
Nel 2009 il Prodotto interno lordo (Pil) del nostro Paese subirà una contrazione del 5,2% in termini di grandezza reale e del 3,3 in termini nominali.
E’ questa la stima fatta dal governo nella relazione al disegno di legge di assestamento di bilancio per il 2009, approvato in via definitiva dal Parlamento a fine luglio. La previsione è la stessa riportata nel Documento di programmazione economico- finanziaria (Dpef) 2010-2014 ed è aggiornata al quadro macro-economico rilevato nel giugno scorso. Nonostante il dato negativo, l'esecutivo e il ministro dell'economia Giulio Tremonti, nel Dpef – probabilmente l'ultimo della storia della Repubblica (vedi box) – ostenta un certo ottimismo per il futuro. “La ripresa non è lontana” è il messaggio che emerge dal Documento, forse perché l'Italia ha assorbito meglio di altri Paesi l'urto della recessione mondiale. “L'economia italiana – si legge nel Dpef – risulta meno esposta ai fattori specifichi della crisi finanziaria”, che ha squassato gli assetti mondiali nell'ultimo anno. “L'indebitamento delle famiglie è inferiore rispetto alla media dell'area dell'euro (60% del reddito disponibile contro il 93% alla fine del 2008) e il settore immobiliare è meno vulnerabile”. E ancora, “nel 2008, la redditività (ROE) dei principali gruppi bancari si è mantenuta positiva e superiore a quella registrata nei principali Paesi dell'area, pur mostrando una riduzione di cinque punti percentuali rispetto al 2007”. Certo, precisa il Documento, “il sistema bancario nazionale necessita di ricapitalizzazione, ma le gravi crisi bancarie emerse in molti altri paesi non si sono verificate”. Secondo il quadro delineato nel Dpef, l'Italia ha saputo difendersi meglio dalla recessione grazie a un codice genetico basato sulla propensione al risparmio delle famiglie, che limitano il proprio indebitamento spesso al solo acquisto dell'abitazione. Cosa che ha permesso al mercato del mattone nostrano di non precipitare. “Gli investimenti in costruzioni – si legge sempre nel Dpef – subiranno in misura contenuta l'impatto” della crisi del settore immobiliare che ha colpito molte economie industrializzate. Mentre la tenuta di un sistema creditizio la cui diffidenza nel concedere finanziamenti, anche in tempi di vacche grasse, ha minimizzato l'entità dei default famigliari. Questo tratto caratteristico della realtà italiana, si osserva ancora nel Dpef, non ha immunizzato del tutto il real estate che nel primo trimestre del 2009, in base ai rilevamenti dell'Agenzia del Territorio, ha registrato una riduzione della domanda nel segmento residenziale del 18,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre tra luglio 2008 e febbraio 2009 la concessione di mutui per l'acquisto della casa ha arrestato la crescita registrata negli anni scorsi. Un tendenza che pero già a marzo di quest'anno ha cambiato rotta, tanto che a maggio l'erogazione di mutui per abitazioni ha visto un aumento del 4,5% rispetto al maggio 2008. Lo scenario delineato nel Dpef sembra quindi riconoscere l'importanza della filiera immobiliare quale possibile punto di partenza per la ripresa economica. Ma poi a ben guardare né nel documento né nelle Risoluzioni approvate dal Parlamento il comparto immobiliare sembra aver trovato uno spazio privilegiato d'intervento. Si ricorda il “vecchio” Piano casa, quello previsto dalla manovra 2009 (dl 112/2008) e attuato dal Dpcm messo a punto a luglio scorso. Si sottolinea la riduzione della fiscalità per le famiglie con la cancellazione dell'Ici prima casa, l'immancabile proroga degli sfratti, confermata dall'ultimo decreto anticrisi (dl 78/2009), e gli interventi a sostegno del sistema creditizio dello scorso autunno. Ma non c'è alcuna promessa per il futuro sui tanti temi cari alla filiera immobiliare. Nel Dpef non si parla del nuovo Piano casa, quello lanciato dal premier Silvio Berlusconi a marzo e che le Regioni stanno attuando sulla base dell'intesa dello scorso aprile, in attesa dei provvedimenti governativi. Non c'è traccia dell'imposta sostitutiva sui redditi da locazione, prevista dal programma del Popolo della Libertà, messa nera su bianco dal ministro leghista Roberto Calderoli e sollecitata da tutti. Mentre sul Fondo di garanzia istituito dalla manovra 2009 per favorire l'accesso alla prima casa da parte dei giovani, si registra una battuta di arresto dal momento che l'adozione del provvedimento attuativo dovrà essere subordinata alla modifica della norma primaria, per renderla compatibile ai nuovi dettami del federalismo. In sostanza se sul fronte della crisi e sulle misure adottate per superarla il governo e il ministro Tremonti puntano a infondere ottimismo, sul piano delle prossime mosse da fare per un concreto rilancio dell'economia il messaggio sembra chiaro: i margini di manovra sono ridotti e le risorse poche. Prova ne è l'aggiustamento al ribasso delle previsioni di entrate. Con l'annuale provvedimento di assestamento di bilancio infatti il governo ha effettua una consistente revisione delle stime delle entrate tributarie fissate nella legge sul Bilancio di previsione per il 2009 (L. 203/2008) approvato a dicembre insieme alla legge Finanziaria per il 2009. In totale il gettito erariale è stato ridotto di 32.091 milioni di euro. La diminuzione è ricondotta totalmente all’andamento negativo delle entrate tributarie per le quali si prevede una contrazione di 32.699 milioni di euro, mentre per le extratributarie e altri tipi di entrate si stima un incremento di 608 milioni di euro. Tra le principali voci riviste in perdita ci sono il gettito dell’Ire per -10.490 milioni, quello dell’Ires per – 4.623 milioni, l’Iva per -12.394 milioni di euro, l'imposta di registro per – 1.081 milioni e quella ipotecaria per – 344 milioni. Tra le poche eccezioni ai segni negativi le imposte su tabacchi e giochi. Per questi ultimi è previsto un aumento di 492 milioni di euro per il Lotto, di 149 milioni di euro per le attività di gioco, di 158 milioni per il Bingo e di 204 milioni per il prelievo erariale unico sulle cosiddette new slot. A voler pensar male, potrebbe sembrare un modo per dire che ci sono più possibilità di riuscire a comprare casa (e di risanare i conti pubblici) giocando al SuperEnalotto che entrando in banca a chiedere un mutuo.
La Finanziaria va in pensione. Arriva la legge di stabilità
Il Documento di programmazione economico-finanziaria 2010-2014 sarà probabilmente l’ultimo della storia della Repubblica. E' infatti intenzione del Parlamento e del governo approvare entro la fine dell'anno il disegno di legge quadro “in materia di contabilità e finanza pubblica” e di “delega al governo in materia di adeguamento dei sistemi contabili, perequazione delle risorse, efficacia della spesa e potenziamento del sistema dei controlli”. Il testo, promosso dal presidente della commissione Bilancio di palazzo Madama Antonio Azzollini (Pdl) contiene la riforma della legge di contabilità pubblica, rimasta la stessa dal 1923. Il provvedimento, licenziato da palazzo Madama il 24 giugno scorso con l'appoggio dell'opposizione, è ora al vaglio della Camera (C. 2555) e permetterà di istituzionalizzare quanto già fatto da Tremonti un anno fa con il dl 112/2008: anticipare la manovra economica, riducendo il ddl Finanziaria a un mero testo di ratifica di tabelle. In questo modo si eviteranno provvedimenti omnibus, assalti alla diligenza e maxi-emendamenti di fine anno, come accaduto fino al 2007. La nuova legge finanziaria conterrà solo i grandi aggregati, lasciando le norme di sviluppo e gli interventi ai provvedimenti collegati. Tra le novità c’è anche l'istituzione della Commissione bicamerale per la trasparenza dei conti pubblici, cui spetterà il compito di promuovere e tutelare la chiarezza e l'informazione nel campo della finanza pubblica. Il gruppo di lavoro sarà formato da 20 parlamentari (dieci deputati e dieci senatori) nominati dai presidenti delle Camere in misura paritetica tra maggioranza e opposizione. E’ prevista inoltre l'unificazione dei servizi Bilancio di Camera e Senato per dare un unico strumento tecnico di supporto al Parlamento nell’esame dei testi di contabilità. Per questo passaggio è stata mantenuta l’autonomia dei presidenti di Camera e Senato, che decideranno d'intesa le modalità di unificazione. Il testo contiene anche una delega al governo per il passaggio al solo bilancio di cassa, quindi basato solo su incassi e spese effettive, anziché come quello attuale di cassa e competenza, stabilendo inoltre l'accesso di Camera e Senato alle banche dati necessarie per lo svolgimento dei compiti di controllo parlamentare. Il governo potrà contare inoltre su una maggiore flessibilità nella gestione del bilancio, grazie a minori vincoli negli spostamenti di spesa. Il bilancio, infine, sarà definito per missioni e per programmi e non più per rifinanziamento di leggi di spesa e ministeri. Rivoluzionate poi le scadenze che finora hanno scandito i tempi di approvazione della finanziaria. Non si partirà più dal 30 giugno con la presentazione del Dpef, ma si inizierà in primavera con la Relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica (Ruef) che aggiornerà le previsioni per l'anno in corso alla luce della manovra approvata l'anno precedente. La Ruef dovrà essere presentata alle Camere entro il 15 aprile. Entro il 20 luglio il governo dovrà poi presentare la Decisione di finanza pubblica (Dfp) che sostituirà il Dpef, le cui linee guida saranno predisposte e inviate alle amministrazioni locali entro il 20 luglio e non più entro la metà di giugno. La Dfp dovrà poi essere trasmessa al Parlamento entro il 20 settembre. Entro il 15 ottobre è prevista la presentazione da parte del ministro dell'Economia del ddl di bilancio di previsione dello Stato e della nuova finanziaria, ovvero la legge di stabilità, che riconduce le previsioni agli obiettivi per l'intero triennio di programmazione. La legge di stabilità sarà formata in tutto da quattro tabelle, anziché sette come previsto oggi. I disegni di legge collegati dovranno essere presentati alle Camere entro il 15 novembre. La delega per il passaggio al bilancio di cassa prevede anche il riordino delle norme che autorizzano provvedimenti di variazione al bilancio in corso d’anno, che sostituiranno l’attuale disegno di legge di Assestamento di bilancio, e la revisione del Rendiconto generale dello Stato. Il passaggio alla sola contabilità di cassa avverrà gradualmente, con un periodo transitorio di due anni. Per quanto riguarda la copertura economica di leggi o disposizioni che prevedono maggiori oneri a carico dello Stato, il ddl Azzollini conferma la validità dell’articolo 81 della Costituzione, per cui a maggior spesa deve corrispondere una maggior entrata.
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