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Dossier

Emergenza sfratti. Ma quanto mi costi


Tra povertà e proprietà, il peso del disagio

17.11.2009

Emergenza sfratti. Ma quanto mi costi - Tra povertà e proprietà, il peso del disagio

Nel 2006, a fronte di 100.287 richieste presentate, le autorità giudiziarie hanno emesso su tutto il territorio nazionale 43.395 provvedimenti di sfratto, di cui ne sono stati eseguiti 22.139.
Questi sono i dati più recenti messi a disposizione dal ministero dell’Interno sull’andamento delle procedure di rilascio di immobili ad uso abitativo (quelli relativi al 2007 saranno probabilmente disponibili solo a metà del 2008). Rispetto al 2005 si evidenzia una flessione delle esecuzioni del 13,76% (nel 2005 ne sono state effettuate circa 25.000) a fronte di una diminuzione dei provvedimenti giudiziari del 5,08% (quelli del 2005 sono stati circa 45.700) e del 5,69% delle richieste (che tre anni fa sono state circa 106.300). Al di là del loro valore statistico, questi numeri riproducono in modo chiaro l’entità del disagio abitativo che interessa tutto il Paese e in particolare le grandi aree metropolitane. Un problema che annualmente torna con puntualità a impegnare il legislatore in provvedimenti di proroga. Già nello scorso autunno il coordinatore della consulta casa dell’Associazione nazionale dei comuni italiani, Claudio Minelli, sottolineava l’esigenza di un nuovo rinvio dei termini di esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili. A gennaio del 2007 il Parlamento aveva approvato a larga maggioranza una legge per far slittare gli sfratti, relativa in particolare a nuclei familiari in condizioni di vulnerabilità e con redditi basi, fissando al 14 ottobre scorso il termine entro il quale dovevano essere liberati gli immobili. I numeri delle emergenza evidenziati nei mesi scorsi da Minelli riflettono esattamente quelli contenuti nel rapporto del ministero dell’Interno: 22mila famiglie interessate da sfratti esecutivi e complessivamente circa 100mila famiglie oggetto di richieste di sfratto. Nonostante questi numeri e i timori di una vera e propria emergenza sociale, la vertenza sfratti non ha trovato spazio né nel Documento di programmazione economico- finanziaria approvato nel luglio 2007, né nel provvedimento con cui la scorsa estate è stato ridistribuito, dall’oramai ex governo di Romano Prodi, parte dell’extragettito fiscale del 2006, né nella manovra economica 2008 (la legge 244/2007, entrata in vigore il primo gennaio) e nemmeno nel classico decreto legge mille-proroghe di fine anno (dl 248/2007). La questione è però tornata in primo piano a fine gennaio, all’indomani della caduta del governo e poco prima dello scioglimento delle Camere. Il consiglio dei ministri del 2 febbraio scorso ha concordato sulla necessità e l’urgenza di un ennesimo rinvio delle esecuzioni giudiziarie. Nel clima di crisi e in una situazione in cui i numeri (dei voti) non lasciano spazio a ipotesi, il governo uscente ha preferito non varare un decretolegge che rischiava di decadere senza possibilità di recupero, e ha quindi preferito percorre la strada della modifica da introdurre, con il beneplacito di tutte le forze politiche, nella conversione del mille-proroghe. Così, poco prima della sua scadenza, nel provvedimento è stata inserita una disposizione che sospende l’esecuzione degli sfratti sino al 15 ottobre 2008, prorogando di altri otto mesi il termine già fissato dalla legge n. 9 del 2007. Obiettivo del rinvio, ha osservato il presidente della commissione Bilancio della Camera ed esponente del Pd, Lino Duilio, è quello “di consentire l'effettuazione di programmi per lenire la situazione di disagio abitativo che altrimenti non potrebbe trovare attuazione data la situazione di crisi di governo e scioglimento delle Camere”. In pratica un atto dovuto che però, lascia invariata la situazione drammatica di tante famiglie che tra otto mesi rischiano di nuovo di trovarsi senza un tetto e senza soluzioni alternative. Inasprendo, allo stesso tempo, il malumore di tanti proprietari che hanno necessità di recuperare il proprio immobile per realizzare liquidità o semplicemente per dare una casa ai figli prossimi al matrimonio. Contro la proroga si è infatti espressa l'Uppi (Unione piccoli proprietari immobiliari) che ha minacciato azioni legali per ottenere dallo Stato il risarcimento dei danni materiali e morali. Il presidente nazionale dell’Uppi, Giacomo Carini, ha infatti evidenziato “la illegittimità e l’assoluta inutilità” della nuova sospensione, anche alla luce dello scarso numero di procedure avviato. Così, ha concluso Carini, i diritti dei piccoli risparmiatori sono stati ancora una volta calpestati per far fronte “all’atavica incapacità delle istituzioni di risolvere in tempi rapidi i problemi della gente”. Sulla questione entra a gamba tesa anche il presidente della Confediliza, Corrado Sforza Fogliani, che ha giudicato il via libera alla proroga “un segnale di una gravità inaudita alla proprietà, in un momento nel quale non si trova da affittare e dovrebbe invece proprio essere rilanciato l’affitto” come soluzione del problema.
Quella degli sfratti si profila quindi come una questione dal duplice aspetto che ha radici lontane e che è fonte di contenziosi senza fine. A confermarlo una volta di più sono i dati del ministero dell’Interno che evidenziano un cambiamento dei motivi che spingono a ricorre al giudice per ottenere il rilascio di case. Dal 1983 al 1996 gli sfratti per finita locazione rappresentavano la maggioranza rispetto al totale delle esecuzioni decise dal magistrato, variando dal 72% del totale nel 1983 al 55% del 1997. Gli sfratti per morosità o altra causa rappresentavano nel 1983 solo il 13%, ma già nel 1997 hanno raggiunto il 44% del totale dei provvedimenti emessi. Questa caratteristica è diventata predominante nel decennio 1997- 2006: nell’ultimo anno di questo periodo gli sfratti per finita locazione sono stati il 23,01% del totale, contro il 75,49 di quelli per morosità o altra causa.



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