
uri a morire, gli stereotipi di cui sinutre l’immaginario collettivo. Difficilmenteun raffinato romanziere,amante dell’Africa come della suaterra, impegnato in progetti di volontariatoe in certosine opere di raccoltae recupero di testi antichi e classicisarebbe associato alla figura standarddell’agente immobiliare, tuttocravatta larga, orologio vistoso e cellularein mano. Eppure, tra i nuoviconsiglieri provinciali eletti nel congressoFiaip di Taormina, c’è pure Nunzio Russo, palermitano, discendentedi una famiglia di imprenditorisiciliani, collaboratore dell’associazioneLiber Liber e volontario nel progettoManunzio.
Nunzio Russo è autore di un volume,“La voce del Maestrale” (Robin Edizioni),che traccia una storia a tinteforti immersa negli splendori e nellecontraddizioni della Sicilia. “Totò Musumeci,il protagonista, è il nipote del barone di Mezzocannolo,ucciso dalla mafia – spiega l’autore -. È anche unindustriale del sud. Quanto ha ereditato è tradizione e dovràdifenderla, come già il nonno prima di lui, dalla violenza delprincipe di Granata, il fondatore del paese, padrone di tutto.Totò lo combatterà fino alla fine, nella certezza che dopo di luiqualcuno continuerà a percorrere la strada che fu delle passategenerazioni”.
Un romanzo ambientato ai primi del Novecento, nel quale silegge però anche una testimonianza diretta di impegno su unfronte attualissimo, che di letterario e di fantasioso ha benpoco. La vicenda si snoda su territori, situazioni e caratterimolto noti all’autore. “Qualcosa di autobiografico c’è – dicelui – Il novecento siciliano ha visto la scomparsa dell’anticanobiltà feudale per l’affermarsi della piccola borghesia industriale.L’intuizione dei nostri nonni fu che si potevano trasformarei prodotti della terra e realizzare l’industria ditrasformazione del prodotto agricolo. Questo fece grande laSicilia fino al dopoguerra. Tra lezone di Trabia e Termini Imerese ènata la pasta, e lo so bene io, vistoche i miei avi ne sono stati antichiproduttori. Da questi tratti comuni sisviluppa anche la storia di Totò Musumeci”.E la mafia, che c’entra? “Ilbarone di Mezzocannolo fu il fondatoredell’azienda. Il feudo di Mezzocannoloesiste, io lo conoscobenissimo. Il barone fu ucciso dallamafia perché ai primi del novecentoera fatta tutta da nobili. Quando arrivaronoi piemontesi ci fu un vuoto di potere, che si tradussenella presa di possesso del territorio dei vecchiprìncipi siciliani. Da quell’antico omicidio deriva una lungabattaglia, con la mafia che poi si trasformò, fino ad arrivarea quello che oggi noi conosciamo come fenomeno di criminalitàorganizzata”.
Un exploit non isolato, quello di Nunzio Russo, che ha già incantiere un nuovo romanzo. “Mi sto dilettando a farlo – spiega– ma è dura, lavorando. La gestione del tempo non è facile. Lasera scrivo un po’. Il nuovo romanzo manterrà la caratteristicadella saga familiare e in qualche modo si aggancerà a La vocedel Maestrale”. I luoghi comuni, dunque, vanno sfatati:“Anche nei rapporti tra noi agenti è giusto secondo me affermareche non ci può essere cultura se non ci si convince chequesta è un dono da fare gratuitamente all’altro. Ci sonoagenti che si nascondono dietro il luogo comune. Chi questapassione ce l’ha è bene che la comunichi agli altri. Ne beneficerannotutti”.
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