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La crisi? Il peggio a metà 2009, la ripresa nel 2010 a passo lento


Due economisti rispondono alle domande dell’Agente immobiliare

04.11.2009

La crisi? Il peggio a metà 2009, la ripresa nel 2010 a passo lento -  Due economisti rispondono alle domande dell’Agente immobiliare

l malato è grave, anzi gravissimo. Ma curarlo si può, lavorando insieme e scrivendo regole nuove. Questo in sostanza il verdetto dei ministri dell’Economia riuniti a Roma il 14 febbraio scorso con i governatori delle Banche centrali dei Sette Paesi più ricchi del mondo.
E’ insomma sempre più tempo di misure straordinarie per affrontare la crisi, sostenere la crescita, l’occupazione e il settore finanziario. A richiamare all’impegno collettivo si è alzata anche la voce del segretario al Tesoro americano Tim Geithner che ha esortato i colleghi a lavorare insieme per definire i global standard, come li ha definiti anche il nostro ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che ha anche assolto dalle accuse di protezionismo il piano di stimoli Usa varato dal Congresso. E proprio una delle preoccupazioni più forti del G7 del febbraio scorso è stata quella di evitare spinte protezionistiche, raccogliendo anche l’invito lanciato i primi del mese dalla Banca centrale europea, che nel suo bollettino mensile aveva dato l’allarme su questo aspetto, intravedendo la tentazione di proteggere i propri mercati da parte dei governi degli Stati membri, sulla spinta emotiva di un’opinione pubblica sempre più allarmata. La situazione, secondo i Sette Grandi, va affrontata seguendo tre strade: più capitale, più riserve e standard più rigorosi per le autorità di vigilanza. E le banche, ha affermato Mario Draghi, intervenuto al G7 in qualità di governatore di Bankitalia ma anche nella veste di presidente del Financial Stability Forum, “devono tirare fuori tutto, far emergere tutto quello che di tossico hanno nei bilanci”. Finora, ha spiegato, “il sistema del credito ha raccolto capitali per 800 miliardi, in parte pubblici e in parte privati, contro perdite che vanno da 1400 a 2000 miliardi di dollari”.
Dal canto suo la Banca centrale europea resta pessimista sulle prospettive per l'economia mondiale in generale e del vecchio continente in particolare, colpite da una grave recessione e destinate a rimanere nei prossimi trimestri in una persistente debolezza. L'istituto centrale di Francoforte, nel suo bollettino del mese di febbraio, ha fatto il punto sul panorama dell'economia globale e di Eurolandia mentre nel corso di un’audizione al Parlamento Europeo il componente del cosiglio della Bce Lorenzo Bini Smaghi ha ricordato che occorrono più capitali nelle banche mentre l'Istituto di Francoforte è pronto ad assumersi più responsabilità nell'attività di vigilanza. Non a caso a una domanda sulla quantificazione dei titoli “tossici” in circolazione, Bini Smaghi ha risposto che "né la Bce né nessun altro nei Paesi membri è in grado di rispondere a questa domanda. Se fosse dato alla Bce il potere di vigilanza, allora potrebbe rispondere". "Abbiamo chiesto più trasparenza per i capitali. Lo abbiamo detto costantemente, lo ripetiamo oggi", ha ricordato Bini Smaghi sottolineando che "nel giugno 2007 il rapporto sulla stabilità diceva quel che è successo oggi ma nessuno ci ha ascoltati". Secondo Bini Smaghi, "esiste un consenso, all'interno della zona euro, per affidare alla Bce la vigilanza prudenziale. Nessuno ha posto obiezioni fino ad ora dentro e fuori questa sala. Spero quindi che la Commissione Europea la inserisca nelle sue proposte in vista del Consiglio europeo”.

Quanto alle previsioni di medio termine, il Fondo monetario le ha peggiorate alla metà di febbraio. Secondo Draghi il dato acquisito è “talmente negativo da rendere difficile il capovolgimento delle cose in corso d’anno”. Un anno, ha proseguito il governatore, con una tendenza “fortemente negativa che può essere ribaltata solo con una forte ripresa. Che tanto più tardi avviene tanto più forte dovrà essere.
Qualcosa comunque potrebbe muoversi. Dai dati dei sondaggi delle prime due settimane di febbraio in Paesi diversi (con un valore quindi del tutto indicativo) la velocità di peggioramento dell’economia sta diminuendo.

L’Agente immobiliare ha chiesto a due economisti quale sarà l’andamento della crisi in Italia e un parere sulle misure messe in campo sinora dal nostro governo. Sono Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli, specializzato alla London School of Economics e al National Bureau of Economic Research di Cambridge (Massachussets), con esperienze presso i centri studi di Banca d’Italia e Confindustria; e Stefano Manzocchi, docente di Economia internazionale alla Luiss, dove dirige il Luiss Lab of European Economics, editore associato della “Rivista di politica economica” e Associate Research Fellow, Centre for European Policy Studies di Bruxelles.

A suo avviso quanto durerà in Italia la crisi?
Andrea Gavosto
: “Il punto più basso si colloca nella prima metà del 2009, adesso quindi. Successivamente, assisteremo a una lenta risalita, legata alla ripresa dei paesi emergenti e dell’Europa continentale. Nel 2009 il Pil cadrà del 2,5%. Il Pil medio annuo tornerà a crescere, seppur di poco (intorno all’1%), nel 2010”.
Stefano Manzocchi: “L’Italia è meno colpita sul versante immobiliare, ma lo è più di altri Paesi su quello dell’export. Rispetto ad altri soffriremo un po’ meno – sempre però in modo significativo – ma la nostra uscita dalla crisi sarà lenta. I primi segnali positivi giungeranno a fine anno, sempre che il protezionismo non dilaghi, ma solo nella seconda metà del 2010 si avrà una ripresa vera e propria.

Le misure messe in atto dal nostro governo attraverso il decreto anti-crisi sono sufficienti? E se no, quali altre ne suggerirebbe?
Gavosto: “L’entità delle misure messe in campo dall’Italia è la più modesta dei grandi Paesi occidentali, per quel che riguarda sia il sistema bancario che l’economia reale. Ovviamente l’Italia ha vincoli di disavanzo pubblico maggiori degli altri Paesi, dato l’enorme debito. E’ probabile inoltre che il governo conti sui pacchetti di stimolo in Francia e Germania per far ripartire la nostra economia attraverso le esportazioni. Da questo punto di vista, è un peccato che i piani di sviluppo europei non siano meglio coordinati. Se fosse così, tutti i Paesi spenderebbero meno per ottenere un risultato più efficace. L’altra area urgente di intervento è l’estensione degli ammortizzatori sociali: oggi il rischio principale per la ripresa dei consumi è il timore della perdita del posto di lavoro.
Manzocchi: L’Italia ha il debito pubblico che ha, e il Tesoro dovrà collocare nel 2009 oltre 200 miliardi di euro in titoli, BOT esclusi. La politica fiscale si scontra con questi limiti, anche se un sistema generalizzato di sussidi di disoccupazione sarebbe auspicabile, assieme con una riforma del collocamento e delle agenzie di impiego che consenta di collegare sussidi e ricerca del lavoro.
Misure a costo zero che aiuterebbero le imprese sono invece possibili in termini di de-burocratizzazione, diffusione degli sportelli unici e testi unici di leggi e regolamenti. Nel 2005 l’ISTAT ha stimato in 16 miliardi il costo della burocrazie per le imprese, e qui si può intervenire

Come potrà influenzare l’Italia la politica economica americana e le scelte di “protezionismo” del neo presidente Obama?
Gavosto: “Credo che in questa fase la politica di Obama abbia un effetto molto indiretto sul nostro Paese, essendo prevalentemente rivolta alle aziende degli Stati Uniti. Solo quando ripartiranno i consumi americani (ma ci vorrà tempo) ne trarremo un beneficio. La sirena del protezionismo è deleteria, perché scatenerebbe immediate ritorsioni in tutto il mondo e farebbe ritornare il mondo indietro di 70 anni.
Manzocchi
: La distanza che ci separa oggi da una crisi devastante è il protezionismo, palese o strisciante. Se la protezione dei prodotti nazionali dilaga, quella distanza diverrà più breve. I sussidi USA al settore dell’automobile sono un buon esempio: per ora si limitano ad evitare la bancarotta delle case di Detroit, ma in futuro potrebbero alterare di molto la concorrenza internazionale. Ancor più grave, forse, la Cargo Security Initiative con la quale gli USA imporranno misure di sicurezza per i container provenienti dall’estero, misure che molti paesi emergenti non riusciranno adottare. Anche ambiente e diritti umani – importanti come sono - possono diventare veicoli per il protezionismo. E’ qui che occorre lavorare sin d’ora, e soprattutto al G-20 di aprile con Obama, ad un patto serio sul rispetto sostanziale del libero commercio, con verifiche e sanzioni adeguate. L’Italia non può far molto, se non promuovere una posizione di libero scambio in sede UE.

LE MISURE SALVA-PAESE VARATE DAL GOVERNO ITALIANO

Sono due i provvedimenti varati dal governo Berlusconi per fare fronte alla crisi economica: il primo, il cosiddetto decreto anti-crisi, è stato approvato in via definitiva lo scorso 27 gennaio, mentre il secondo – sempre un provvedimento d’urgenza – è stato varato dal Consiglio dei ministri il 6 febbraio scorso e depositato alla Camera per l’assegnazione alla commissione di merito.

Decreto anti-crisi
È di poco meno di 5 miliardi di euro l’ammontare del provvedimento, che è diventato più leggero nel corso dell'esame, tanto che la copertura finanziaria per il 2009 è scesa da 6.342 a 4.996 milioni di euro, con un taglio di 1.345 milioni. Un calo che prosegue negli anni successivi: i saldi passeranno infatti nel 2010 da 2.347 a 2.112 e, nel 2011, da 2.670 a 2.434,5 milioni di euro. Ecco in sintesi le principali disposizioni per il settore immobiliare.

Detrazione per la riqualificazione energetica degli edifici (articolo 19, comma 6)
E’ stato soppresso l'assoggettamento dei contribuenti alla procedure di comunicazione anche per gli interventi effettuati nel 2008 (e quindi con effetto retroattivo), facendo decorrere la nuova disciplina per i periodi d’imposta successivi a quello in corso alla data del 31 dicembre 2008. Per le spese sostenute a decorrere dal primo gennaio 2009 per la riqualificazione energetica degli edifici, la detrazione d'imposta lorda deve essere ripartita in 5 rate annuali di pari importo (anziché in 3 o 10 anni come previsto attualmente). Non è previsto un tetto di spesa: il contribuente fruisce in via automatica del beneficio fiscale, in seguito a una comunicazione all'Agenzia delle entrate.

Emergenza abitativa (articolo 18, comma 4-bis)

Per una celere attuazione del piano casa, previsto dalla manovra estiva (articolo 11 del decreto l 112/2008) le misure possono essere realizzate anche attraverso risorse finanziarie aggiuntive provenienti dal Fas (Fondo aree sottoutilizzate) di pertinenza di ciascuna Regione.

Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione (articolo 2, comma 5-ter)
Viene incrementata di 20 milioni di euro per il 2009 la dotazione del Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione. Le risorse del Fondo sono utilizzate per la concessione di contributi integrativi a favore dei conduttori appartenenti alle fasce di reddito più basse per il pagamento dei canoni di locazione. La dotazione del Fondo viene quantificata ogni anno dalla legge finanziaria, mentre le singole Regioni e i Comuni possono mettere a disposizione ulteriori risorse.

Mutui prima casa (articolo 2)
L'importo delle rate, a carico del mutuatario, dei mutui a tasso variabile da corrispondere nel corso del 2009 non può essere superiore, complessivamente, a un importo calcolato applicando il tasso maggiore tra il 4%, senza spread, e l' importo calcolato secondo il tasso indicato nel contratto di mutuo alla data di stipula dello stesso. La differenza tra gli importi delle rate che restano a carico del mutuatario e quelli che derivano dall'applicazione delle condizioni originarie del contratto di mutuo viene corrisposta dallo Stato. Le disposizioni si applicano soltanto all'importo delle rate che devono essere versate nel corso del 2009. A partire dal primo gennaio 2009, le banche e gli intermediari che offrono alla clientela mutui ipotecari per l'acquisto dell'abitazione principale hanno l'obbligo di assicurare ai clienti la possibilità di stipulare contratti a tasso variabile indicizzato al tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale della Banca centrale europea, dovendo risultare il tasso complessivo applicato in linea con quello praticato per le altre forme di indicizzazione offerte. Non verranno applicati gli onorari notarili, ma il solo rimborso delle spese. La norma si applica ai mutui contratti dai soggetti per cui è prevista la rinegoziazione obbligatoria. Rimangono a carico del cliente gli onorari per le attività aggiuntive non necessarie all'operazione, ove espressamente richieste dal cliente. Per le formalità relative alle operazioni di portabilità dei mutui (previste dall'articolo 8 del dl 7/2007) non devono essere applicati, da parte delle banche e degli intermediari finanziari, costi di alcun genere nei confronti dei clienti. Queste disposizioni si applicano ai mutui per l'acquisto la costruzione e la ristrutturazione dell'abitazione principale garantiti da ipoteca, ad eccezione di quelle di categoria catastale A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (ville) e A9 (castelli e palazzi di eminente pregio artistico o storico), sottoscritti o accollati anche a seguito di frazionamento da persone fisiche fino al 31 ottobre 2008.

Studi di settore (articolo 8)
Possano essere integrati con decreto del ministro dell'Economia, con lo scopo di tener conto degli effetti della crisi economica e dei mercati, con particolare riguardo a determinati settori o aree territoriali.

Detassazione dei micro progetti di arredo urbano (articolo 23)
Gruppi di cittadini organizzati sono autorizzati a formulare all'ente locale territoriale competente proposte operative di pronta realizzabilità per l'esecuzione di opere di interesse locale. Devono essere indicati nella proposta, che non deve prevedere oneri a carico dell'ente, i costi e i mezzi di finanziamento. I progetti devono essere realizzati nel rispetto degli strumenti urbanistici vigenti o delle clausole di salvaguardia degli strumenti urbanistici adottati. L'ente interessato fornisce la propria assistenza e le eventuali prescrizioni. Decorsi due mesi dalla presentazione della proposta, questa si intende respinta. Entro il medesimo termine l'ente locale, può, con motivata delibera, disporre l'approvazione delle proposte formulate, regolando le fasi essenziali del procedimento di realizzazione e i tempi di esecuzione. Riconosciuta una detrazione d'imposta per le spese sostenute per la formulazione delle proposte e la realizzazione delle opere, pari al 36% del costo.

Decreto rottamazione
Il pacchetto di norme ha un valore di circa 2 mld di euro per dare sostegno ai settori industriali in crisi e rilanciare i consumi. A cominciare dal settore auto con una serie di incentivi che permetteranno di rinnovare il parco degli autoveicoli e agevolare gli acquisti di elettrodomestici e mobili. A partire dallo scorso 6 febbraio si può beneficiare del bonus che va dai 500 euro per i motorini fino a un massimo di 6.000 euro per i veicoli commerciali ecologici legati alla rottamazione di un vecchio mezzo. Il bonus base per le auto e’ fissato a 1.500 euro mentre per l'acquisto di elettrodomestici e mobili da parte di chi ristruttura casa si potrà usufruire di uno sconto Irpef fino ad un massimo di 2.000 euro. L'imposta sostitutiva per la rivalutazione degli immobili prevista dal decreto anticrisi viene ridotta di oltre la metà. Il decreto prevede infatti che l'aliquota del 7% prevista per gli immobili ammortizzabili scende al 3%, mentre quella del 4% relativa agli immobili non ammortizzabili scende all'1,5%.




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stampato in data 22-5-2012 alle ore 9:24