
"Prima del periodo feriale, il Consiglio dei ministri ha approvato, in prima lettura, uno schema di decreto legislativo che prevede fra l’altro l’istituzione a decorrere dal 2011 della cedolare secca sugli affitti, da tempo richiesta dalla Confedilizia (e con comunicati insieme ad Asppi, Appc e Unioncasa). La Confedilizia, nel prendere con favore atto del varo del provvedimento nonché di alcuni miglioramenti allo stesso apportati in ‘zona Cesarini’, allineati con quanto richiesto dalla nostra organizzazione darà esatto conto dei contenuti e delle modalità di applicazione della normativa sulla cedolare secca non appena il provvedimento sarà divenuto definitivo, dopo l’esame da parte delle competenti commissioni parlamentari e il suo varo in seconda lettura da parte del governo. La stessa cosa Confedilizia farà, naturalmente, in relazione agli altri contenuti di nostro interesse dello schema di decreto in materia di federalismo municipale con particolare riguardo alla previsione di una imposta municipale propria (Imp), sostitutiva (qualora istituita dai Comuni, a partire dal 2014) di una serie di tributi gravanti sugli immobili, nonché di una imposta municipale secondaria facoltativa”. E’ così che il presidente della Confederazione italiana proprietà edilizia Corrado Sforza Fogliani ha commentato a L’Agente immobiliare il via libera preliminare da parte dell’esecutivo allo schema di decreto legislativo sulla fiscalità municipale, che introduce l’imposta unica sui redditi da locazione. “La cedolare secca – ha poi aggiunto Sforza Fogliani – è uscita dal Consiglio dei ministri migliorata e la Confedilizia ne dà atto ai ministri, ai quali aveva illustrato il proprio punto di vista. Rimane il problema della penalizzazione dei contratti a canone calmierato, per i quali temiamo che la cedolare secca non sarà una scelta generalizzata se, sulla base dei previsti pareri parlamentari, il governo non ripristinasse per questi contratti le attuali agevolazioni in caso di scelta del regime, pur sempre opzionale, della cedolare”. A questo proposito Sforza Fogliani ha inoltre sottolineato la sorpresa della Confederazione nello scoprire che l’imposta sostitutiva sui redditi da locazione inserita nel provvedimento attuativo del federalismo fiscale “si basa su un principio diverso da quello stabilito per la cedolare introdotta in via sperimentale per la provincia dell’Aquila dalla Finanziaria 2010, e cioè che si applichi sui canoni effettivi e non su quelli determinati ai sensi della legislazione vigente (quindi sul 100% del canone anziché sull’85% come avviene per il regime irpef, ndr)”. In attesa del testo definitivo della norma, Confedilizia sta valutando gli effetti di questa discrepanza, “che prevediamo peraltro di notevole riguardo, soprattutto in danno dei canoni calmierati”. “A regime, resta invece irrisolto – ha poi concluso Sforza Fogliani – il problema di come graveranno sulle comunità i tributi propri che potranno, sulla base della legge delega sul federalismo, essere istituiti. Così come rimane in tutta la sua assurdità (e incostituzionalità) la consacrazione, a valere a tempo indeterminato, di una tassazione immobiliare a valore (anziché reddituale) e quindi progressivamente espropriativa, che è prevista per l’imposta municipale propria laddove le comunità interessate decidano di istituirla a partire dal 2014”. Il nodo della questione secondo il numero uno di Confindustria è quello del combinato effetto dell’Imp e dell’eventuale trasferimento alle amministrazioni locali delle funzioni catastali, attraverso il decentramento. La domanda che si pone è quindi una sola, ha spiegato Sforza Fogliani: “Se sia giusto, ed equo, che i Comuni stabiliscano, oltre che le aliquote, anche la base imponibile del proprio principale tributo (quello immobiliare). Io penso di no”.
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