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Mattone & Finanza

Italiani in rosso rottamano il variabile


Bankitalia lancia l’allarme sul debito delle famiglie, mentre il subprime entra nell’agenda del G7

18.11.2009

Italiani in rosso rottamano il variabile - Bankitalia lancia l’allarme sul debito delle famiglie, mentre il subprime entra nell’agenda del G7

A ottobre dello scorso anno i debiti contratti dalle famiglie italiane con le banche ammontavano a 11.292 milioni di euro, registrando una crescita rispetto allo stesso periodo del 2006 dell’8,45%: più del doppio delle sofferenze fatte registrare dall’intero sistema privato nazionale, aumentate nello stesso periodo del 3,5%.
E’ questo il dato evidenziato dalla Banca d’Italia nel supplemento su Banche e Fondi comuni allegato al Bollettino statistico mensile diffuso il 7 gennaio scorso. Dal documento emerge che a pesare sul budget famigliare è sempre di più il muto sulla casa: il valore dei prestiti di durata superiore ai cinque anni sottoscritti per l’acquisto di abitazioni, a ottobre scorso era di circa 265 miliardi di euro, contro i 240 miliardi della fine del 2006. A far andare in rosso i conti delle famiglie italiane è anche una sempre maggior propensione all’indebitamento attraverso il ricorso al credito al consumo, agli scoperti di conto e ai pagamenti con le carte di credito, ma sono i tassi sui mutui i veri imputati dell’allarme di Bankitalia. La media degli interessi chiesti sui prestiti immobiliari è passata dal 4,82% del 2006 al 5,71% dell’ottobre scorso. Media che, secondo i dati più recenti diffusi dall’Abi (l’Associazione bancaria italiana) a gennaio 2008 ha toccato il 5,72%, dopo aver registrato un lieve calo (5,66%) a novembre . In questo contesto, a pagare di più sono le famiglie che hanno sottoscritto mutui a tasso variabile. Le rate mensili per questi prestiti negli ultimi mesi sono aumentate anche di 200 euro, rendendo così sempre più problematico, e a volte impossibile, arrivare a fine mese. Secondo una ricerca pubblicata a dicembre dal Censis, sono circa 530mila le famiglie italiane a rischio insolvenza per i mutui variabili e i dati sui pignoramenti immobiliari confermano questa previsione. Secondo l’Adusbef (Associazione difesa consumatori e utenti bancari, finanziari e assicurativi) le esecuzioni immobiliari sono aumentate tra il 2006 e il 2007 del 20% in tutte le grandi città, con una crescita del 21% a Roma, del 22% a Milano, del 24% a Torino e Bari, del 25% a Firenze, sino al 29% di Napoli e Venezia. L’impennata delle rate ha poi innescato una vera e propria corsa alla rottamazione del mutuo. In base a dati elaborati dal portale MutuiOnline, nel secondo semestre del 2007 i contratti a tasso variabile sostituiti con nuovi mutui, spesso di durata superiore ma con rata più contenuta, sono stati pari al 20,1% del totale, contro il 4,7% del secondo semestre 2006. Numeri confermati a gennaio dal Centro Studi dell’Abi: nei primi nove mesi del 2007 le estinzioni anticipate si sono attestate sulle 50mila unità, con un aumento del 40% rispetto allo stesso periodo del 2006. Da gennaio a settembre dello scorso anno, inoltre, ha fatto sapere l’Abi, i mutui rinegoziati (attraverso un allungamento della durata, o con una revisione dello spread per quelli a tasso variabile o ancora con il passaggio al fisso) sono stati 42mila. Per i nuovi contatti invece, ha segnalato infine l’associazione delle banche, i consumatori sono oggi più orientati al tasso fisso, scelta che ha riguardato il 65% delle nuove erogazioni. Una situazione che però, sempre secondo l’Abi, potrebbe migliorare nei prossimi mesi, tanto che gli esperti sperano in una decisa inversione di tendenza, anche in considerazione dell'andamento dei tassi interbancari: l’andamento a gennaio dell’Euribor a un mese e a sei mesi (ovvero l’indicatore che determina la rata mensile nei mutui a tasso variabile) sembra riportarsi sotto il 4,6%, contro le punte del 4,9% toccate nel mese di dicembre e legate soprattutto ai problemi di liquidità indotti dalla crisi dei mutui subprime statunitensi. Crisi che, dopo i molti richiami alla cautela e le rassicurazioni delle autorità finanziarie nazionali ed europee, sembra aver ormai assunto i contorni di una malattia grave e conclamata che affliggerà i mercati mondiali almeno per tutto il primo semestre del 2008, con particolari riflessi sul settore immobiliare. A metà gennaio, infatti, mentre la Fed e la Bce, la banca centrale americana e quella europea, annunciavano le proprie strategie per evitare la recessione con interventi opposti sui tassi (la Fed tagliando quelli sul dollaro e la Bce annunciando aumenti sull’euro), il Fondo monetario internazionale (FMI) ha lanciato l’ultimo allarme: la crisi dei subprime provocherà perdite superiori alle attese. E questo perché non tutte le banche colpite hanno dichiarato le proprie sofferenze. Perdite non del tutto evidenziate anche da alcuni grandi gruppi europei, in particolare britannici, spagnoli e tedeschi, e che, secondo gli analisti, dovrebbero pesare sulle grandi transazioni immobiliari con cali anche del 20%. Sta di fatto che il ciclone subprime è diventata una delle priorità dei governi europei tanto che i ministri economici della Ue hanno fissato una serie di incontri in vista del vertice del G7, in programma per il 9 febbraio a Tokyo e che vedrà anche la partecipazione dei responsabili delle bacnhe centrali dei sette Paesi più industrializzati (Giappone, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Canada). Sul tavolo, oltre al caro petrolio, anche la crisi dei subprime e la volatilità dei tassi di cambio. Tra gli aspetti più complessi della questione c’è la mancanza di informazioni precise su chi siano i detentori finali delle obbligazioni legate ai mutui americani ad alto rischio. Questione che rilancia il problema della vigilanza sulle banche, più volte rilevata dal nostro ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, che ha osservato come il permanere dell’incertezza sui mercati del credito rende evidente la mancanza di integrazione nell'attività di vigilanza sul sistema bancario da parte delle varie Banche centrali dell'Ue.



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