
Una primavera tormentata quella di Silvio Berlusconi e della sua maggioranza. A pochi giorni dal vittorioso risultato delle elezioni regionali del marzo scorso, arriva lo smacco del rinvio alle Camere del disegno di legge sul lavoro con le critiche del capo dello Stato sulle norme in materia di arbitrato e tutela dei lavoratori. Ad aprile, poi, in diretta tv, la rottura annunciata tra il Cavaliere e il presidente della Camera Gianfranco Fini, ridefinisce d'improvviso gli equilibri interni del Pdl, che diventano meno solidi, nonostante l’accordo di non belligeranza raggiunto poi tra il premier e l’ex leader di Alleanza nazionale e i suoi fedelissimi. Mentre in Italia i fondatori del partito di maggioranza litigano, sul piano internazionale va in onda la tragedia del default finanziario della Grecia, che finirà col mettere in crisi anche il rapporto tra Berlusconi e Giulio Tremonti. Il ministro dell'Economia, l'8 aprile scorso, partecipando alla trasmissione di Michele Santoro Annozero, aveva smentito categoricamente le voci di un imminente intervento correttivo dei conti pubblici per far fronte a un presunto buco di 4-5 miliardi. Non serve nessuna manovra, aveva precisato Tremonti, perché “non c'è alcun buco da coprire”. In realtà, aveva spiegato, i rumors sulla manovra erano frutto di un fraintendimento, dal momento che l’intervento programmato per luglio riguardava una correzione dello 0,5% di Pil (Prodotto interno lordo) sul 2011 così come concordato con la Ue, alla quale far seguire la nuova legge di Stabilità, che da quest'anno prende il posto della Finanziaria. Perciò, aveva concluso Tremonti, le cose stavano procedendo sulla falsariga di quanto fatto nel 2008 “quando abbiamo fatto un decreto a luglio e poi la finanziaria secca a settembre”. “Sono – aveva concluso – “i nuovi tempi della finanziaria”. Ma da quell’8 aprile la situazione in Grecia precipita e Bruxelles chiama a raccolta gli Stati membri per far fronte alle speculazioni dei mercati sulla moneta unica. Così in meno di un mese il ministro dell'Economia si trova a varare prima un intervento di ricorso al mercato (ovvero emissioni di titoli di Stato) di circa 15 miliardi in tre anni per contribuire al finanziamento del prestito europeo al governo ellenico, e poi ad anticipare la manovra di luglio a fine maggio, con una correzione sul triennio 2011-2013, in parte anticipato sul 2010, di quasi 25 miliardi di euro, anziché i 4-5 miliardi indicati ad aprile. Dal 25 maggio, giorno in cui il Consiglio dei ministri approva il decreto legge sui conti pubblici, al 31 maggio, quando il Quirinale firma il provvedimento per la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, la tensione tra Berlusconi e Tremonti appare evidente nonostante le smentite del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. La parola sacrifici non è scritta nel programma di governo e il premier assicura che anche questa volta non sono state messe le mani nelle tasche degli italiani. La manovra si basa fondamentalmente su risparmi di spesa e sul rafforzamento delle norme anti-evasione. I tagli alla spesa corrente sono lineari e riguardano tutte le missioni iscritte nei bilanci dei diversi ministeri. Tagli anche agli stipendi dei dirigenti pubblici, mentre sono congelati per tre anni i rinnovi contrattuali per il personale della P.A. Nel decreto figurano poi misure specifiche per Roma Capitale e per l'Expo 2015 di Milano, mentre sul piano della lotta all'evasione torna il limite di 5.000 euro per le operazioni in contanti, che due anni fa, con il decreto correttivo del 2008, era stato elevato a 12.500 euro. Rafforzate anche le norme antiriciclaggio con nuovi obblighi di segnalazione per transazioni superiori a 15.000 euro. Ultimo ma non ultimo, tra le misure di natura fiscale del decreto legge (n. 78/2010), l'articolo 19, che stabilisce una riorganizzazione del catasto fabbricati, rafforzando il servizio di censimento e monitoraggio svolto dall'Agenzia del territorio e prevedendo la possibilità di regolarizzare gli immobili o parti di questi non denunciati, ma censiti dall'Agenzia.Una norma che secondo l'opposizione cela un condono edilizio, ma che invece per maggioranza e governo è un’operazione di razionalizzazione del Catasto attraverso la creazione dell'Anagrafe immobiliare integrata: una banca dati unica in cui raccogliere tutte informazioni oggi in possesso del Territorio, con l'individuazione dei soggetti titolari dei diritti reali sui fabbricati censiti. Il testo affida poi a più decreti del ministro dell'Economia le modalità di accesso da parte dei Comuni all'Anagrafe immobiliare e le procedure di erogazione, effetti e diritti di rilascio di un'attestazione integrata “ipotecario- catastale”. I commi 4, 5 e 6 dell’articolo 19 disciplinano poi l’accesso dei Comuni alle banche dati dell'Agenzia e le funzioni di accettazione e di registrazione degli atti a fini catastali che avverranno in collaborazione fra Comuni e Agenzia, secondo quanto sarà disposto in un decreto del ministero dell’Economia. Con un altro provvedimento saranno poi individuate le competenze catastali che rimarranno allo Stato e che saranno svolte dall'Agenzia del territorio. I commi da 7 a 13 riguardano l'aggiornamento del catasto e il recupero di unità immobiliari attualmente non censite. E’ in queste disposizioni che, secondo l’opposizione, è mascherato il condono. Il comma 7 stabilisce che entro il 30 settembre 2010 l’Agenzia del territorio dovrà trasmettere a ciascun Comune l'elenco dei fabbricati iscritti al catasto terreni senza i requisiti della ruralità ai fini fiscali e di quelli che non risultano dichiarati al catasto immobili. Con il comma 8 è quindi previsto l’obbligo per i titolari di diritti reali sugli immobili presenti negli elenchi trasmessi ai Comuni e censiti dall’Agenzia attraverso la mappatura fotografica del territorio, di presentare, entro il 31 dicembre 2010, la dichiarazione di aggiornamento catastale a fini fiscali. Lo stesso obbligo (comma 9) è poi previsto, sempre entro il termine del 31 dicembre 2010, per chi risulti titolare di diritti reali su immobili che abbiano subito variazioni di consistenza o di destinazione non dichiarate. Nel caso la denuncia non venga effettuata, l’Agenzia procederà d’ufficio, avvalendosi anche della collaborazione delle organizzazioni professionali di categoria, ad attribuire una rendita all’immobile (commi 10 e 11). Sono poi stabilite (commi 12 e 13) le nuove modalità con cui, a partire dal primo gennaio 2011, l’Agenzia del territorio dovrà effettuare il monitoraggio costante del territorio per individuare i fabbricati non denunciati al catasto. In base alle stime indicate nella relazione tecnica allegata dal governo al disegno di legge di conversione del dl 78/2010, l’operazione permetterà di rendere note al fisco circa 1,3 milioni di unità immobiliari, che in termini di rendita catastale valgono circa 627 milioni di euro. L’intervento di regolarizzazione dovrebbe permettere così di recuperare circa 104 milioni di euro l’anno solo dall’Irpef, cui si sommerebbe il gettito derivante dai diversi tributi regionali e locali che la relazione tecnica non quantifica. Di particolare rilievo infine anche le norme contenute nei commi 14 e 15 dell’articolo. Il primo impone, a pena di nullità, per gli atti pubblici e le scritture private relative a transazioni immobiliari, l’identificazione catastale, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto e la dichiarazione degli intestatari sulla conformità di dati catastali e planimetrie allo stato di fatto. Il secondo prevede che la richiesta di registrazione dei contratti verbali o scritti di locazione o affitto di immobili deve contenere l'indicazione dei dati catastali. I nuovi obblighi sono operativi dal primo luglio 2010. La battaglia sulla conversione in legge del decreto sui conti pubblici è in programma a fine giugno al Senato, quando questo numero de L’Agente Immobiliare va in stampa. Secondo le intenzioni di Tremonti i margini di modifica sono minimi o quasi nulli. Nel testo entrerà l’innalzamento da 60 a 65 anni dell’età per la pensione per le lavoratrici della Pubblica amministrazione, come imposto da Bruxelles, e il taglio agli stipendi dei dirigenti Rai voluto dal Carroccio. Per il resto le aperture su altri temi appaiono difficili, nonostante i senatori fedeli a Fini, con in testa il presidente della commissione Finanze Mario Baldassarri, abbiano presentato emendamenti per introdurre nella manovra la cedolare secca sugli affitti. Un intervento che secondo Baldassari permetterebbe di rilanciare il mercato delle locazioni portando a tassazione “oltre 10 milioni di immobili che non sono utilizzati dai proprietari come abitazioni e risultano sfitte”. Anche questa volta però l’adozione dell’aliquota unica sui redditi da locazione è destinata ad attendere tempi migliori, anche se la sua introduzione è prevista dal programma del governo.
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