
Righi (Fiaip) e Angeletti (Fimaa) tornano in commissione Ambiente. In primo piano requisiti professionali ed effetti distorsivi sul mercato dell’invenduto
Una proposta di legge per rafforzare i requisiti necessari a svolgere la professione di intermediazione immobiliare, alla luce delle novità introdotte con il recepimento della direttiva europea sulla liberalizzazione dei servizi (dlgs 59/2010, che ha previsto la cancellazione del ruolo per intermediari e agenti immobiliari) e della necessità di garantire la professionalità di chi opera su un mercato delicato, come quello immobiliare, in un momento di crisi economica. È questo l’annuncio fatto, in commissione Ambiente di Montecitorio, dai presidenti della Fiaip, Paolo Righi, e della Fimaa (Federazione italiana mediatori e agenti d’affari), Valerio Angeletti, intervenuti alla Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul mercato immobiliare avviata quasi un anno fa dall’VIII gruppo di lavoro. Già il 29 settembre scorso i rappresentanti delle due Federazioni erano stati ascoltati insieme ad Ance, Assoimmobliare e Confedilizia ma, visto il poco tempo avuto a disposizione all’epoca, hanno ritenuto necessario tornare per ribadire e chiarire le proprie posizioni sugli interventi necessari per rivitalizzare il mercato immobiliare. Oltre al rafforzamento della qualifica professionale, come chiave di volta per la tutela del consumatore, Righi e Angeletti hanno rilanciato, come già altre associazioni del settore, la necessità di una riforma e semplificazione della fiscalità sugli affitti, sponsorizzando ancora una volta l’introduzione dell’imposta sostitutiva (cosiddetta cedolare secca) sui redditi da locazione. Sempre in materia di affitti, i due hanno poi sollecitato l’aggiornamento del codice civile per fare del contratto di locazione un titolo esecutivo, per semplificare, in caso di necessità, le operazioni di sfratto. Solo in questo modo, secondo Fiaip e Fimaa, sarà infatti possibile garantire ai proprietari il diritto di rientrare in possesso del proprio immobile dato in affitto e di veder riconosciuto il valore del proprio investimento nel mattone. Se la maggiore professionalità e la questione degli affitti sono argomenti sui quali si discute da tempo, i rappresentanti delle due Federazioni hanno messo sul tavolo anche una problematica in parte nuova per il settore, e che si sta rafforzando per effetto della crisi economica: la questione dell’invenduto. Per correggere l’effetto distorsivo che ha sul mercato immobiliare la massa di abitazioni residenziali rimasta senza acquirenti, secondo Righi sarebbe necessario un intervento normativo che, nello specifico, potrebbe essere indirizzato verso un ripensamento delle politiche di housing sociale. A una specifica domanda posta dal deputato dell’Unione di centro (Udc) Pierluigi Mantini, il presidente della Fiaip ha infatti sottolineato come, ad oggi, sul mercato, ci siano circa due milioni di alloggi invenduti. Piuttosto che puntare sulla realizzazione di nuove abitazioni, ha quindi proseguito Righi, per affrontare la questione sociale della casa si potrebbero studiare delle agevolazioni che consentano di “smarcare” la massa d’invenduto e ottenere, allo stesso tempo, la riqualificazione, anche sul piano della sostenibilità energetica degli immobili, e la risposta alla domanda di abitazioni da parte delle classi meno abbienti. La Fiaip, tramite il suo primo rappresentante, non ha comunque espresso particolari riserve sugli altri tipi di politiche di housing sociale delineate in questi mesi dal governo, a partire dalla realizzazione delle cosiddette New Town, sul modello utilizzato per la ricostruzione del dopo terremoto in Abruzzo. L’argomento su cui la Federazione degli agenti immobiliari ritiene invece possibile un solo tipo di intervento è quello che riguarda la definizione, una volta per tutte e a livello nazionale, di una normativa unitaria sulla casa che faccia chiarezza tra le svariate discipline regionali cui ha dato vita l’attuazione della riforma del Titolo V della Costituzione. Una riforma che, secondo Righi, ha avuto effetti devastanti in un settore chiave per l’economia del Paese come quello del turismo. A causa della mancanza di una normativa nazionale in materia, infatti, milioni di affitti per le case vacanze sono pagati in nero. Sollecitati dal gruppo di lavoro sul tema del governo del territorio e della riforma urbanistica, Righi e Angeletti hanno infine concordato sulla necessità di introdurre nuove norme di carattere nazionale sulla destinazione d’uso dei suoli ai fini della costruzione di nuovi immobili.
Confabitare presenta progetto “Una casa per tutti”
L’attuale congiuntura economica ha di fatto privato il settore immobiliare, e quello dell’edilizia, dei flussi d’investimento a favore delle imprese e della domanda per l’acquisto e la locazione delle abitazioni. È quindi sulla ripresa del mercato degli affitti e sul recupero del patrimonio immobiliare esistente che bisogna puntare per il rilancio immediato del settore. Questi, in sostanza, i punti su cui si è concentrato, nel corso della sua audizione, il presidente di Confabitare, Associazione per la proprietà immobiliare, Alberto Zanni. Anche quest’ultimo, al pari di Righi e Angeletti, ha avanzato alcune proposte, tra le quali quella dei certificati immobiliari. Con questo strumento, attraverso la mediazione del Comune, si consentirebbe di affittare alloggi a privati cittadini che, partecipando per il 20% alla proprietà, avrebbero dopo alcuni anni il diritto di prelazione sulla vendita del bene. Zanni si è poi detto favorevole alla promozione dei contratti a canone concordato per le famiglie a basso reddito e a un ulteriore sviluppo di costruzione di alloggi di Edilizia residenziale pubblica (Erp). Il presidente di Confabitare ha poi annunciato di stare collaborando con consulenti dei settori economico, finanziario, fiscale, pedagogico e sociale alla realizzazione del progetto “Una casa per tutti”. Un piano che, at- traverso il pagamento di canoni con modalità atipiche, mira a garantire il possesso di un’abitazione a famiglie e soggetti che si trovano in situazioni di particolare disagio e a facilitare, allo stesso tempo, il conseguimento dell’integrazione sociale. Il progetto prevede, nello specifico, la cessione a imprese private, da parte del Comune, di terreni senza imposizione di oneri di urbanizzazione, quindi con un risparmio di partenza da parte del costruttore. Agli alloggi così realizzati dovrebbero essere poi applicati canoni di locazione “calmierati”, più bassi di quelli cosiddetti “concordati” e, alla fine di un periodo di concessione di cui godrà l’impresa costruttrice, assumendosi i costi di manutenzione, le case entrerebbero automaticamente a far parte del patrimonio comunale.
Federcasa: necessari interventi a favore del settore pubblico
Superare la disparità di trattamento tra settore pubblico e privato riconoscendo anche all’Edilizia residenziale pubblica la detrazione del 36% sulle spese di ristrutturazione, e quella del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici, da scalare su quanto gli enti gestori versano allo Stato tramite il pagamento, tra le altre cose, di Ires, tassa di registro e bollo. Questo il punto principale messo in luce, nel corso della propria audizione, da Luciano Cecchi, presidente di Federcasa, la federazione che riunisce i 108 soggetti che gestiscono la parte più corposa del patrimonio Erp in Italia. In assenza di incentivi o finanziamenti specifici, ha evidenziato Cecchi, gli enti che detengono la gestione di questi edifici non sono infatti in condizione di intervenire sul proprio patrimonio dal momento che, al contrario dei privati, non hanno la possibilità di recuperare l’investimento né attraverso un aumento degli affitti né attraverso il risparmio conseguito. Dopo aver evidenziato che è ormai dal 31 dicembre 1998 che il settore non riceve finanziamenti al contrario di altri servizi pubblici rivolti ai cittadini, il presidente di Federcasa ha poi messo in luce quella che, a suo avviso, rappresenta un’ulteriore riprova della “discriminazione fiscale” cui sarebbero fatti oggetto gli enti gestori. In caso di interventi di manutenzione o riqualificazioni deliberate dalle assemblee condominiali, ha sottolineato Cecchi, gli ex inquilini diventati proprietari degli appartamenti godono delle facilitazioni previste dalla legge, mentre, sugli alloggi non venduti, comunque oggetto degli stessi interventi, le medesime condizioni non sono garantite all’ente.
Conia: a tutela degli inquilini con il Federalismo dell’abitare
Dopo agenti, mediatori e proprietari, l’ottava commissione di Montecitorio ha ascoltato anche gli inquilini. Tiziano Maramotti, presidente della Confederazione nazionale inquilini associati (Conia) ha iniziato il proprio intervento con un breve excursus storico. A suo parere, infatti, la crisi dell’abitare non sarebbe iniziata nel 2008 ma ben dieci anni prima, quando, con l’approvazione della legge 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti a uso abitativo), si è passati, all’improvviso, dai canoni amministrati, dall’affitto previsto per legge e dalle proroghe dei contratti ripetute in oltre 60 anni alla liberalizzazione selvaggia, senza passaggi intermedi e senza sostegno alla domanda e all’offerta. Maramotti ha poi voluto evidenziare le responsabilità degli enti locali, e dei Comuni in primo luogo, che, dopo, un decennio di urbanizzazione selvaggia, sembrano essersi dimenticati di provvedere alla casa per chi non può procurarsela da sé non pensando di destinare fondi specifici al recupero (e non alla costruzione) di abitazioni a scopi sociali. Ma per quanto responsabili, i comuni, sui quali comunque ricade tutto il peso dei servizi sociali, non vanno lasciati soli. Ad avviso del presidente della Confederazione, infatti, dovrebbe essere costituito un fondo che, attraverso le Regioni, vada a incentivare operazioni di recupero per interi quartieri abbandonati. Altri interventi urgono poi a livello normativo. Maramotti ha infatti proposto di correggere la 431/1998 con una nuova legge che introduca il “Federalismo dell’abitare”. In pratica, la regolamentazione e l’attuazione degli accordi dovrà avvenire esclusivamente a livello territoriale. Solo così, ha continuato il presidente Conia, si potranno avere schemi contrattuali non in forza di legge ma come risposta alle esigenze che si agitano sul territorio. Con questo ulteriore ciclo di audizioni (ricordiamo che, tra gli altri, erano già stati ascoltati Ance, Anama, Confedilizia, Assoimmobiliare, Agenzia del Territorio, Censis, Nomisma, Tecnoborsa, Cresme, Assogestioni e Genworth Financial) l’indagine conoscitiva sul mercato immobiliare si avvia verso la fase conclusiva. Il gruppo di lavoro sarebbe infatti intenzionato a tirare le somme dell’approfondimento con la stesura del documento conclusivo e la sua approvazione che dovrebbe avvenire entro la fine di luglio.(B.C)
Piano Casa 1 e 2: Mantovani illustra gli interventi del governo
Anche il governo è stato chiamato a dire la sua nell’ambito dell’indagine conoscitiva. Il 16 giugno scorso i senatori dell’ottavo gruppo di lavoro hanno ascoltato il sottosegretario alle Infrastrutture Mario Mantovani. Il rappresentante dell’esecutivo ha innanzitutto evidenziato come, con il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 16 luglio 2009, sia stato avviato il Piano nazionale di edilizia abitativa (cosiddetto Piano Casa 1). Dopo aver descritto i contenuti del progetto (incentivi agli investitori privati, finanziamenti all’Erp e interventi correlati), Mantovani ha dichiarato che a breve partiranno le convocazioni di Regioni e Comuni per impostare gli accordi di programma. Oltre al Piano per l’edilizia abitativa, ha continuato il sottosegretario, sono state avviate, con la collaborazione degli enti locali, procedure di gara per individuare gli interventi da ammettere nel programma di realizzazione di alloggi a canone sostenibile per le categorie svantaggiate. In conclusione, Mantovani ha parlato del Piano Casa 2 (snellimento delle procedure e promozione dell’attività edilizia). Pur riconoscendo maggiori difficoltà del previsto, dovute soprattutto alla disomogeneità a livello regionale, il sottosegretario si è detto convinto della bontà del programma sostenendo che demolire per ricostruire può rappresentare il modello operativo di riferimento per trasformare e riqualificare il patrimonio edilizio del nostro Paese
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