
Il 2007 si è chiuso con una flessione delle transazioni sugli immobili stimabile in circa il 3,3 per cento. È quanto si legge nello studio elaborato dall’Osservatorio dell’istituto di ricerche economiche Nomisma sul mercato immobiliare per l’anno appena trascorso.
Proiettando sul secondo semestre del 2007 le tendenze registrate nel periodo precedente, risulta che a Milano le compravendite di abitazioni hanno subito una riduzione di almeno 13,5 punti percentuali e a Roma del 10,1%. Per quel che riguarda invece i prezzi il dato, sempre secondo Nomisma, è ancora positivo, anche se nel secondo semestre 2007 si presentano i primi segnali negativi, come ad esempio a Firenze dove il valore degli immobili è diminuito dello 0,2%.
Tassi di crescita al di sotto della media del 2 per cento anche a Venezia Mestre (+0,9%), Venezia città (1,3%), Milano (+1,6%), Napoli (+1,5%) e Torino (+1,7%). Da questo quadro emerge che su base annua i prezzi sono cresciuti in media del 5,1%. La tendenza alla decelerazione, come precisa il centro studi bolognese, è in atto già da qualche tempo e dipende soprattutto dalla crisi dei mutui subprime, che si ripercuote sui tassi d'interesse, arrivati a novembre, secondo la rilevazione Abi (Associazione bancaria italiana), al 5,71%, il livello più alto degli ultimi cinque anni. A evidenziare una flessione nell’andamento generale del settore immobiliare, registrata soprattutto nella fase finale del 2007, è anche l’Indice REplat elaborato in base ai dati forniti dalle circa 950 agenzie immobiliari, che corrispondono a 3mila operatori del settore, aderenti all’omonima piattaforma informatica. Questo indice - che registra l’andamento della media del costo degli immobili e delle richieste della clientela rispetto allo stesso mese dell'anno precedente per ogni agenzia collegata online - evidenzia, nonostante alcuni segnali di ripresa tra settembre e dicembre 2007, una diminuzione della domanda rispetto ai 12 mesi precedenti. Negli ultimi quattro mesi infatti il mercato ha segnato un rallentamento che è iniziato a settembre con una flessione del 2,65% per poi subire una ulteriore riduzione a dicembre con un -8,04%.
Un mercato immobiliare in crescita, ma con un andamento inferiore alla media europea, è invece il risultato dell’analisi sul comparto eseguita da Scenari immobiliari, che evidenzia come il rallentamento dipenda soprattutto dalla diminuzione delle transazioni legate al residenziale. L’istituto di studi del settore nel confrontare i dati dei principali Paesi europei sottolinea come l’Italia sia quello che possiede il patrimonio immobiliare più vecchio, con il 58,5% delle abitazioni costruite prima del 1970 e solo il 9,8% edificato dopo il 1995. Per quel che riguarda i valori per l’anno appena trascorso, Scenari immobiliari annuncia che il fatturato residenziale dovrebbe raggiungere quota 103 miliardi di euro con una crescita del 4% rispetto al 2006 ma in diminuzione rispetto al 5,9% dell’anno precedente. Il numero delle transazioni dovrebbe arrivare a 780mila, in diminuzione del 6% rispetto al 2006. In fatto di quotazioni medie si registra un aumento del 3,4% nel primo semestre e di un solo punto percentuale nel secondo.
Il 2008 si apre quindi con una previsione non proprio ottimistica. Il rapporto dell’Osservatorio di Nomisma evidenzia una netta sfiducia da parte delle agenzie e delle imprese immobiliari. La percentuale di coloro che ritengono che nei prossimi mesi i prezzi aumenteranno è infatti scesa al 5,3 per cento, mentre sale al 47,3 quella di chi è convinto che valori e numero delle compravendite scenderanno. Questo dato si accompagna alla diminuzione della quota di risparmiatori che pensa all’acquisto di una casa come la migliore forma di investimento, scesa dal 76 al 55%. Un deciso rallentamento è inoltre atteso nelle costruzioni. Secondo le previsioni fatte dal Centro ricerche economiche sociali di mercato per l'edilizia e il territorio (Cresme) e dall’Organizzazione per lo sviluppo economico con sede a Parigi (Ocse), nel 2008 si registrerà una crescita pari solo allo 0,9%. La riduzione degli acquisti si rifletterà quindi su una minor domanda di mutui ipotecari, che continueranno a risentire gli effetti della crisi subprime. In particolare proseguirà la tendenza all’aumento degli importi finanziati e alla durata. Infine, da evidenziare che la rapida crescita dei tassi d'interesse registrata negli ultimi due anni ha spinto i risparmiatori dai mutui a tasso variabile a quelli a tasso fisso: basti pensare che solo un anno e mezzo fa la percentuale dei mutui a tasso fisso non superava i 29 punti, mentre nel secondo semestre 2007 ha superato il 75%.
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