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Mediamente

Expo 2015: i comunicatori lanciano l’allarme


Tra opportunità e ritardi regna la confusione

04.11.2009

Expo 2015: i comunicatori lanciano l’allarme  - Tra opportunità e ritardi regna la confusione

Un buco nero, reso ancora più profondo dalla crisi economica globale e dalle conseguenze del terremoto in Abruzzo. È così che il fitto esercito dei delusi e dei pessimisti giudica i lavori in corso dell’Expo che si terrà a Milano nel 2015.
Una grande opportunità di crescita e di sviluppo sia urbano che sociale, si era detto al momento dell’abbraccio festoso tra il sindaco Letizia Moratti e l’allora premier Romano Prodi. Un doloroso punto interrogativo, poco più di un anno dopo: dodici mesi persi in beghe e litigi, in dispute sulle poltrone e difficoltà immani a far partire i progetti legati all’evento. I professionisti della comunicazione, in tutto questo caos, tendono a defilarsi. “Non mi meraviglierei che saltasse tutto”, alza le mani con un eccesso di rassegnazione Mario Rodriguez, Amministratore unico di MR & Associati Comunicazione Srl e autore di numerosi saggi. “Dall’esterno - spiega - in una prima fase ho pensato che un appuntamento importante come quello dell’Expo avrebbe garantito in un settore cruciale per Milano come quello della comunicazione una ricaduta comunque positiva. Adesso escludo dalla mia attività qualsiasi azione di promozione di me stesso o di ricerca di opportunità derivanti dall’Expo. Quando è stato assegnato l’Expo a Milano noi professionisti ci siamo riuniti e abbiamo detto: dobbiamo considerare nelle nostre attività di marketing la presenza dell’Expo e dobbiamo trovare il modo giusto di proporci all’interno del grande lavoro che si dovrà fare per l’Expo. Adesso nessuno di noi perde tempo a cercare di capire con chi parlare per avanzare delle proposte”. Qualcuno che ancora ci crede, per la verità, c’è. Mariella Governo ha da poco chiuso la sua esperienza nella Fondazione Fiera di Milano e, come Rodriguez, è una grande esperta di comunicazione e Pr. “Anche noi professionisti delle relazioni pubbliche e della comunicazione d’impresa – chiarisce via web - abbiamo molto da dare all’Expo 2015 e possiamo giocare un ruolo in tutto questo, oggi e domani. Realizziamo - propone - un tavolo istituzionale con alcuni protagonisti della vita e della comunicazione milanese e non solo (l’invito a un comunicatore di un Paese che ha da poco realizzato l’Expo porterebbe apporti significativi) e costruiamo una directory per monitorare lo sviluppo di idee e progetti in corso e il movimento spontaneo che crescerà sempre più sulla rete”. Proposte sensate, certo, che si inseriscono però in un contesto difficile, nel quale la stessa Letizia Moratti non nasconde più i problemi, pur tentando di rilanciare l’evento (“Capisco che in modo facile si potrebbe dire: non facciamo più l’Expo. Ma io non credo che la risposta giusta sia non realizzare più un progetto che crea nuovi posti di lavoro. La risposta giusta è realizzarlo, quel progetto, ma con obiettivi nuovi”), e nel quale la guida passa in maniera piuttosto traumatica dalle mani di Paolo Glisenti a quelle dell’ex ministro per l’Innovazione Lucio Stanca. “Un passaggio di consegne - secondo Mario Rodriguez - che sgonfia la grande promessa che era contenuta nella sfida dell’alimentazione, della vivibilità, della metropoli sostenibile e lascia l’impressione, soprattutto a causa dei grandi pettegolezzi e di posizioni pregiudizialmente contrarie, che in realtà l’operazione sia legata solo agli interessi sullo sviluppo immobiliare della città”. Anche chi ha a cuore lo sviluppo immobiliare, però, con questi chiari di luna ha ben poco da rallegrarsi. “E il motivo - continua Rodriguez - è che non si è riusciti a far passare l’evento come l’attribuzione di un’identità alla città adeguata al momento che sta vivendo. Ora ci sono dei grandissimi vuoti urbani: all’inizio del millennio Milano, così come le principali città postindustriali, vive una stagione di ripensamento cruciale. Abbiamo un pezzo di Europa da ripensare e non sembrano esserci soggetti sufficientemente all’altezza di questa sfida: si rimane sotto scacco da chi non vuole perdere l’aiola e da chi ha la visione del quartiere e non della città nel suo complesso. In questo anche Letizia Moratti, che aveva vinto alla grande, si è fatta un po’ travolgere e ha perso smalto”. Eppure, pur concordando nella sostanza con l’analisi di Rodriguez, Mariella Governo insiste nel voler considerare comunque l’Expo come una formidabile opportunità: “A me pare che Milano, e non per scelta, ma per meccanismi ottusi e complicati, di sobrietà e austerità nel suo sviluppo ne abbia avuta fin troppa. O meglio, Milano è immobile, con qualche eccezione, da decenni. Ed è opaca e triste. Concordo che sarebbe meglio un piano di sviluppo urbano e sociale autonomo come Milano ha visto in tempi molto lontani. Ma così non è. Sono stanca di gioire di meraviglia tornando dopo un decennio a Hong Kong, piuttosto che dopo pochi anni a Londra o a New York. Vorrei gioire nel vedere la mia città cambiata, più bella, più in linea con i tempi. E se per vederla così devo passare attraverso l’Expo, io dico: perché no!”. All’appuntamento, in ogni caso, mancano ancora sei anni. E, proprio com’è stato per l’ingresso dell’Italia nell’euro e per l’introduzione della tv digitale terrestre, c’è da aspettarsi la solita grande rincorsa finale, piuttosto che un paziente e ordinato lavoro di preparazione. “Forse alla fine ce la faremo - si fa scappare Rodriguez -. Anche con i mondiali di calcio, pur lasciando un po’ di lavori non finiti, in qualche modo ce l’abbiamo fatta. Ma avremmo bisogno di personaggi come Montezemolo o come il Berlusconi di trent’anni fa, quello di Milano 2, l’uomo che all’inizio degli anni ’80 seppe meglio interpretare la fase di rilancio e sviluppo”. Troppa grazia, forse.



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