
Lo aveva già promesso agli italiani due anni fa, quando chiuse il faccia a faccia con Romano Prodi, che poi vinse le elezioni. Ma stavolta a ottenere il favore degli elettori è stato lui, Silvio Berlusconi.
E la promessa è sempre la stessa: abolire l’Ici. L’impegno preso stavolta con gli italiani (definito nel 2006 “una sciocchezza: si tratta al massimo di 2,5 miliardi di euro”) è che al primo Consiglio dei ministri la tassa comunale sulla proprietà della prima casa verrà cancellata senza gravare in alcun modo sulle casse degli enti locali. Il disegno di legge sarebbe addirittura già pronto da metà aprile e non attenderebbe altro che il via libera della prima riunione dell’esecutivo. Ma il programma del Popolo delle libertà in tema casa è piuttosto nutrito. Le promesse da mantenere con gli italiani vanno dal cosiddetto “piano casa” – la costruzione di alloggi per i giovani e le famiglie che ancora non hanno un immobile di proprietà attraverso lo scambio tra proprietari dei terreni e concessioni di edificabilità – al piano di riscatto concordato con le Regioni a favore degli inquilini di alloggi pubblici; dalla riduzione del costo dei mutui bancari a carico dei nuclei famigliari rendendo conveniente la ristrutturazione del debito anche per gli istituti di credito, al fondo pubblico di garanzia per i mutui contratti dai condomini per le opere di manutenzione e ristrutturazione degli edifici; dalla stabilizzazione delle norme fiscali sulle ristrutturazioni edilizie (che si trasformerebbero così in norme “strutturali” perdendo la caratteristica di una tantum) alla cosiddetta “legge obiettivo” per i quartieri svantaggiati e le periferie delle aree metropolitane, che prevedrebbe agevolazioni per gli interventi di riqualificazione urbana e il finanziamento di infrastrutture. Per finire con una norma “verde”, argomento cui è dedicato questo numero dell’Agente immobiliare: il programma del Pdl prevede infatti una graduale e progressiva detassazione degli investimenti in riscaldamento e difesa termica delle abitazioni. L’eredità sul tema immobiliare lasciata all’attuale esecutivo dal governo Prodi è anch’essa piuttosto consistente. L’ultima Finanziaria ha infatti già dettato alcune norme che pure trovano spazio nel programma di Berlusconi: le agevolazioni Irpef (36%) e Iva (ridotta al 10%) sulle ristrutturazioni sono state confermate fino al 2010, in fatto di Ici alla detrazione di 103,29 euro sull’Imposta regionale sulle persone fisiche si è aggiunto un ulteriore taglio dell’1,33 per mille del valore catastale per un massimo di 200 euro (fatta eccezione per le abitazioni signorili, le ville e i castelli), mentre per incentivare il risparmio energetico è stata prorogata fino al 2010 la detrazione del 55% dei costi di adeguamento degli impianti di riscaldamento, già prevista dalla manovra economica per il 2007 (per le altre misure stabilite dalla Finanziaria di quest’anno si veda AI marzo-aprile). E pochi giorni prima di lasciare il suo ufficio in piazza Mastai, l’ex viceministro dell’Economia Vincenzo Visco ha firmato due decreti attuativi di altrettante norme previste dalla manovra di fine anno. Il primo riguarda l’accesso alle detrazioni sui canoni d’affitto per l’abitazione principale, che ha effetto retroattivo e si applica dall’anno fiscale 2007 (vedi Panorama normativo di questo numero), mentre il secondo istituisce una commissione di studio composta da dieci esperti (già nominati) per proporre la semplificazione di adempimenti fiscali delle imprese immobiliari e possibili agevolazioni per incentivare lo sviluppo dell’edilizia abitativa. Rimane in sospeso la proposta avanzata più volte dal centrosinistra, ma mai portata a compimento, di un’aliquota unica al 20 per cento sui redditi da locazione, la cosiddetta cedolare secca. Uno strumento utile per far emergere gli affitti in nero e permettere l’immissione sul mercato di case tenute volutamente sfitte dai proprietari a causa di un prelievo fiscale troppo oneroso. Si tratterebbe di dare una risposta a un vero e proprio esercito, considerando proprietari e affittuari, seppur difficile da stimare, e alle prese con prezzi tra i più cari al Mondo. Nella classifica del “caro mattone”, Roma raggiunge infatti il ventinovesimo posto a livello mondiale e l’ottavo a livello europeo, mentre Milano rimane stabile rispettivamente al quarantaduesimo e all’undicesimo posto. I dati della Camera di commercio di Milano, raccolti attraverso Borsa Immobiliare su 12 grandi città sparse su tutto il globo, dicono che un trilocale arredato costa in media nella capitale 1.350 euro al mese, mentre nella città meneghina se ne spendono 1.200. Senza addentrarci nelle politiche di edilizia residenziale, di cui l’Agente immobiliare si è già occupato e si occuperà nel prossimo futuro, citiamo solo un dato piuttosto controverso fornito dalla trasmissione Report andata in onda il 4 maggio scorso: solo a Roma, con il nuovo piano regolatore il Comune prevede di costruire nei prossimi 10 anni 70 milioni di metri cubi su un territorio di 15mila ettari, anche se la crescita demografica nella Capitale è prossima allo zero. Insomma, le questioni sul tappeto sono numerose e tutte di grande portata e grande impatto sociale. Tanto da poter prevedere un ruolo di governo del settore casa nel neonato esecutivo. Berlusconi questo non lo ha promesso, ma non è escluso che prenda in considerazione l’idea lanciata subito dopo il voto da Fiaip.
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