
Il mercato immobiliare Usa non è ancora fuori dalla crisi: lo dimostrano i dati pubblicati nel marzo scorso dalla National association of realtors (Nar), la Federazione americana degli agenti immobiliari. Secondo gli analisti, l'indice pending home sale (relativo alla vendita di case esistenti per le quali è stato sottoscritto un preliminare, ma non è stato chiuso il contratto) a gennaio 2010 sarebbe calato in maniera inaspettata, con una contrazione del 7,6%, che segue la flessione dello 0,8% di dicembre 2009. Lawrence Yun, capo economista della Nar, ha attribuito parte della responsabilità del calo al maltempo che ha imperversato in molte zone degli States tra dicembre e febbraio: “Il dato relativo ai preliminari di vendita di gennaio scorso, seppure in crescita rispetto a un anno fa, è comunque di molto inferiore rispetto alle stime, soprattutto se si tiene conto dell’estensione delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa, che hanno ampliato il numero dei potenziali acquirenti. Tuttavia, le condizioni atmosferiche eccezionalmente rigide che hanno caratterizzato l’inverno in molte zone degli Usa hanno influito sulle attività economiche”. Né si attendono sorprese dai dati di febbraio e marzo: il mercato immobiliare Usa comincia ad accusare gli effetti dell’esaurimento del supporto che il governo e la Federal Reserve avevano approntato per sostenere il settore nella fase acuta della recessione, che si stanno traducendo nella riduzione del volume delle transazioni. Lo confermano molti analisti che hanno previsto un’estrema lentezza, in grado di protrarsi nel corso dei prossimi anni, nella ripresa del real estate americano. Tuttavia, è difficile azzardare stime: già da gennaio 2010 i più avevano previsto in crescita di un punto percentuale l’indice pending home sale, ma la realtà li ha smentiti, e pochi oggi sentono di poter escludere il riacutizzarsi del problema.
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