
Le guerre intestine nella maggioranza, le richieste di voto anticipato e gli attacchi al Quirinale sono state protagoniste di un agosto inquieto sul piano politico. La nascita a fine luglio del gruppo parlamentare Futuro e libertà, formato dai fedelissimi del presidente della Camera Gianfranco Fini, dopo la rottura definitiva con il premier Silvio Berlusconi pronto a cacciare dal Pdl il cofondatore e suoi, ha dato vita a un vortice di azioni e reazioni, tra richieste di governi istituzionali e richiami al premier a portare a termine il mandato conferitogli dagli elettori. Dal tormentone estivo dai toni al limite del turpiloquio – come non ricordare lo “stronzo” rifilato al leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini dal leghista Umberto Bossi irritato da una possibile apertura del Cavaliere all’ex alleato – non è stato risparmiato nemmeno il capo dello Stato Giorgio Napolitano, costretto più volte a ribadire le proprie prerogative costituzionali di fronte a chi mostrava “stupore per il fatto che il presidente della Repubblica non apparisse pronto, con la penna in mano, a firmare il decreto di scioglimento delle Camere”.
Ma a tener banco più di ogni altra cosa è stata la guerra mediatica contro Fini portata avanti (e ancora in corso con tanto di raccolta di firme) da Il Giornale di Vittorio Feltri e da Libero di Maurizio Belpietro. Al centro delle prime pagine dei due quotidiani, un appartamento a Montecarlo lasciato in eredità dalla contessa Anna Maria Colleoni ad Alleanza nazionale e finito nelle mani di Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, attuale compagna di Fini. Obiettivo dichiarato, ottenere le dimissioni del leader di Futuro e libertà da presidente della Camera. Una battaglia personale e prioritaria per Berlusconi, deciso a dimostrare di poter andar avanti sulla sua strada anche senza il cofondatore del Pdl e i suoi fedelissimi, costi quel che costi, compreso il ritorno immediato alle urne. Un’estrema ratio questa, cavalcata dal Carroccio e sbandierata come inevitabile davanti al tradimento dell’elettorato da parte della terza carica dello Stato, ma che sembrerebbe per ora scongiurata. I richiami di Napolitano, l’invito al governo arrivato dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia a portare a termine il mandato superando le liti, la necessità di sostenere il Paese nella delicata fase di ripresa economica, ha spinto il Cavaliere a fare marcia indietro, rassegnandosi forse a quella che è l’intima natura della politica italiana: il compromesso, basato sulla continua ridefinizione degli equilibri interni alla maggioranza di governo. Il Cavaliere ha così deciso di tentare tutte le strade per portare a conclusione il mandato, cercando l’appoggio in tutti in parlamentari disposti a condividere il suo programma, ormai consapevole che le critiche sul “mercato delle vacche” è un’argomentazione buona per chiunque sia all’opposizione. In vista della presentazione a fine settembre a Montecitorio dei cinque punti programmatici (riforma tributaria, federalismo fiscale, sicurezza, immigrazione, rilancio del Sud e riforma della giustizia, senza il processo breve) che l’esecutivo intende completare entro la fine della Legislatura e su cui è stata votata la fiducia, Berlusconi ha quindi aperto le trattative per garantirsi la maggioranza assoluta anche senza Futuro e libertà che conta alla Camera su circa 35 parlamentari. All’appello hanno risposto i Repubblicani: il deputato Francesco Nucara si è messo al lavoro per dar vita a un gruppo di “responsabilità nazionale”. In realtà, paradossalmente, dal momento che i finiani hanno di fatto garantito l’appoggio all’esecutivo, di cui continuano a far parte con esponenti di calibro, come il viceministro allo Sviluppo Adolfo Urso e il ministro per le Politiche Ue AndreaRonchi, Berlusconi si potrebbe ritrovare a ottobre con più voti di prima. Evitato il rischio elezioni, almeno fino al prossimo scontro tra le correnti della maggioranza, il Parlamento si prepara a riprendere la propria attività e tra i primi provvedimenti che dovrà affrontare vi sono i nuovi testi di attuazione del federalismo fiscale. Dopo il via libera al decreto legislativo sul federalismo demaniale (si veda il Dossier del n. 2/2010 de L’Agente Immobiliare) la bicamerale appositamente costituita per l’esame di questi provvedimenti è tornata a riunirsi a metà settembre per discutere lo schema di decreto legislativo sull’ordinamento transitorio di Roma capitale. A questo testo seguirà quello strettamente tecnico relativo all’individuazione dei criteri per definire i fabbisogni standard di comuni, città metropolitane e provincie e il provvedimento sulla fiscalità municipale in cui, come raccontato nella Cover Story, c’è la cedolare secca sugli affitti, ma anche l’Imposta municipale propria, che dal 2014 sostituirà tutta la fiscalità sul mattone, facendola confluire direttamente nelle casse dei comuni, e che si pagherà, sottoforma di tassa di possesso, sulle seconde case, sugli immobili commerciali e sulle operazioni di compravendita. Gli altri passi del federalismo fiscale sono poi l’autonomia finanziaria delle Regioni e i costi standard della sanità, due provvedimenti che l’esecutivo intende presentare al Parlamento prima di dicembre. In attesa che la discussione entri nel vivo, di seguito offriamo il punto su due provvedimenti, che dopo il passaggio parlamentare sono diventati operativi nel corso della pausa estiva.
Gazzetta ufficiale Mutui, in aiuto delle famiglie arriva il Fondo di solidarietà.
Con un ritardo di quasi due anni rispetto al previsto, il 2 settembre scorso è diventato finalmente operativo il Fondo di solidarietà sui mutui. Previsto dalla Finanziaria 2008 (L. 244/2007), e istituito grazie all’approvazione di un emendamento proposto da Federica Rossi Gasparrini, presidente di Donneuropee- Federcasalinghe ed ex deputata (eletta alla Camera con l’Idv nel 2006 e poi passata all’Udeur), il Fondo garantisce la possibilità di sospendere la rata del prestito acceso dalle famiglie per l’acquisto della casa principale. L’interruzione dei pagamenti è subordinata alla presenza di determinati requisiti (perdita del posto di lavoro, morte o condizioni di non autosufficienza di un familiare etc.). Inserita nella manovra varata dal governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi, l’istituzione del Fondo sarebbe dovuta avvenire, tramite l’adozione di un regolamento attuativo, entro marzo 2009, ma la caduta del governo, il ritorno alle urne nell’aprile 2008, e il rientro a palazzo Chigi di Silvio Berlusconi e di Giulio Tremonti al ministero dell’Economia, ha ritardato il via libera al provvedimento. Il decreto con il regolamento attuativo è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 192 di mercoledì 18 agosto. Nella sostanza, il Fondo di solidarietà sui mutui è uno strumento che permette alle famiglie in difficoltà economica di poter sospendere, fino a 18 mesi, il pagamento delle rate dei finanziamenti d’importo non superiore a 250mila euro.
L’atto notarile diventa elettronico
Dal 3 agosto scorso, per operazioni come l’acquisto della casa, il rogito del mutuo e la costituzione delle società, è possibile stipulare un atto notarile in formato elettronico e sottoscriverlo con firma digitale, sempre alla presenza del notaio e con tutti i controlli preventivi di legalità che caratterizzano l’atto cartaceo. A partire da quella data è infatti entrato in vigore il decreto legislativo 110/2010 (Disposizioni in materia di atto pubblico informatico redatto dal notaio) approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri il 24 giugno scorso e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 166 del 19 luglio. Il provvedimento, emanato in attuazione della delega all’esecutivo prevista dalla legge 69/2009 (collegato alla Finanziaria 2009 su semplificazione e processo civile) rende operative le disposizioni previste dal Codice dell’amministrazione digitale sul documento informatico redatto dal notaio. In pratica il testo, composto da 4 articoli, modifica l’ordinamento notarile (Legge 89/1913) per introdurre l’uso obbligatorio della firma digitale da parte del notaio, come unico strumento operativo per la formazione, trasmissione e conservazione del documento in formato elettronico. Il decreto stabilisce che saranno le parti interessate a scegliere il tipo di stipula, atto cartaceo o in formato elettronico, e per questo motivo i cittadini non dovranno necessariamente essere muniti di firma digitale, ma potranno sottoscrivere gli atti con la firma elettronica non qualificata, l’equivalente della scansione della firma autografa. Gli atti informatici saranno depositati negli archivi gestiti dal ministero della Giustizia e spetterà al Notariato garantirne la conservazione con tecnologie sicure che ne garantiscano la rapida consultazione.
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