
Se nel Belpaese il mattone non sta vivendo una fase di ripresa, lo stesso si sta verificando in alcuni Paesi dell’area euro come la Spagna e l’Inghilterra.
Lo Stato iberico, infatti, sta vivendo una delle crisi economiche più dure degli ultimi vent’anni - con un tasso di disoccupazione intorno al 20% - che ha costretto alle dimissioni il premier socialista José Zapatero e alle elezioni anticipate del 20 novembre scorso, divenute una sorta di plebiscito per il partito Popolare (Pp). Il nuovo capo del governo, il leader del Pp Mariano Rajoy, vanta la maggioranza assoluta nel Congresso dei deputati, circostanza che potrà certamente aiutarlo nella definizione e nell’approvazione delle misure anticrisi. I mercati, infatti, hanno accolto tiepidamente il cambio ai vertici dell’esecutivo spagnolo, con lo spread – il differenziale tra i tassi d’interesse – tra i bonos (buoni del tesoro decennali) e i bund tedeschi che oscilla sui 460-480 punti percentuali, testimoniando la mancanza di fiducia nella capacità di onorare il debito sovrano. In questo contesto, il mercato immobiliare è stato travolto dalla bolla esplosa nel 2008 che ha determinato il crollo dei prezzi delle abitazioni – ancora in discesa del 3,5% nei primi tre mesi del 2011 – l’aumento del tasso d’interesse sui mutui e un incremento patologico delle case invendute, stimate per il solo 2010 in 600mila immobili nuovi e 500mila di seconda mano. Migliore la situazione in Inghilterra, che dopo un anno di grave crisi ha iniziato a mostrare i primi segni di miglioramento: nel 2009 il fatturato residenziale è sceso del 18,4%, mentre nel 2010 la percentuale si è attestata a un modesto +0,4%, frenando però ulteriori contrazioni. Il mattone inglese registra comunque un calo generalizzato dei prezzi dell’1,1%, a esclusione della sola Londra (+5%). “Le prospettive sono ancora molto incerte - sostiene Robert Gardner, capo economista della banca britannica Nationwide - ma il risultato più probabile è che la tendenza di bassi livelli di transazione e di spostamenti marginali dei prezzi continuerà fino al 2011″. Le difficoltà principali sono legate alle misure anticrisi adottate dal governo del primo ministro conservatore David Cameron, finalizzate al rilancio di un’economia statica e che registra un preoccupante aumento dell’inflazione. Comunque, gli esperti si attendono una ripresa nel lungo-medio periodo per il fatto che i tassi d’interesse bancari sono ai minimi storici – invogliano quindi ad accedere a un mutuo – in quanto sono ancora in vigore le agevolazioni fiscali per i nuovi acquirenti di case e gli affitti sono in forte crescita. Completamente diversa la situazione della Francia: i prezzi degli appartamenti a Parigi sono in aumento già dal 2010, mentre quelli nel resto del Paese sono generalmente stabili. Secondo l’Insee – l'Istituto nazionale di statistica e studi economici – il costo delle case nella “Ville lumière” tra il 1998 e il 2011 è aumentato, a seconda del quartiere considerato, tra il 199% e il 320,7% (rispetto al 141% a livello nazionale): 13 anni fa un appartamento a Saint-Germain-des-pres, “arrondissement” chic della capitale, costava 3.650 euro al metro quadro mentre ora il suo valore è di 11.870, e nei pressi del Museo del Louvre si è passati da 2.730 a 10.030 euro. In realtà questa anomalia parigina dimostra che il mercato residenziale francese attualmente è caratterizzato da uno squilibrio strutturale legato a un’offerta insufficiente rispetto a una domanda sempre maggiore, che però non ha ancora penalizzato il volume degli scambi anche per la presenza di acquirenti stranieri. Nell’ambito dell’Unione europea, invece, la Germania conferma il suo stato di “salute” con l’aumento dei prezzi degli immobili a partire dal terzo trimestre del 2010, trainati dalla forte crescita economica e dai buoni livelli di occupazione. Secondo Hypoport AG, uno dei principali portali di servizi finanziari, gli indici dei prezzi sono cresciuti del 2,3% su base annua a settembre 2010, registrando un aumento il nono mese consecutivo. A causa dell’attuale crisi finanziaria, però, non è possibile prevedere con certezza quali saranno le ripercussioni sul mattone che comunque sembra resistere come uno dei mercati più stabili dell’intera economia tedesca. Infine, volgendo lo sguardo oltre Oceano, risulta ancora estremamente complessa la situazione del mercato statunitense. Gli Usa, infatti, hanno subito nel mese di agosto scorso il declassamento del rating del debito sovrano da parte dell’agenzia Standard & Poor's (dalla tripla A alla valutazione AA+), che li ha esposti a un attacco speculativo nelle Borse simile a quello che si è verificato nello stesso periodo e che si sta ripetendo in questi giorni contro il nostro Paese, determinando l’adozione di un correttivo alla manovra estiva. Secondo la Federal Housing Finance Agency (Fhfa), nei primi mesi del 2011 l'indice dei prezzi delle case americane è salito a giugno 2011 dello 0,9%, un dato superiore alle attese ma destagionalizzato, privo cioè delle incidenze legate a particolari periodi dell’anno. Malgrado l'aumento di giugno, sostiene la Fhga, nel secondo trimestre del 2011 i prezzi delle case sono calati dello 0,6% rispetto al primo trimestre. Negli scorsi quattro trimestri, i prezzi delle case destagionalizzati sono scesi del 5,9%, confermando la grande fragilità degli Stati Uniti.
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