
La recente crisi finanziaria della Grecia ha evidenziato i problemi strutturali di un Paese in cui la pubblica amministrazione è sovradimensionata e la spesa pubblica non è stata tenuta a freno con necessarie misure di contenimento. Tutti i settori economici sono stati travolti (l’inflazione ha raggiunto il 4,6%) e per evitare il paventato default – cioè l’insolvenza dello Stato nel far fronte al debito pubblico – l’Unione europea è dovuta intervenire con un piano di aiuti dal valore complessivo di 110 miliardi, necessario a sostenere la ripresa di Atene. È in questo quadro che bisogna considerare l’andamento del mattone greco – che secondo le ultime stime è crollato in media del 20% – di cui il residenziale costituisce la spina dorsale con circa quattro milioni e mezzo di abitazioni. Questo settore attualmente è esposto a possibili manovre speculative visto il rallentamento generale del mercato, in cui operano circa 7.500 agenti immobiliari, già evidente nel 2009, quando il numero delle licenze edilizie si è attestato sulle 65mila, mentre l’anno precedente aveva superato le 120mila. Nei prossimi sei mesi, infatti, il settore sarà sicuramente interessato da una riduzione dei prezzi e delle transazioni – il calo di queste ultime dall’inizio della crisi fino al mese di maggio è stato del 46% – in linea con la recessione generalizzata che interessa l’intera economia del Paese. In particolare, il ribasso dei prezzi è stato causato principalmente dal fallimento di moltissimi imprenditori che per coprire in tutta fretta i buchi dei bilanci societari e per far fronte alle pressioni dei creditori, hanno messo in vendita ville a prezzi stracciati, con sconti fino al 50%. Ma non sono solo i ricchi a vendere: secondo uno studio della Banca di Grecia e della Facoltà di economia di Atene, già nel 2009 si è verificata una riduzione generale delle vendite immobiliari del 41,2%, rispetto alla riduzione del 23,5% iniziata dal 2008. Una tendenza riscontrata anche nei primi sei mesi del 2010. Vista la situazione si sarebbe indotti a ipotizzare che investitori stranieri si rechino in Grecia per fare affari d’oro, ma non è necessariamente così. Infatti si assiste anche a un altro fenomeno preoccupante per l’economia ellenica, in quanto molti stranieri residenti, perlopiù pensionati inglesi e tedeschi, spaventati dal battage giornalistico sul rischio di fallimento dello Stato, hanno deciso di vendere per monetizzare al più presto il valore del proprio immobile e tornare in madrepatria. Eventuali segnali di ripresa non sono previsti dagli analisti economici neanche nel medio termine, perché la nuova legge di Bilancio, proponendo una cura d’urto per allineare la spesa ai parametri europei, determinerà necessariamente un giro di vite per l’accesso al credito, elemento fondamentale per l’acquisto di un’abitazione. Infatti i greci ricorrono al mutuo per finanziare il 70% del costo del valore dell’immobile, scegliendo per lo più il tasso fisso (cinque o dieci anni) rispetto a quello variabile. Le ripercussioni della stretta al credito dovrebbero farsi sentire non solo sul tempo necessario a concludere la transazione, oggi compreso tra i nove e i 12 mesi, ma anche sulla disponibilità economica delle famiglie e sulla loro propensione all’acquisto. Su questa, infine, incidono anche le tasse, che ammontano all’8-10% del valore complessivo per i terreni e le vecchie case, mentre nel caso delle abitazioni costruite dopo il 2006 si applica l’Imposta sul valore aggiunto (Iva) fissata al 23%. (F.T.)
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