
E’ inutile nascondersi dietro l’emergenza rifiuti, o altre crisi dell’ultim’ora che affliggono il nostro Paese. La crisi di fiducia che in questa fase stanno attraversando le istituzioni, così come il sistema bancario, rischia di trasmettersi a molti settori dell'economia ed oggi, come una “pandemia”, sembra contagiare il mercato immobiliare.
L’economia si è fermata in Europa e negli Stati Uniti, e con ogni probabilità, la situazione sarà negativa nel corso del primo semestre dell’anno. Si tratta di una crisi strutturale senza precedenti. Un incubo in cui l’allontanamento dei prezzi dei fondamentali delle principali società immobiliari, quotate a Piazza Affari, insieme alle difficoltà di finanziamento, e alla crescita dell’indebitamento delle famiglie italiane pesa più del dovuto. Le previsioni di crescita del Pil italiano si fermano all’1% nel 2008 e all’1,1% nel 2009, secondo Banca d’Italia, nonostante le più rosee previsioni fatte nel 2007. Il settore immobiliare ormai da mesi continua a soffrire. Lo scenario macroeconomico, il rialzo dei tassi, il credit crunch e l’andamento dei mercati finanziari si sta infatti abbattendo sulle principale società del comparto che ad inizio gennaio fanno registrare scivoloni pesanti. Da Risanamento che ha perso il 62% nell’ultimo anno a Pirelli Real Estate il 54% a Beni Stabili il 42% ad Aedes il 47%, numeri che fanno pensare ad un crollo dell’immobiliare nel 2008. Gli operatori ormai, non fanno più distinzione fra i vari titoli immobiliari e sostengono che i prezzi sono eccessivamente penalizzati e soprattutto non rispecchiano i fondamentali delle società quotate.
Dopo anni di prezzi in crescita, anche in Italia, l’onda lunga della crisi che ha colpito il mercato immobiliare americano negli ultimi due anni ha stoppato così la corsa al rialzo delle quotazioni del mattone, nei grandi centri urbani come in provincia. E’ molto forte tra gli operatori nazionali la paura di ritrovarsi in una situazione simile alla Spagna, dove il settore immobiliare vive ormai da mesi una crisi inarrestabile, tra agenzie immobiliari chiuse, e mezzo milioni di persone che si trovano nel real estate senza lavoro. Lo sanno bene gli operatori immobiliari, che non si rassegnano di fronte alla contrazione della domanda, e propongono altresì in Italia nuove soluzioni ed un “patto fiscale” al governo per rimettere “in piedi” il settore. Nonostante i forti segnali lanciati dall’intero comparto immobiliare italiano, e la volontà di ampie fette della maggioranza e dell’opposizione, ci chiediamo perchè non si sia scommesso sulla cedolare secca al 20% sui redditi da locazione. Così facendo si potrebbero infatti uniformare le tassazioni dalle rendite finanziarie a quelle del settore delle locazioni, semplificando la vita a molti contribuenti. Il provvedimento, che richiede una copertura finanziaria di circa 1,5 milioni di euro, può di fatti promuovere l’evoluzione del mercato degli affitti, operando così con trasparenza ed equità al fine di costruire l’interesse convergente dei locatori, in virtù dell’introduzione di una aliquota fossa e non cumulabile per i redditi da affitto, e di “tutti” i locatari mediante la detraibilità di una quota dell’affitto. Ci si accorgerà, inoltre, come già dai primi mesi del 2008 sia necessario metter mano ad un netto taglio delle tasse - contestuale ad una razionalizzazione della spesa pubblica e al rilancio della produttività - se si vuole davvero scommettere sulla crescita e su un’equa armonizzazione fiscale nel nostro Paese. Il puzzle della fiscalità immobiliare in finanziaria, fatto di piccoli interventi spot per le politiche abitative, e di impegni mancati, non è certo sufficiente e non fa ben sperare al momento. Allora ci chiediamo: c’è qualcuno in Italia in grado di rilanciare la crescita anche attraverso "un grande progetto per il Real estate” fatto di investimenti e innovazione fiscale per tutti suoi players?
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