
Le politiche immobiliari entrano nella partita del federalismo a pieno titolo. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti decide di utilizzare la leva della fiscalità immobiliare optando per un federalismo municipale attraverso cui Via XX Settembre riprende in mano il timone del rapporto con la Lega. Le Regioni intanto si preparano a restituire le chiavi delle deleghe del federalismo amministrativo, non essendo ancora riuscite a concertare con il governo criteri perequativi sui tagli nella manovra correttiva che rischiano di incidere fortemente sui servizi locali. Guardando il quadro congiunturale del mercato immobiliare nel primo trimestre 2010 si fotografa una significativa ripresa delle compravendite che fa ben sperare, sebbene l’incertezza sul futuro per il comparto immobiliare regna sovrana. In un paese come il nostro dove il deficit annuale è cresciuto al 5,3%, e al netto della crisi segna il 3,2%, il debito pubblico è esploso sino ad arrivare alla fine di quest’ anno al 117% del Pil, e vi é una stretta delle famiglie sui consumi, che allocano oltre 1/3 della spesa media ogni mese per l’abitazione (mutui, locazioni). In questo quadro, dalle tinte grigio scure, risplende una partogenesi difficile come quella del federalismo fiscale, che utilizza la casa, un bene per definizione immobile, per una nuova stagione propositiva per il centrodestra. Giulio Tremonti ha optato sul decentramento fiscale e sul federalismo demaniale, scommettendo sull’asse con Bossi, sempre più indispensabile per la stabilità di Palazzo Chigi. Ancora poco, però, si è fatto per combattere l’evasione fiscale: non si comprende il perché rimandare ancora un provvedimento come la cedolare secca che potrebbe avere subito un gettito nelle casse dello Stato. Sugli affitti si stimano evasioni per almeno 1,6 miliardi di Irpef perdute l’anno, su 530 mila locazioni in nero, a cui si aggiunge una fetta delle 3 milioni di case vacanze. Se analizziamo la manovra correttiva vediamo come Tremonti ha agito su più fronti. Da un lato si fa un primo passo verso il federalismo municipale che, tra i tributi locali, dovrebbe contenere la “service tax” sulla casa. Il tutto purtroppo senza la minima concertazione con gli enti locali, le Regioni e le categorie. Il ministro nella sua relazione al Parlamento sull’attuazione della delega sul federalismo fiscale ha tracciato la proposta del passaggio alla finanza comunale delle imposte sui trasferimenti immobiliari e la possibilità di prevedere a livello comunale l’imposta unica sui redditi da locazione. Per quanto ingiusta possa essere giudicata questa manovra, che ha ridotto Regioni ed enti locali a lottare per la sopravvivenza, l’idea di Tremonti responsabilizza ancora di più gli enti locali. Buona l’idea di passare alla finanza locale le imposte sui trasferimenti immobiliari con un fondo perequativo e di optare per la cedolare secca sebbene il tutto venga previsto nei prossimi anni. Numerose infine le novità previste nella manovra correttiva per gli immobili. Si prevede per il Catasto un’integrazione per assicurare l'unitarietà del sistema informativo nazionale, e si dispone l’utilizzo da parte dei Comuni delle banche dati messe a disposizione dall’Agenzia del Territorio per contribuire ad una devoluzione delle funzioni. La regolazione fiscale dei fabbricati “fantasma” e la regolarizzazione urbanistica dei fabbricati, insieme a nuove norme in materia di trasferimenti vengono previste insieme all’istituzione, senza oneri per la finanza pubblica, di un organo paritetico d’indirizzo, costituito nell’ambito della Conferenza Stato-Città, sulle modalità di attuazione e sulla qualità dei servizi assicurati dai Comuni e dall'Agenzia del Territorio nello svolgimento delle funzioni catastali. Questo nuovo organo dovrà riferire al ministro dell'Economia che potrà proporre al governo modifiche normative e di sviluppo sul processo di decentramento. La manovra correttiva servirà quindi a dare un segnale ai mercati, ma rinvierà ancora gli aggiustamenti strutturali, rimandando alcune scelte sui conti pubblici. La scommessa di un carico fiscale più equo, al momento è inevasa, e non bisogna illudersi purtroppo che la sola leva del fisco possa fare molto per far uscire l’Italia dalla crisi.
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