
Arriva la finanziaria, mentre Fiaip si appresta a disegnare le nuove strategie del futuro al Congresso Nazionale a Taormina dove verranno eletti i suoi dirigenti, e verranno rilanciate le proposte politiche per guarire il mattone. In tanti si domandano come mai la recente legge firmata Tremonti fatta di soli tre articoli e tabelle, non abbia modificato nulla per il settore del real estate?
La crisi del mondo immobiliare è chiara, e la confusione che regna tra i provvedimenti annunciati e poi non realizzati, rischia ancora una volta di penalizzare gli stessi players di mercato. Forse qualcuno pensa di scaricare le promesse elettorali solo su provvedimenti legislativi parlamentari o sulle Regioni che il prossimo anno si avviano al rinnovo. Creare un Paese dove nessuno si assume veramente il compito di mettere mano al problema abitativo nel suo complesso sembra evidentemente più facile. Se da un lato si fotografa il rigore della finanza pubblica, in termini di programmazione, con atti chiari per i prossimi anni, è però evidente dall’altro, come, in pochi abbiano considerato strategico il settore immobiliare. Mancano, infatti, segnali degni della fiducia dei suoi operatori. Ancora non sono stati messi in campo interventi a contrasto della crisi, come sarebbe potuta essere la cedolare al 20% su tutti i contratti di affitto. Ci si sarebbe attesi atti concreti tesi a tracciare la via d’uscita all’attuale impasse del mercato tricolore, stretto dalle difficoltà di accesso al credito che ha bloccato le nuove costruzioni, e il calo netto delle compravendite immobiliari. Il piano Casa “fai da te” di Berlusconi assegna però alle Regioni le competenze sull’edilizia lasciando alle stesse la possibilità di usare il mattone come motore della ripresa economica. L’obiettivo oggi è quello di mettere in moto il settore “edilizio” per investimenti che potrebbero arrivare a 60 miliardi di euro. La possibilità per 10 milioni di proprietari che potranno così aumentare le superfici delle loro abitazioni e il valore del bene post-ristrutturazione è un dato di fatto. Con la finanziaria sono estese fino al 2012 le agevolazioni previste per le ristrutturazioni edili e anche per l’acquisto d’immobili già ristrutturati. La norma prevede l’applicazione dell’aliquota al 10% dell’Iva sui lavori. I maligni dicono però che Berlusconi si è fermato a Onna, e agli annunci nel salotto di Bruno Vespa strombazzati ai quattro venti su una ricostruzione, ancora poca chiara a oltre 5 mesi dal terremoto dell’Aquila. Il Presidente del Consiglio è sicuramente arrivato a sconvolgere gli animi degli aquilani, così come quelli degli italiani, e le sue risposte siamo sicuri non tarderanno. Quello che è incomprensibile è perché ancora oggi un imprenditore come lui, non abbia messo in campo politiche di defiscalizzazione per il settore immobiliare. Il Piano Casa è un’occassione per creare ricchezza “a costo zero”, ma, non basta. Forse le maggiori risorse che dovrebbero emergere dai conti pubblici possono essere utilizzate in futuro per abbattere le tasse su lavoratori e dipendenti con famiglie numerose e a basso reddito, oltre ad incidere su detassazioni concrete per il settore. Chissà, forse gli introiti provenienti dalla scudo fiscale rilanceranno l’economia, oppure all’orizzonte qualcuno pensa ad una moratoria per le famiglie in difficoltà nel pagare le rate dei mutui. Vedremo. Intanto i recenti dati Istat sull'occupazione dimostrano che la strada della ripresa é ancora molto lunga ed in salita. La disoccupazione sale al 7,4% e preoccupa soprattutto nel Mezzogiorno, un'area che rischia di pagare oltremodo gli effetti della crisi se non si interviene immediatamente con scelte coraggiose in completa discontinuità con il passato. Occorre un grande senso di responsabilità da parte di tutti, dal governo alle parti sociali ed economiche, affinché ogni euro che entra nelle casse dello Stato, si concentri sul sostegno all'occupazione, sull'aumento della dote per gli ammortizzatori sociali, oltre che su nuove politiche di defiscalizzazione per professionisti ed autonomi. Il tutto dovrebbe procedere di pari passo al piano di investimenti infrastrutturali previsto. Per questo sono state stanziate nei mesi scorsi congrue risorse, ma l’apertura dei cantieri risulta purtroppo al palo.
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