
In meno di due mesi il Parlamento è stato investito da una valanga di provvedimenti del governo, che hanno subito riempito i calendari dei lavori delle Aule e delle commissioni di Camera e Senato.
Nel giro di poche settimane infatti il quarto esecutivo guidato da Silvio Berlusconi, grazie soprattutto all’iper-attivismo del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ha varato alcuni provvedimenti chiave promessi in campagna elettorale, tra cui quello sulla cancellazione dell’Ici e l’accordo con le banche per la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, e ha anticipato la manovra economica per il triennio 2009-2011, inserendovi dentro un nuovo Piano casa e approvando anche il Documento di programmazione economico-finanziaria 2009-2013, il testo con cui si definisco gli obiettivi macroeconomici di finanza pubblica e di sviluppo del Paese. Nelle pagine precedenti, AI ha approfondito alcuni degli interventi riconducibili alla filiera immobiliare oggetto dell’azione di governo, senza però esaurire tutte le novità e i dibattiti politici avviati nelle ultime settimane.
Accade così che mentre stiamo andando in stampa, i tecnici del servizio Bilancio di palazzo Madama fanno sapere che, secondo i loro calcoli, il decreto legge 93/2008, ovvero quello in cui è stata prevista la cancellazione dell’Ici sulla prima casa, approdato al Senato dopo il via libera della Camera, non ha una copertura sufficiente. Il taglio dell’imposta infatti non costerebbe, come stimato dal governo 2,6 miliardi di euro, ma 3,5 miliardi. Insomma, all’appello mancherebbe circa un miliardo, mentre i comuni sono già sul piede di guerra: sono infatti passati i 30 giorni entro i quali, in base al decreto, il governo avrebbe dovuto trasferire ai municipi il 50% delle mancate entrate Ici. Ma dei soldi per ora nemmeno l’ombra. Come se non bastasse, proprio su questo testo si è consumato il primo “strappo”, sia pure indolore, all’interno della maggioranza. Il piccolo gruppo di deputati del Movimento per le autonomie che fa capo al governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, che in campagna elettorale ha dato il proprio appoggio al Pdl, non ha votato la fiducia sul provvedimento chiesta dal governo alla Camera, perché la copertura per la cancellazione dell’Ici è stata in parte trovata tagliando fondi destinati alle opere pubbliche nel Mezzogiorno.
Detto del nodo Ici, guardando tra le pieghe dei 100 articoli del dl 112/2008, nel quale è contenuta la manovra d’estate, il Piano casa e l’abrogazione delle norme sulla sicurezza negli impianti (vedi p. 23 ), si scoprono novità fiscali per i fondi immobiliari chiusi. I commi da 17 a 22 dell’articolo 82 del provvedimento prevedono che, a partire dal periodo d'imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto, i fondi le cui quote sono detenute da meno di 10 partecipanti (a meno che il 50% di queste quote non appartenga a forme di previdenza complementare, a organismi d'investimento collettivo del risparmio istituiti in Italia, a persone fisiche o giuridiche nell'esercizio di attività d'impresa, ovvero a enti pubblici ed enti di previdenza obbligatoria o tipologie di fondi immobiliari chiusi) sono soggetti a un'imposta patrimoniale pari all'1% del loro valore netto. Stessa imposta è prevista anche per i fondi riservati a investitori qualificati o speculativi, di cui più dei due terzi delle quote siano detenute da persone fisiche legate da rapporti di parentela o affinità oppure da trust di cui le predette persone fisiche siano beneficiarie. Inoltre, precisa la norma, il valore del patrimonio soggetto al prelievo è calcolato come media annua dei valori contabili redatti dalle società di gestione, e l'imposta deve essere corrisposta entro il 16 febbraio dell'anno successivo. L’artipanorama colo stabilisce inoltre l’aumento dal 12,50 al 20% della ritenuta che, ai fini Ires, le società di gestione del risparmio devono operare sui proventi derivanti dalla partecipazione a fondi comuni d'investimento immobiliare.
A partire dal 25 giugno scorso, grazie a una disposizione inserita all’articolo 32 sempre del dl 112/2008, il limite di 5.000 euro imposto alle operazioni e ai pagamenti in contati dall’articolo 49 del decreto legislativo 231 del 2007, con cui è stata recepita la terza direttiva europea antiriciclaggio, è stato innalzato a 12.500. Il nuovo limite varrà anche per il saldo dei libretti di deposito bancario o postali al portatore. La disposizione però conferma quanto disposto dall’articolo 66 del dlgs 231/2007, che dà in ogni caso la possibilità al ministero dell’Economia di rivedere i limiti delle transazioni in contanti. L’articolo elimina anche l’obbligo di indicare sugli assegni il codice fiscale del girante, introdotto, due anni fa, dall’articolo 35 del dl 223/2006, il cosiddetto Bersani-Visco. Le novità dei primi 50 giorni di legislatura non si fermano qui. Un altro decreto legge, quello sulla sicurezza pubblica (92/2008) volto a contrastare i fenomeni di criminalità nelle città spesso legati all’immigrazione clandestina, introduce (art. 5) un nuovo reato con il quale si punisce chi affitta immobili a extracomunitari irregolari. Prevista la reclusione da sei mesi a tre anni e la confisca dell’immobile.
Oltre alle nuove disposizioni, per la legge sullo spoil system, con il nuovo esecutivo stanno cambiando alcune poltrone chiave dell’ordinamento pubblico e in particolare dell’amministrazione delle Finanze. Pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo governo, c’è stato l’avvicendamento all’Agenzia delle Entrate tra Massimo Romano, primo direttore di questa agenzia e uomo dell’ex viceministro Vincenzo Visco, e Attilio Befera, già responsabile di Equitalia spa (ex Riscossione spa), la società pubblica creata per la gestione della riscossine dei tributi. Ma la vera grande novità riguarda l’Agenzia del Territorio, dove è approdata Gabriella Alemanno, designata durante il consiglio dei ministri del 4 luglio scorso quale erede di Mario Picardi, che lascia la poltrona per raggiunti limiti di età. Sorella del neo sindaco di Roma Gianni Alemanno, Gabriella arriva dai Monopoli di Stato dove dirigeva il dipartimento delle Strategie.
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