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Il futuro della professione secondo Paolo Righi


Intervista al Presidente nazionale Fiaip su liberalizzazione dei servizi, riforma della professione e nuove proposte anticrisi per la crescita del comparto immobiliare

Il futuro della professione secondo Paolo Righi - Intervista al Presidente nazionale Fiaip su liberalizzazione dei servizi, riforma della professione e nuove proposte anticrisi per la crescita del comparto immobiliare

Dalla direttiva servizi - 2006/123/CE- ai decreti di recepimento nel nostro Paese. Come cambia il ruolo dell’agente immobiliare? La direttiva 2006/123/CE sulla liberalizzazione dei servizi, cosiddetta Bolkestein dal nome dell’ex commissario europeo al Mercato interno, l’olandese Frits Bolkestein, aveva tracciato delle linee su cui perseguire i propri obiettivi, da un lato la facilità di stabilimento dei lavoratori stranieri nei vari Paesi dell’Unione e dall’altro la massima tutela per i cittadini nell’ambito di una complessiva liberalizzazione delle professioni. Un binomio in qualche modo contrastante, ma che ha ottenuto i suoi effetti soprattutto per quanto riguarda la facilità di stabilimento dei lavoratori. Al momento del recepimento nel nostro Paese della norma europea, il ministero dello Sviluppo economico ci ha assolutamente ascoltato, e pur avendo abolito il ruolo degli agenti immobiliari non ha modificato il criterio di accesso alla professione. Quindi, in sostanza nulla è cambiato: i criteri soggettivi, e i requisiti di onorabilità e rispettabilità, sono stati mantenuti, così come anche il percorso formativo di chi vuole intraprendere la professione di agente immobiliare e il relativo esame. La differenza è nel fatto che il ruolo è stato abolito, ma è stata creata una sezione speciale all’interno del Repertorio economico e amministrativo (Rea) e all’interno del registro delle imprese, tenuti dalla Camera di commercio. Formalmente, nulla è cambiato: abbiamo perso il ruolo, che per noi aveva un significato abbastanza forte, ma comunque siamo presenti nelle sezioni speciali. Anche perché il recepimento della direttiva, per quanto riguarda lo stabilimento dei cittadini stranieri in Italia, ha mantenuto, dato anche il lavoro svolto da Fiaip, l’obbligo per il ministero dello Sviluppo economico di sottoporre gli stranieri che vogliono venire in Italia a una verifica, da parte di una commissione scelta nell’ambito del dicastero, dei titoli e requisiti necessari per l’esercizio della nostra professione. Il gruppo di lavoro infatti si occupa di accertare l’esistenza di titoli di abilitazione e di parificare quelli stranieri a quelli italiani. In mancanza di essi, invece, il cittadino straniero deve comunque fare il corso e l’esame di accesso alla professione. Quindi, se uno straniero si vuole stabilire in Italia, deve comunque essere in possesso di titoli di studio parificati a quelli italiani e deve essere a conoscenza delle leggi italiane: la legge 39 del 1989 - sulla disciplina degli agenti di affari in mediazione -, e le normative in materia di antiriciclaggio e le normative per la lotta alla criminalità. Di fatto il governo italiano ha eliminato il ruolo, perseguendo le linee dell’Europa, ma nello stesso tempo ha garantito e garantisce alla cittadinanza italiana una qualità dei propri agenti immobiliari, siano essi italiani o stranieri. La riforma della professione è un tema attuale, sia alla luce della prossima emanazione del decreto di attuazione dell’articolo 80 del decreto legislativo 59/2010, sia per le proposte che nell’ultimo Consiglio nazionale Fiaip ha avanzato al governo, nell’ambito della discussione sul decreto sviluppo. Qual è in particolare la ricetta Fiaip per uscire dalla crisi? La Federazione ha pensato di cogliere l’occasione, nell’ambito del Consiglio nazionale del 19 e 20 ottobre scorsi, per avanzare proprie proposte al governo, che possano in qualche modo favorire il mercato immobiliare: in primo luogo, la lotta all’abusivismo attraverso l’eliminazione dell’esercizio della professione in maniera occasionale, l’eliminazione della dichiarazione del compenso dell’agente immobiliare all’atto della stipula notarile l’equiparazione dell’Iva delle fatture degli agenti al bene principale, quindi al 4%, per quanto riguarda la prima casa, e al 10% per la seconda. Inoltre, Il Consiglio nazionale ha lavorato sulla normativa introdotta dal decreto legislativo 141/2010, che ha riformato la mediazione creditizia e che allo stato attuale delle cose prevede che l’agente immobiliare non possa più, strumentalmente alla propria attività, segnalare i mutui alla clientela. Norma contestata più volte da Fiaip, perché a nostro avviso procura nocumento alla filiera immobiliare, e anche perché i nostri clienti oggi devono avere la possibilità di essere informati in merito alle opportunità che il mondo bancario offre di fare mutui. La proposta, che noi abbiamo rilanciato più volte, e che speriamo sia accolta dal Ministero dell'Economia, sia dalla Banca d'Italia che dalla politica in generale é che con l'introduzione del nuovo decreto 141/2010 si possa garantire la possibilità agli agenti immobiliari di segnalare in maniera strumentale i mutui bancari alla propria clientela, oppure segnalare il mediatore e/o la personalità giuridica a cui la clientela potrà rivolgersi per il mutuo. Tornando all’attuazione della Bolkestein, invece, cosa vi aspettate dal decreto di prossima emanazione e che ruolo ha avuto Fiaip nella sua stesura? La stesura del decreto di attuazione della direttiva servizi ci ha visto protagonisti, in quanto nell’ottica di una sempre crescente concertazione che il ministero dello Sviluppo economico ha messo in campo, le tre associazioni di categoria Fimaa, Fiaip e Anama sono state convocate al dicastero ed è stato prodotto un documento comune che, a oggi, per il 90% ha visto le nostre richieste approvate dal governo. Quindi, il regolamento che ne verrà fuori, a meno di colpi di scena dell’ultima ora, prevede comunque che il travaso dell’ex ruolo non possa essere automatico: chi è iscritto al ruolo oggi dovrà, se esercita l’attività, iscriversi alle sezioni speciali del Rea e del registro imprese, oltre a comunicare nella Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) quali sono le funzioni svolte da ogni singolo componente dell’agenzia, una sorta di mansionario o organigramma dell’agenzia, che dovrà essere reso pubblico ai cittadini. Cioè, il cittadino, entrando in un’agenzia immobiliare, dovrà sapere con chi parla, se con un agente immobiliare – che quindi può condurre trattative – o con altre figure che non possono svolgere attività di mediazione. Quindi, è un salto veramente molto forte di civiltà e anche di trasparenza nei confronti del cliente. In più è stato reintrodotto il tesserino professionale: ogni agente immobiliare che svolge l’attività sarà dotato di un tesserino di riconoscimento rilasciato dalla Camera di commercio, e nel momento in cui dovesse interrompere l’attività, questo tesserino sarà ritirato. Una vera e propria patente dell’agente immobiliare, al quale la Camera di commercio riconosce la possibilità di esercitare la propria attività. Un successo pieno, dunque, che le associazioni insieme hanno ottenuto, e anche un successo del ministero dello Sviluppo economico, che ha adottato un sistema concertativo da cui sono scaturiti buoni frutti. Un commento sulla crisi mondiale e soprattutto europea: cosa si può fare dal punto di vista del mercato immobiliare? Parlando di crisi, ogni Paese vive una propria realtà, che tra l’altro è difficile conoscere. Ad esempio, l’Inghilterra ha nazionalizzato tutte le banche - non vi sono banche private con degli azionisti - e ha aumentato le tasse universitarie, la Spagna due anni fa aveva aumentato le tasse sulle transazioni immobiliari, e repentinamente due mesi fa le ha dovute abbassare, oggi il problema non è quello che si può fare esclusivamente per il settore immobiliare. Noi sappiamo che gli strumenti per uscire da questa crisi sono sostanzialmente di bilancio, abbassare il debito pubblico, e prevedere degli strumenti di crescita. E, a oggi purtroppo in Italia viviamo politicamente un momento di grande confusione, dove – lo dico con amarezza – la politica non aiuta e non si aiuta nel ritrovare un senso nazionale di unità, e sicuramente lo Stato, i Comuni, le Regioni, dovranno abbandonare l’idea di una politica interventista nel settore dell’immobiliare. Oggi ancora molti Comuni e molte Regioni stanziano fondi per la costruzione di nuove case, quando ad oggi le unità immobiliari invendute dei costruttori privati sommano un numero veramente spaventoso. Quello che noi chiediamo non sono agevolazioni particolari, ma ad esempio che i Comuni e le Province, dovendo intervenire sui piani edilizi, invece di fare costruire del nuovo e consumare territorio, si possano rivolgere oggi a quei costruttori che sono in difficoltà, acquistando per i cittadini unità immobiliari già finite a dei prezzi scontati, di costo. Avremmo il vantaggio di supportare il risanamento dei conti delle banche, togliere l’edilizia privata da forte imbarazzo economico, e soprattutto di mettere sul mercato immobili a costi più bassi. Quindi noi speriamo veramente che la politica in generale ma ancor di più, per la responsabilità che ha, il governo, prendano delle decisioni chiare, inequivocabili, per poi procedere a tutte quelle che sono le norme per lo sviluppo del nostro settore.



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stampato in data 23-2-2012 alle ore 4:21