
Non è sempre legato a “bisogni sociali”, è trasversale (dal Nord al Sud è un fenomeno che si registra ovunque, sebbene con caratteristiche diverse). Segue strategie sofisticate legate al profitto: per attrarre turismo di qualità, per sfruttare aree naturali protette, per trasformare o ingrandire abitazioni in aree densamente popolate e quindi molto remunerative.
Anche se negli ultimi due anni questo demone, l’abusivismo edilizio, sembra aver subito un netto rallentamento, legato principalmente a una maggiore sensibilità da parte dei cittadini per il consumo di territorio e la distruzione del paesaggio, l’uso di tecnologie sofisticate per accertare gli illeciti e una accresciuta attenzione da parte delle autorità.
Secondo i dati del Cresme, il Centro ricerche economiche, sociali e di mercato per l’edilizia e il territorio, pubblicati sul Rapporto Ecomafia 2007 di Legambiente, l’abusivismo edilizio ha subito un calo di ben dodici punti percentuali negli ultimi 23 anni: nel 1983, anno del condono voluto dall’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, le costruzioni abusive erano il 25% del totale del patrimonio costruito, pari a 105mila unità abitative illegali. Quattro anni dopo, nel 1987, i dati parlano di un calo al 22% sul totale e di 59mila realizzazioni fuori legge. Una nuova impennata nel 1994 (in concomitanza con il condono deciso dal primo governo guidato da Silvio Berlusconi), con il record del 29,5% di abusi sul totale costruito, mentre nel ’99 il fenomeno si attenua facendo registrare 25mila casi, pari al 13% delle costruzioni eseguite in quell’anno. Dati piuttosto confortanti anche nel 2006: la produzione illegale è scesa al 9,1%, con 30mila unità illegali realizzate, mentre le stime per il 2007 ipotizzano un ulteriore calo per un massimo di 28mila interventi abusivi.
Maglia nera in fatto di costruzioni illegali è ancora una volta il Sud. A compiere il maggior numero di infrazioni sono quattro Regioni a tradizionale presenza mafiosa, dove tra l’altro il controllo delle organizzazioni criminali sul ciclo del cemento è praticamente monopolistico: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, che insieme raggiungono il 49% degli illeciti edilizi riscontrati dalle Forze dell’ordine nel 2006, contro il 48,4% del 2005 e il 44% del 2004. Interessante anche un dato emerso da una ricerca condotta dal Cresme e dall’Anci, l’associazione nazionale comuni italiani, su un campione di 25 uffici tecnici di altrettante città italiane sulla base delle tipologie di abusi documentate nelle domande presentate per il condono 2003, (anche questa pubblicata sul Rapporto Ecomafie): al Nord si compiono illeciti per ristrutturare unità già esistenti, e riguardano opere di completamento o trasformazione (abitabilità dei sottotetti, verande, trasformazione degli annessi agricoli); al Sud e al Centro si costruiscono case ex novo di piccole dimensioni; ancora al Centro si ristruttura incrementando il volume dell’immobile.
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