del 3% il prossimo. Nonostante ciò, però, il mattone rimane al centro dei desideri degli italiani, anche se sono molti coloro che stanno alla finestra in attesa del calo dei prezzi, e la domanda molto riflessiva condiziona sempe di più il mercato. Allo stesso tempo più connazionali preferiscano investire all’estero e scommettono sulle grandi capitali, in Usa o nei paesi del Golfo, dove però il timore di un’esplosione della bolla immobiliare è dietro l’angolo. Si chiude quindi un 2008 tra mille incertezze, un anno “travagliato”da una crisi economica senza precedenti, che tutt’ora sembra non far intravedere una via d’uscita. Ci vorrà qualche anno prima di vedere la luce, oltrepassando questa terribile stagnazione. Non resta allora che attrezzarsi, e sperare che qualche legislatore apra gli occhi e guardi ad un futuro meno miope e di medio termine.
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