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Mattone & Finanza

L’Abi e la ripresa: aumentano i mutui e, su base annua, il potere d’acquisto


Rinnovo moratoria debiti Pmi, proroga “Piano famiglia” e tavolo permanente con le Associazioni dei consumatori alcune delle azioni messe in campo

05.05.2011

L’Abi e la ripresa: aumentano i mutui e, su base annua, il potere d’acquisto - Rinnovo moratoria debiti Pmi, proroga “Piano famiglia” e tavolo permanente con le Associazioni dei consumatori alcune delle azioni messe in campo

Nel 2010 sì è registrata una forte crescita dei mutui e un leggero aumento dei tassi d’interesse che, comunque, sono rimasti a livelli piuttosto bassi. Lo ha reso noto l’Associazione bancaria italiana (Abi) con il bollettino sui mercati finanziari e creditizi diffuso a fine gennaio. I prestiti per comprare casa sono cresciuti del 7,7% su base annua, un ritmo quasi doppio rispetto alla media dell’area euro (+4,3%). I finanziamenti alle famiglie in generale, invece, sono aumentati del 7,6% rispetto a novembre del 2009, facendo registrare il primato tra i Paesi Ue. Per quanto riguarda il tasso sui mutui, a dicembre è salito al 2,92%, dal 2,87% di novembre (a dicembre del 2009 era a 2,88%). Come sottolineato dall’Abi, l’aumento è da attribuire anche a una maggiore quota del flusso di finanziamenti a tasso fisso, passata (a dicembre) dal 26,5% al 29,7%. La prima conseguenza dell’aumento dei tassi sui mutui è naturalmente la diminuzione della forza contrattuale delle famiglie nel chiedere un finanziamento per l’acquisto di una casa. Cosa senz’altro vera se si considera il dato mensile. Il discorso, però, cambia se si effettua il confronto con le condizioni di un anno fa quando il potere contrattuale era inferiore. Anche in questo caso è stata l’Abi, o meglio il suo ufficio studi, a chiarire la questione grazie a un indice elaborato in collaborazione con il ministero del Lavoro e l’Agenzia del Territorio. Nel dettaglio, l’affordability index italiano (indice di accessibilità all’abitazione) pondera il reddito delle famiglie con la componente finanziaria (tasso di interesse sui mutui e andamento dei prezzi delle case). Rispetto alla precedente rilevazione (ottobre) questo parametro è sceso, a dicembre 2010, dal 6,4% al 6%. In ogni caso, si tratta di un netto miglioramento (+1,4% punti percentuali) se si raffronta l’ultimo dato con i valori registrati un anno prima e di una crescita di oltre 3 punti rispetto ai minimi del 2008. La flessione dell’indice è influenzata da una lieve crescita dei tassi di interesse sul mutuo a tasso fisso che a dicembre risultavano pari al 4,3%, in aumento di 2 decimi di punto rispetto ai valori di ottobre, ma di quasi 7 decimi inferiori ai valori di un anno prima e di quasi 2 punti percentuali rispetto ai picchi del 2008. Il trend di un aumento dei tassi è proseguito anche a gennaio salendo dal 3,18% (di dicembre) al 3,36%. Per quanto riguarda le altre componenti dell’indice, sempre a dicembre, è proseguita la fase di ripresa delle condizioni reddituali delle famiglie (+0,2% annuo) e, allo stesso tempo, le quotazioni immobiliari sono risultate stagnanti (-0,11% annuo). Ne consegue che, su base annua, il potere di acquisto degli italiani è aumentato. Per quel che riguarda invece i dati più recenti, l’Associazione dei banchieri ha reso noto che a febbraio il tasso sui prestiti alle famiglie per comprare casa è sceso al 3,05%, una flessione dovuta a “un effetto statistico” per la ricomposizione tra mutui a tasso fisso e variabile. Più stabile invece l'andamento dei tassi per i finanziamenti alle imprese, con un 2,72% a febbraio dopo il 2,69% di gennaio. I finanziamenti sono stati pari a 1.488,5 miliardi, in aumento del 5,59% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, confermando il ritmo di ripresa segnato a gennaio (+5,57%) e tornando sui livelli di fine estate 2008. Dinamica stabile anche per i prestiti complessivi al settore privato, con un +6,23% su base annua dopo il +6,25% di gennaio. A questo proposito va inoltre segnalato come lo scorso 16 febbraio, a palazzo Chigi, sia stato firmato l’accordo che proroga fino al 31 luglio 2011 i benefici della moratoria per il credito alle piccole e medie imprese. L’intesa, siglata da governo, Abi e associazioni imprenditoriali, le stesse parti che avevano già dato vita alla moratoria sui debiti delle Pmi nell’agosto 2009, ha l’obiettivo di sostenere le aziende tuttora in difficoltà e aiutare quelle che hanno superato la fase più acuta della crisi a riprendere l’attività. A fine gennaio l’Associazione bancaria ha poi evidenziato come, tra febbraio e novembre 2010, siano stati oltre 35mila i mutui sospesi nell’ambito del “Piano famiglie”, la misura promossa da Abi e Associazioni dei consumatori che permette lo stop al pagamento delle rate in caso di eventi gravi cui ha fatto seguito l’insorgere di condizioni di non autosufficienza finanziaria. Nei primi dieci mesi dell’iniziativa (avviata a febbraio 2010) sono state inoltrate 45.864 domande di sospensione, 35.472 delle quali sono state accettate. Nell’insieme, il debito residuo dei mutui oggetto della misura è pari a 4,4 miliardi di euro, mentre il valore della quota capitale sospesa è di circa 245 milioni. Per l'88% dei casi la sospensione ha riguardato l'intera rata e circa il 45% di chi l’ha richiesta è stato spinto dalla perdita del posto di lavoro. Il periodo per presentare la richiesta di adesioni al Piano scadeva ufficialmente a fine gennaio scorso ma, in contemporanea con la pubblicazione dei dati, il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari ha annunciato di aver raggiunto un accordo con 12 associazioni dei consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del consumatore, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Federconsumatori, Lega consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori) per prorogare la misura fino al 31 luglio 2011. A fine giugno, inoltre, verrà effettuata una verifica per prendere in considerazione un ulteriore prolungamento di altri sei mesi. Ma le iniziative per garantire una maggiore unità d’azione tra banche e rappresentanti dei consumatori non si esauriscono qui. È del 17 marzo scorso, infatti, la notizia che l’Abi e le principali organizzazioni hanno dato vita a un tavolo di confronto sulla questione mutui e, in particolare, sulle “istruzioni per l’uso” dei mutui a tasso variabile. Parlando dell’iniziativa, lo stesso Mussari ha sottolineato l’importanza di mettere tutti i clienti nelle condizioni di decidere consapevolmente, coscienti degli eventuali “pericoli”, se accendere un mutuo a tasso fisso o variabile. Per il presidente dell’Abi, al momento, i secondi, nonostante incorporino un rischio innegabile, risultano i più convenienti. E anche i più “opzionati” se è vero che, come testimoniano i dati dell’Associazione bancaria, nel secondo semestre del 2010, il 47% dei nuovi finanziamenti è stato a tasso variabile, il 24% a tasso fisso, il 26,5% a tasso variabile con un “cap” (ossia con un tetto massimo) e il 2,5% a tasso misto. “Il cliente – ha dichiarato Mussari – deve essere libero di decidere cosa scegliere ma nella maniera più consapevole e deve essere libero di poter cambiare da un mutuo all’altro”.



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stampato in data 22-5-2012 alle ore 9:08