
Da Parigi a Londra il virus subprime ha iniziato a far vedere i suoi effetti, compromettendo le fondamenta di un mercato, quello immobiliare e delle costruzioni, che negli ultimi dieci anni ha vissuto una vera e propria stagione dell’oro.
In Francia nei primi sei mesi del 2008 le vendite di abitazioni sono diminuite e i prezzi hanno iniziato a scendere, a eccezione di Parigi, mentre le rate dei nuovi mutui e di quelli a tasso variabile sono aumentate. A segnalarlo è Century 21, una delle più importanti reti di agenzie immobiliari d’oltralpe, che in un recente studio ha evidenziato una riduzione del 10% delle vendite dall’inizio dell’anno. Un trend negativo che potrebbe arrivare al 15% nel corso dell’estate. Inoltre, nel settore delle nuove costruzioni i segnali di rallentamento si sono fatti sentire con un calo nell’apertura di nuovi cantieri del 21% nei mesi di marzo, aprile e maggio, rispetto allo stesso periodo del 2007 e con una riduzione del 20% dei permessi di costruzione. La crisi francese del mattone si somma alla gravissima situazione finanziaria che sta attraversando l’istituto bancario Societe Generale, leader nel settore dell’erogazione dei mutui.
L’istituto di credito nell’arco di pochi mesi ha dovuto affrontare “l’affaire Kervel”, il trader che ha gli fatto perdere 4,9 miliardi di euro, e il proprio coinvolgimento nella crisi subprime, registrando, nel secondo trimestre dell’anno, una riduzione dell’utile netto del 64%.
Dalla relazione sui ricavi netti del gruppo, presentata il 5 agosto scorso da Frédéric Oudéa, che ha preso le redini della banca in aprile, risulta che tra maggio e giugno del 2008 si è verificato un calo del 15,7%, scendendo a 5,58 miliardi di euro.
Nel Regno Unito il valore delle case scende dell’8,1%. Frenano le transazioni in Francia
In Gran Bretagna il settore immobiliare e finanziario sta pagando il conto del coinvolgimento di alcune banche e società di credito ipotecario, nel terremoto dei mutui USA ad alto rischio. La Bank of England nel luglio scorso ha registrato un nuovo record negativo nelle stipule dei mutui, ferme a 42mila unità, contro le 50mila approvazioni attese dagli analisti. A questo dato negativo si sommano le rilevazioni dell’istituto di credito Nationwide sull’indice di misura dei prezzi delle abitazioni che, nel mese di luglio, ha evidenziato una flessione dell’1,7% rispetto a quella dello 0,8% segnata nel mese precedente, mentre su base annua il calo è risultato dell’8,1%, a fronte del 6,3% registrato in giugno. La crisi sta investendo tutto il Regno Unito e in particolare l’Inghilterra, il Galles e l’Irlanda del Nord. Anche la capitale Londra, che, fino a febbraio scorso, sembrava essere un’isola felice, non è esente dal ribasso dei prezzi delle abitazioni che non subiva flessioni dal 1995. Solo la Scozia è in controtendenza, registrando una crescita dello 0,6%, ma bisogna tener presente che, in questa regione del Regno, i prezzi erano comunque più bassi rispetto al resto del Paese. Il mercato immobiliare di Sua Maestà è quindi in brusca frenata e difficilmente ci sarà un’inversione di tendenza nei prossimi mesi.
Il credit crunch è ormai una realtà: le banche sono sempre più restie a concedere prestiti a causa della crisi di liquidità e i tassi sul mercato interbancario sono molto più alti di quelli ufficiali che la Bank of England ha ridotto. Gli istituti britannici hanno alzato i costi e ridotto la gamma di mutui disponibili, chiedendo depositi più elevati e maggiori garanzie.
In un quadro economico così complesso e compromesso, il governo inglese incontra molte difficoltà nella scelta delle misure da promuovere per uscire dal guado. L’intervento diretto dello Stato a supporto di banche e finanziarie a rischio è avvenuto solo in via del tutto eccezionale, come nel caso della banca di Northern Rock, nazionalizzata a febbraio 2008, dopo il crollo in Borsa. La cautela del governo di Gordon Brown è dovuta al fatto che questa operazione ha solo peggiorato la situazione, dal momento che migliaia di clienti hanno preferito cercare un mutuo altrove non fidandosi più della solidità dell’istituto.
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