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Dossier

Il cammino in Parlamento e gli umori politici: la Lega festeggia, Di Pietro vota sì a sorpresa


19.07.2010

Il Parlamento ha impiegato poco meno di un mese, per la precisione 28 giorni, per approvare lo schema di decreto legislativo sull’attribuzione a Comuni, Province, città metropolitane e Regioni di un proprio patrimonio demaniale. Assegnato all’esame, in sede consultiva su atti del governo, alla commissione bicamerale per l’Attuazione del federalismo fiscale e alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il testo ha infatti cominciato il proprio iter parlamentare il 22 aprile scorso, che si è concluso il 19 maggio con l’espressione di un parere ampio e articolato, di cui il governo, che ha dato il via libera definitiva al testo il giorno successivo, il 20 maggio, nel corso del Consiglio dei ministri, ha tenuto conto (vedi l’articolo precedente). Il provvedimento, fortemente voluto dalla Lega, è il primo decreto legislativo di attuazione della delega sul federalismo fiscale previsto dalla legge approvata lo scorso anno (n. 42/2009), volta a dare ampia attuazione all’articolo 119 della Costituzione. Il Carroccio quindi può dire al proprio elettorato di aver mantenuto le promesse, conferma la propria centralità all’interno del governo e la propria capacità di unificare il centrodestra e scompaginare il centrosinistra. Il testo infatti, è passato con i voti favorevoli del Pdl e della Lega, ma anche, a sorpresa, con quelli dell’Italia dei valori di Antonio Di Pietro. Il Pd si è invece astenuto, mentre hanno votato contro l’Udc e Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli e Bruno Tabacci. Il risultato è che l’opposizione si è ritrovata spaccata in tre tronconi. L’ex magistrato di Mani pulite e il ministro leghista per la Semplificazione Roberto Calderoli hanno annunciato il singolare (e temporaneo) sodalizio nel corso di una conferenza stampa congiunta. La riforma, ha chiarito Di Pietro spiegando le ragioni del suo sì, farà in modo che i beni demaniali “abbiano un’identità certa: allo Stato quelli dello Stato, agli enti locali, che ne saranno responsabili, gli altri. Se applicato bene il federalismo demaniale permette di avere vantaggi e tagliare costi”. A proposito dell’astensione del Pd, che nel corso dell’iter parlamentare del provvedimento aveva invece dato il proprio contributo migliorativo del testo, il leader dell’Idv ha commentato: “Ci dispiace che alcuni, dopo aver contribuito a costruire un buon strumento, non hanno il coraggio di assumersene la responsabilità. L’Italia dei valori non si astiene mai”. Ma l’astensione il Pd l’ha motivata come una meditata scelta politica, non un modo di non scegliere fra due linee politiche opposte. Questo il commento del capogruppo del Pd alla Camera Dario Franceschini, che ha comunque rivendicato il ruolo centrale del Pd che ha spinto la biacamerale a riscrivere quasi per intero il testo, giudicato molto carente soprattutto nella parte relativa all’immobiliare dove si metteva al centro la vendita piuttosto che l’uso ottimale del patrimonio



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