
Le misure urgenti per uscire dalla crisi messe a punto dal governo Berlusconi sono state affidate a un maxiemendamento al disegno di legge di Stabilità 2012, la vecchia finanziaria, la cui approvazione ha rappresentato l’ultimo atto del IV esecutivo guidato dal Cavaliere. Il pacchetto di interventi, in cui è confluita parte delle iniziative delineate dall’Italia nella lettera d’intenti presentata il 26 ottobre scorso dall’ex premier al presidente della Commissione europea, Josè Barroso, e a quello dell'Eurogruppo, Herman Van Rompuy, erano state illustrate dal Cavaliere al vertice del G20 di Cannes ai primi di novembre. L’Italia, aveva assicurato Berlusconi ai leader mondiali, rispetterà gli impegni presi e le misure contenute nella maximodifica alla legge di Stabilità saranno approvate dal Parlamento nel giro di poche settimane, dal momento che il governo porrà la questione di fiducia. Fiducia che però non c’è stata e che l’esecutivo ha perso pezzo dopo pezzo. Le continue defezioni – ai primi di novembre i deputati Alessio Bonciani e Ida D'Ippolito hanno lasciato il Pdl per passare all’Udc, seguiti poi dalla “fedelissima” dell’ex premier Gabriella Carlucci – e l’ampliarsi della fronda dei pidiellini che chiedeva a Berlusconi di fare un passo indietro, hanno infatti portato, l’8 novembre, all’approvazione del Rendiconto generale dello Stato per il 2010 a Montecitorio con soli 308 sì, una soglia ben al di sotto dei 314 deputati che avevano confermato l’ultima fiducia al Cavaliere il 14 ottobre. Quella votazione ha di fatto sancito la bocciatura dell’ex presidente del Consiglio che, dopo aver consultato il capo dello Stato Giorgio Napolitano, ha annunciato che si sarebbe dimesso dopo l’approvazione delle misure economiche necessarie al rilancio del Paese. Tornando al vertice di Cannes e al maxiemendamento dell’esecutivo, Berlusconi aveva ribadito che “il nostro Paese ha sempre onorato il proprio debito e ha sempre rispettato gli impegni europei e internazionali senza contare che la ricchezza patrimoniale delle famiglie italiane è di molte superiore al debito”. Patrimonio che ancora una volta il Cavaliere non ha voluto toccare. Tra le misure messe a punto dall’esecutivo infatti non ci sono prelievi forzosi, patrimoniali o il ripristino dell’Ici sulla prima casa (misura che invece ha adottato il governo Monti con la manovra varata il 4 dicembre), come ipotizzato nelle ore precedenti alla definizione dell’intervento. Oltre alle misure contenute nel maxiemendamento, Berlusconi, prima di lasciare, aveva confermato l’intenzione di adottare in tempi rapidi il decreto legge sullo sviluppo, atteso da tempo e sollecitato da Confindustria, Abi, Rete imprese, Confcommercio e Coop, che invece non ha mai visto la luce. Se la legge di Stabilità 2012 non contiene le norme – pure inserite nella lettera d’intenti presentata fine ottobre a Bruxelles – su previdenza e lavoro, nel maxiemendamento sicuramente è confluito il piano d’azione in quattro mosse già indicato dall’esecutivo Berlusconi ai partner europei: - rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all'attività economica, per consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori; - definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese; - adozione di misure che favoriscano l'accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l'efficacia, da implementare nei prossimi sei mesi; - completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione. Tra le altre misure contenute nella legge di Stabilità per il prossimo anno c’è anche un piano di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico: il ministero dell'Economia è autorizzato a conferire o a trasferire beni immobili di proprietà dello Stato a uno o più fondi comuni di investimento immobiliari o a uno o più società (di gestione del risparmio) anche di nuova costituzione. I proventi netti che deriveranno dalle cessioni sono destinati alla riduzione del debito pubblico. Saranno conferiti o trasferiti gli immobili di proprietà dello Stato e una quota non inferiore al 20% delle carceri inutilizzate e dalle caserme assegnate in uso alle forze armate. Previste anche novità sul fronte della liberalizzazione delle professioni: la Finanziaria per il prossimo anno stabilisce, oltre a una delegificazione degli ordinamenti professionali da realizzarsi in base a principi di liberalizzazione entro 12 mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, che l'esercizio delle professioni sia svolto anche in forma societaria, abrogando la precedente disciplina delleassociazioni professionali. Sara poi consentito agli iscritti agli ordini di esercitare la professione in forma societaria (anche di capitali) o cooperativa. Si tratta di un pacchetto che potrebbe essere utile a rilanciare il dibattito su alcune modifiche studiate da Fiaip per chiarire la figura dell’agente immobiliare come “liberalizzata” dall’attuazione della direttiva Bolkestein sui servizi. Si tratta di alcuni correttivi volti a far salva la battaglia condotta dalla categoria nel 2010 che a fronte della cancellazione dell’albo degli agenti immobiliari, previsto dal decreto legislativo 59/2010, attuativo della direttiva 123/2006/CE sulla liberalizzazione dei servizi, ha mantenuto in vigore le norme dettate dalla legge professionale – la n. 39 del 1989 – garantendo così il mantenimento dei requisiti richiesti per accedere all’attività di agente immobiliare, l’obbligo di frequentare appositi corsi di formazione e l’esame da sostenere presso le Camera di commercio. La battaglia che il Presidente della Federazione Paolo Righi intende proseguire è quella dell’affermazione del valore e del ruolo dell’agente immobiliare. “La categoria e il settore immobiliare, ha sostenuto Righi in occasione del convegno di presentazione di MediaConsum il 6 ottobre scorso, hanno già pagato un pesante dazio alla crisi: la stagnazione del mercato ha provocato 40mila disoccupati tra gli operatori del settore, mentre il dilagare dell’abusivismo continua a determinare l’evasione di 450 milioni di euro di base imponibile per provvigioni pagate illegalmente a mediatori improvvisati”. È in quest’ottica, secondo Righi, che il comparto potrebbe dare un ulteriore contributo a uscire dalla crisi: rafforzare la figura dell’agente immobiliare, facendone il paladino della lotta all’abusivismo nell’intermediazione di abitazioni, ciò garantirebbe recupero di base imponibile e quindi nuove risorse per l’erario.
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