
Ci risiamo. Il tema delle riforme istituzionali torna d’attualità. Cambiano governi, si alternano maggioranze, ma nonostante le buone intenzioni manifestate da molti schieramenti, non si registrano novità. Se è vero che tutti gli schieramenti concordano sul fatto che questo Paese necessiti di riforme stabili e durature per aumentare la competitività, perché allora non si fanno? E’ evidente che ripartire dal federalismo fiscale e da una riforma economica e sociale prevede dei tempi lunghi di discussione con gli attori istituzionali, le associazioni e le parti sociali. Portare avanti le riforme attraverso il dialogo tra maggioranza di governo e opposizione è però inevitabile. Bisogna passare subito ai fatti e mettere sul piatto della bilancia tutte le questioni di cui oggi ha bisogno l’Italia. E’ necessario individuare subito quei driver di sviluppo per il Paese e ripartire dal rilancio dell’immobiliare, vera leva per la crescita economica. Rivedere l’intera fiscalità immobiliare, a partire dalla “ promessa ” cedolare secca al 20% per i redditi da locazione, alle defiscalizzazioni degli affitti per i giovani è più che necessario. Solo così sarà possibile ridurre il peso della fiscalità – che si perde tra imposte erariali e locali - per rilanciare le locazioni e mantenere l’attrattiva dell’investimento nel mattone. Recentemente da più parti si rilancia l’ipotesi di un contratto nazionale dell'affitto, e si parla del rilancio della locazione agevolata a canone calmierato, risposte utili alle richieste di housing sociale e di tutela per le fasce più disagiate. Ma tutto ciò sarà possibile solo se il legislatore avrà ben chiaro gli effetti delle misure fiscali sull’intero comparto immobiliare. La crisi economica, così come quella del settore immobiliare è evidente. In Italia la crisi ha tagliato i redditi degli italiani e sono sempre meno coloro che hanno liquidità per comprar casa. Le entrate per le famiglie si sono decurtate, il potere di acquisto è sceso del 2,6%, così come cala la propensione al risparmio degli italiani. Nulla di nuovo, quindi. Certo, la situazione economica non è ancora brillante, ma si cominciano ad intravedere le prime luci. L’andamento del mercato immobiliare italiano fa intravedere un barlume di speranza nei prossimi mesi: e' in attesa della ripresa economica annunciata per il 2011. Per ora continua il calo dei prezzi delle abitazioni iniziato nella seconda metà del 2008, a seguito all'accentuarsi della crisi. Nel 2009 i prezzi sono calati rispetto all'anno precedente, con una contrazione più intensa nei grandi centri urbani. Per il 2010 alcuni centri studi prevedono un calo medio attorno all'1% ma si attende una lieve ripresa dei prezzi per il 2011, unitamente ad una crescita dell'economia. L’Istat nei giorni scorsi ha sottolineato come vi sia stato un calo delle compravendite di unità immobiliari nel terzo trimestre 2009 del 10,5%. La flessione maggiore è stata registrata per le compravendite di immobili per utilizzo commerciale- imprenditoriale, mentre le compravendite di immobili ad uso residenziale sono diminuite del 10,1%. Nel terzo trimestre 2009, a livello nazionale, le convenzioni relative a compravendite di unità immobiliari sono pari a 174.800, in calo del 10,5%. Ma come si pensa di rilanciare l’economia se non si rilanciano le compravendite e le locazioni immobiliari? Il rischio per chi farà le riforme è quello di rimanere ancora una volta incompresi se i provvedimenti non avranno effetti concreti sulle tasche degli italiani. Il caso delle recenti semplificazioni volute da Berlusconi per le ristrutturazioni edilizie infatti è emblematico. Con questo provvedimento restano al palo molte norme contenute nel decreto legge incentivi, che prevede l'avvio di alcuni lavori di ristrutturazione edilizia senza presentare la Dia, e che potranno essere utilizzate solo in quelle realtà dove le Regioni lo permettono. Una norma che è destinata in molti casi ad infrangersi. Così come già accaduto con il Piano Casa, i cui effetti ancora oggi sono ben lungi dall’essere realizzati. Il problema allora è sempre lo stesso: nessun provvedimento avrà un effetto se le Regioni non cooperano con il Governo centrale. Le nuove sfide per il Governo e per l'opposizione non sono certo facili e rischiano di incepparsi se non partono con il piede giusto. Dovranno passare da una vera concertazione con i professionisti del settore immobiliare, con gli enti locali, e attraverso la riduzione del carico fiscale per cittadini ed operatori. Solo così si potrà mettere in campo un serio rilancio del Sistema Italia.
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