
UN MERCATO IN EVOLUZIONE Alta tecnologia verde per il mattone del futuro.
Tra i criteri che saranno alla base della valutazione dell’abitazione da acquistare, molto presto figureranno discriminanti come consumi energetici contenuti per riscaldamento e climatizzazione, ridotto impatto ambientale dei materiali utilizzati per la costruzione, taglio delle emissioni in atmosfera. Nel giro di cinque anni, assicurano gli esperti di Scenari Immobiliari, è previsto in Italia un incremento della domanda di immobili ecologici con il conseguente aumento del valore del fabbricato, ma diversificato fra le varie regioni. Secondo la ricerca, pubblicata nel marzo scorso, saranno in particolare le grandi città del Nord a registrare gli aumenti più consistenti del costo delle abitazioni residenziali ecocompatibili, con valori compresi tra il 10 e il 20%. Nel Centro invece questi valori saranno compresi tra il 7 e il 15%, attestandosi su quella che è la previsione nazionale, mentre il minor impatto si avrà al Sud, con valori compresi tra il 4 e il 10%. Tempi duri invece per gli immobili che, entro il 2012, non risponderanno ai requisiti di efficienza energetica stabiliti dalle recenti normative: sia per il settore residenziale che per quello degli uffici è previsto un deprezzamento che può andare dal 5 al 20% per il primo e dal 7 al 20% per il secondo. Alla base di questo fenomeno, il duplice effetto dell’entrata a regime delle norme sul risparmio energetico, con la relativa certificazione senza la quale non sarà possibile vendere o affittare un immobile, sia la diffusione di una cultura rivolta all’ecosostenibilità dell’abitazione. In pratica, nei prossimi anni le qualità ecologiche della casa incideranno sul prezzo nello stesso modo in cui dagli inizi del ‘900 in poi hanno inciso l’ascensore, il bagno, il riscaldamento autonomo, la corrente, il telefono, il videocitofono e, in tempi più recenti, il cablaggio. Al momento però, gli analisti di Scenari Immobiliari sostengono che la percezione della casa ecologica non è nel nostro Paese ancora diffusa. Il livello di risparmio energetico di un’abitazione non è infatti ancora ai primi posti delle richieste degli acquirenti, che spesso considerano questo fattore solo come un costo aggiuntivo e a volte ingiustificato. Ma è solo questione di tempo. Secondo i costruttori – prosegue la ricerca – nell’ultimo anno si è già registrato un interesse crescente (in particolare da parte dei più giovani) verso la qualità delle costruzioni e l’efficienza energetica dell’edificio, per ora limitata ai soli immobili di pregio. E’ però una tendenza destinata a diffondersi e che, nel settore residenziale, impatterà sui costi della casa con un plus del 3-10%, mentre il deprezzamento per le abitazioni non ecocompatibili è stimato per ora tra 0 e il 5%. LE RADICI DELLA CASA VERDE Se la domanda del “tetto ecologico” è ancora marginale, l’offerta di materiali, tecniche e normative per realizzare e promuovere la sostenibilità ambientale delle abitazioni è già una realtà nel nostro Paese, anche se ancora poco conosciuta dal grande pubblico e priva di un’organicità complessiva. Bioediliza e bioarchitettura sono due delle parole chiave in cui si sintetizza l’ecosostenibilità delle case. Secondo Ugo Sasso, architetto e presidente dell’Istituto italiano di bioarchitettura “gli edifici sono immobili nell’ambiente, in quanto anche loro hanno le radici e con l’ambiente vivono e si integrano”. La bioarchitettura è quindi l’insieme delle discipline che puntano alla realizzazione di un sistema di progettazione e costruzione corretto nei confronti dell’ecosistema ambientale. Questa scienza si caratterizza per un’ampia interdisciplinarietà e si sviluppa attraverso la bioediliza, che è l’insieme delle tecnologie finalizzate a ridurre l’impatto ambientale degli edifici, attraverso l’efficienza energetica degli impianti e la sostenibilità del ciclo dell’acqua negli edifici, l’utilizzo di materiale la cui produzione e smaltimento sia il più possibile naturale, l’adozione di sistemi capaci di disperdere il radon (un gas radioattivo incolore e inodore che può giacere nei materiali edilizi o risalire dal suolo, seconda causa del tumore ai polmoni dopo il fumo). E ancora: tipologie costruttive in grado di assicurare permeabilità, traspirazione e ventilazione dell’immobile, riducendo o eliminando la formazione di muffe e condense; ricorso a prodotti di finitura coloranti e protettivi che non rilascino, sia all’interno che all’esterno, sostanze inquinanti. La combinazione di queste tecniche in fase di progettazione dell’edificio permette di insediarlo nel modo più naturale nel contesto ambientale e paesaggistico per il quale viene ideato. Per le nuove abitazioni, la progettazione ex-novo deve passare attraverso la selezione di specifici materiali biocompatibili. I laterizi devono avere una forma e uno spessore tali da permettere di trattenere l’umidità al loro interno, facendo ricadere il “punto di rugiada”, ovvero la temperatura in cui l’aria condensa in acqua, al proprio interno; i mattoni devono essere sistemati in modo da non formare ponti termici e la creazione di vuoti all’interno del laterizio. Deve essere utilizzata la calce naturale, che ha una buona resistenza meccanica e un alto grado di permeabilità, per fabbricare la malta per la muratura e gli intonaci, mentre il legno per le strutture orizzontali e per le finiture dovrà essere ricavato da produzioni autoctone e trattato con protettivi e coloranti non tossici. Per l’isolamento si ricorre al sughero o a fibre di legno provenienti da scarti di lavorazione, mentre l’acciaio per il cemento armato dovrà essere diastenico, cioè capace di ridurre la creazione di campi magnetici all’interno delle abitazioni, e le guaine esterne dovranno essere impermeabili all’acqua, ma permeabili al vapore. Ma chi in Italia offre questo tipo tecniche, che potrebbero sembrare appannaggio esclusivo dei Paesi del Nord Europa più attenti alle tematiche ambientali? Negli ultimi anni il comparto edilizio Made in Italy sta cominciando a sviluppare questo segmento, soprattutto nelle regioni del Nord. L’esempio più evidente è quello di Treviso dove, nel 2004, in base a una legge regionale sulla promozione dei distretti, è nato e poi cresciuto il Metadistretto Veneto della Bioediliza. Nel settembre 2007 questa nuova entità, cresciuta grazie alla collaborazione tra la provincia e la locale sezione della CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato e delle piccole e medie imprese), ha realizzato il secondo Meeting del Metadistretto e presentato la Borsa della Bioediliza. Si tratta di un spazio “fisico e comunicativo” per mettere in relazione tutte le realtà di questa nuova filiera, per diffondere la normativa, le buone pratiche e le conoscenze su materiali e per scambiare innovazioni tecnologiche e informazioni e permettere l’evoluzione delle singole aziende. La realtà di Treviso è pronta a offrire un sistema organico di gestione del settore, che comprende regole per la certificazione energeticoambientale degli edifici, per l’accreditamento dei tecnici, per la gestione di un piano formativo di distretto. E’ con questo obiettivo che nel settembre dello scorso anno la Provincia di Treviso, la Camera di Commercio e il Metadistretto hanno firmato un protocollo d’intesa per gettare le basi di un “Organismo per lo Sviluppo della Biediliza”, che potrà fornirà le linee guida per la crescita del settore, puntando a diventare punto di riferimento per la bioediliza a livello regionale, nazionale e internazionale. Le aziende trevigiane che hanno esposto alla Borsa della Bioedilizia del settembre 2007 sono in tutto 463, di cui 166 del settore delle costruzioni, 64 di quello delle finiture, 66 degli impianti, 64 della produzione, lavorazione e commercio, 38 del comparto legno e carpenterie e 45 di servizi e attività collegate. A livello nazionale, in base a una recente indagine dell’Environment Park (il Parco scientifico e tecnologico per l’ambiente di Torino, creato sotto l’egida del ministero dell’Economia, della Regione Piemonte e della Ue), il 15% delle imprese edili italiane è operativa nel settore dei materiali e delle tecnologie bioedili e il 91% di queste considera quello della bioedilizia un mercato in espansione. Un dato confermato anche dai distributori: l’attenzione verso questo settore e la crescita dell’offerta da parte di imprese italiane ha comportato un sensibile abbattimento dei prezzi al consumatore finale, che fino a pochi anni fa era costretto a rivolgersi all’estero. Ma non è tutto. Dall’indagine è emerso che i costi di un edificio di bioediliza nuovo, se progettato correttamente da tecnici qualificati, sono ormai gli stessi o addirittura inferiori di quelli tradizionali, mentre gli interventi di riqualificazione in bioedilizia conferiscono agli immobili un plus valore. Un fabbricato che non spreca risorse e risparmia energia acquisterà un maggior valore di mercato rispetto agli altri immobili, come dimostrato da esperienze straniere come “il libro dell’edificio” e come sta accadendo in Alto Adige grazie alla certificazione energetica volontaria Klima Haus (si veda più avanti). Di certo, come sottolineato da Marco Corradi, presidente dell’Acer di Reggio Emilia (azienda pubblica di edilizia residenziale della provincia emiliana, tra quelle più all’avanguardia in tema di ecocompatibilità delle case), la riqualificazione comporta spese non trascurabili per i proprietari, anche se poi il bilancio tra costi e benefici, sia per le tasche dei cittadini che per l’ambiente, pende a favore di interventi qualificati. Per l’adeguamento del parco case esistenti (in Italia le unità immobiliari costruite prima del 1980 sono 450mila su un totale di oltre un milione), ha spiegato nel marzo scorso Corradi in occasione di Energetica 2008, un meeting sulle energie rinnovabili promosso dalla società Somedia, occorre ridefinire i parametri del mercato immobiliare, partendo dal bilancio complessivo economico-sociale-ambientale e da una rivoluzione che parta dal basso, informando i cittadini-consumatori sulle ricadute di questi interventi, soprattutto di quelli energetici. Per promuovere la riqualificazione energetica delle abitazioni, prosegue il responsabile dell’Acer di Reggio Emilia, bisogna abbattere alcune barriere non solo di tipo culturale ma anche di carattere tecnico, migliorando la formazione di addetti e installatori, e socio-economico, creando investimenti in fonti rinnovabili, modificando il rapporto inquilini-proprietari, riducendo il “caro casa”, assicurando la tutela del consumatore e, infine, omogeneizzando le norme e la regolamentazione in materia su tutto il territorio. La riqualificazione, sottolinea ancora Corradi, è un mix di tecniche, tecnologie e comportamenti umani, che deve passare non solo attraverso l’adeguamento degli edifici, ma anche attraverso una gestione senza interruzione dell’immobile, in modo da rendere tangibili le previsioni di abbattimento delle spese per riscaldamento e raffrescamento, illuminazione e consumi di acqua e mettendo a disposizione di proprietari e inquilini un vademecum sulle buone pratiche di utilizzo della casa. OBIETTIVO ENERGIA Da questo sia pur sintetico quadro sulla bioarchittuttra e la bioedilizia, emerge chiaramente che il nodo della questione è il risparmio energetico, che deve essere la prima finalità dell’ecocompatibilità della casa. Si è visto infatti come il semplice utilizzo di determinati materiali può ridurre l’impatto ambientale dei fabbricati, non solo perché più naturali, ma anche perché in grado di garantire un buon isolamento dell’edificio dal caldo e dal freddo. La bioarchitettura, inoltre, mette a disposizione anche metodi di “raffrescamento naturale” degli ambienti, con l’uso di condotti d’aria sotterranei o una gestione delle ventilazioni naturali, servendosi dei flussi delle correnti più temperate che si creano negli edifici. Il tutto per ridurre il consumo di energie, che si ottiene anche sfruttando l’illuminazione naturale, aumentando la luminosità degli ambienti interni, con finestre più ampie e “camini luminosi”, ma soprattutto attingendo a fonti energetiche rinnovabili. Tutti questi accorgimenti possono ridurre la spesa energetica delle famiglie del 50% e abbattere l’inquinamento di CO2. Le nostre case sono diventate macchine energivore – spiega il professor Federico Butera del Politecnico di Milano e autore del libro “Dalla caverna alla casa ecologica. Storia del comfort e dell’energia” – e oggi più che mai l’alternativa di una casa sostenibile in termini energetici e di progettazione si profila come sempre più vicina. Un’alternativa che contribuirà a fornire una risposta alla crescita mondiale della domanda di energia, che coincide però con l’esaurimento delle fonti fossili. Secondo Butera – anche lui tra i relatori di Energetica – è necessario utilizzare l’energia in modo sempre più efficiente, abbassando i consumi per mantenere calde le abitazioni, per illuminarle e climitazzarle e per conservare i prodotti alimentari. Per ottenere questo si deve puntare su energie alternative come il solare fotovoltaico e il cosiddetto solare termico. Pannelli fotovoltaici e termici istallati sui tetti degli edifici possono garantire l’autosufficienza energetica di un intero immobile riducendo anche di dieci volte il consumo di KW/h al metro quadro per riscaldamento, condizionamento, illuminazione etc. Il fotovoltaico è oggi incentivato dai governi: in Italia attualmente questo sistema si aggira intorno ai 15-20 MW, di cui solo la metà funzionanti, ma i numeri sono destinati a crescere anche grazie a recenti agevolazioni fiscali. Inoltre, la spesa per questi sistemi, connessi alla rete elettrica nazionale, si ammortizzerà attraverso il notevole risparmio sulla bolletta, legato sia al minor costo del KW (per un impianto inferiore ai 20 KW l’incentivo è pari a 0,45 euro al KWh prodotto), sia alla cessione alla rete nazionale del surplus di energia prodotto, i cui proventi saranno scalati dalle bollette successive. NORMATIVE Stato lento, enti locali rock (anche troppo) Bioediliza, bioarchitettura, incentivi per le energie rinnovabili: in Italia le premesse per far diventare “verde” l’intero parco immobiliare esistente e per avviare una progettazione ecosostenibile di nuovi edifici sembrano esserci tutte. Nel panorama italiano sono le amministrazioni locali (Regioni, Province e Comuni) quelle che mostrano il maggior interesse e consapevolezza sul tema, sia pure con interventi diversificati e a macchia di leopardo. A rimanere al palo però è la legislazione nazionale. La mancanza di un corpus normativo di riferimento omogeneo, in particolare sulla certificazione energetica, costituisce, secondo l’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori edili, un freno all’ammodernamento sostenibile del settore immobiliare. Per ridurre i consumi energetici nelle abitazioni, ricorda il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti in un intervento del marzo scorso, la Commissione Europea punta sul settore edilizio che da oggi al 2020, può realizzare “consistenti risparmi di energia, sia nel comparto residenziale (27%), sia nel commerciale-terziario (30%)”. In questa direzione si muove anche il Piano di azione nazionale sull’efficienza energetica presentato nell’agosto 2007 a Bruxelles dall’ex ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani. Tuttavia, lamenta l’associazione, in Italia non c’è un quadro definito e completo delle regole da applicare. Anzi – sottolinea ancora Buzzetti – c’è una sovrapposizione di norme che impedisce un funzionamento efficiente del mercato”. Il fulcro della normativa italiana è contenuta nel decreto legislativo 192/05, di attuazione della direttiva europea 2002/91/Ce sul rendimento energetico degli edifici, in vigore dall’ottobre 2005. Ma a distanza di quasi tre anni dalla sua approvazione, non sono stati ancora adottati i provvedimenti attuativi. Al contrario, nel 2006, è stato emanato un nuovo provvedimento, il decreto legislativo 311/06, che ha apportato modifiche e integrazioni, alcune delle quali, secondo l’Ance, discutibili. Sono state infatti introdotte norme prescrittive che obbligano a rivedere l’approccio prestazionale previsto in precedenza, come ad esempio le disposizioni sulle caratteristiche minime delle varie componenti dell’involucro edilizio e l’obbligo a utilizzare determinate fonti di energia rinnovabile. Per l’Ance, però se è lo Stato che deve stabilire le prestazioni energetiche degli edifici, “le soluzioni costruttive e tecnologiche energeticamente più valide devono essere di competenza degli operatori”. Perché solo così la certificazione energetica, introdotta dal dlgs 192/2005, incentiverebbe gli operatori alla scelta della tecnologia più efficace, “sviluppando una virtuosa competizione, in un mercato in grado di riconoscere e misurare le migliori prestazioni”. Secondo l’Ance, per dare vita a un mercato consapevole e virtuoso è infatti necessaria la conoscenza e la condivisione da parte dell’utente che “deve potere e sapere comprendere il valore delle migliori realizzazioni, con un unico quadro normativo e un’unica metodologia di confronto su scala nazionale”. E’ per questo che l’Associazione chiede una regolamentazione unica sul territorio nazionale, sia per i sistemi di calcolo delle prestazioni, sia per la classificazione energetica degli edifici. Senza una base normativa omogenea si sta creando una situazione confusa, non solo per le aziende ma anche per i cittadini che già da diversi mesi stanno scoprendo il mondo della certificazione energetica (si veda box). Per permettere ai proprietari di adeguarsi alla nuova normativa, la Finanziaria 2008 ha stabilizzato fino al 2010 un’agevolazione fiscale (già prevista dalla manovra 2007) pari al 55% della spesa sostenuta per l’adeguamento degli edifici che permetta un risparmio energetico del 20% rispetto a quello attuale. Il legislatore ha previsto incentivi anche per la costruzione di case ecosostenibili, ma su questo fronte l’Ance lamenta un grave ritardo, dal momento che sono già scaduti i termini utili per l’attuazione fissati (non si capisce se per scelta o per svista) al 31 dicembre scorso. Quello della sostenibilità energetico-ambientale è però, sottolinea il presidente dell’Ance, uno dei temi sui quali “si misurerà l’efficacia delle azioni di governo per lo sviluppo del Paese”. Ma secondo Buzzetti per ottenere dei risultati sono necessarie consapevolezza, condivisione, opportunità di mercato equilibrate, “da stimolare anche governando il processo dei premi e degli incentivi”. Una sfida che le imprese sono pronte a vincere, ribadendo però la necessità di regole certe e univoche su tutto il territorio. Territorio dove al contrario, gli amministratori locali (comprese le varie Aziende che gestiscono l’edilizia residenziale pubblica) sembrano avere ben chiaro le opportunità offerte dalla nuova frontiera dell’immobiliare verde. Negli ultimi anni infatti sono diverse le norme e gli interventi promossi in questa direzione. E’ complesso tracciare un quadro completo di queste iniziative, ma è possibile metterne in evidenza alcune, che però sembrano confermare il rischio di una sovrapposizione di competenze e indirizzi che rischiano di bloccare anziché favorire lo sviluppo della ecosostenibilità della casa. Ecco alcune iniziative degli enti locali: Efficienza sud-tirolese La provincia autonoma di Bolzano ha avviato negli anni scorsi il progetto CasaClima – KlimaHaus. L’iniziativa, nata dalla convergenza di vari fattori e dal coinvolgimento di diverse figure e basata inizialmente sull’adesione volontaria, ha dimostrato come il risparmio energetico in edilizia non è solo fattibile, ma anche economicamente conveniente. Il successo riscontrato ha poi indotto l’amministrazione a trasformare CasaClima - KlimaHaus in una legge provinciale. Così il 12 gennaio 2005 è diventato operativo il nuovo regolamento di esecuzione della legge urbanistica provinciale in materia di risparmio energetico. Questo stabilisce che per poter ottenere la dichiarazione di abitabilità dei nuovi edifici, i costruttori sono tenuti a rispettare condizioni minime di risparmio energetico: in pratica per poter essere abitato, un immobile deve garantire un consumo energetico equivalente a quello di un elettrodomestico di classe C. La certificazione energetica infatti riprende in tutto e per tutto quella degli elettrodomestici, che sono suddivisi in categoria doppia A, B e C. Al successo di KlimaHaus ha contribuito la trasparenza e l’immediatezza dell’efficienza energetica richiesta per l’edificio. Toscana bio La giunta della Regione Toscana, nell’ambito della legge regionale n. 1 del 2005 che disciplina le norme per il governo del territorio, ha stabilito, all’articolo 2, che Comuni, Province e Regione devono perseguire la qualità degli alloggi e l’edilizia sostenibile. Gli enti pubblici sono perciò obbligati per legge a costruire edifici pubblici “bio” e a osservare regole di ecocompatibilità nella ristrutturazione di vecchie sedi pubbliche. Per il privato invece è stata fissata la regola della premialità dettata dall’articolo 146 sempre della legge n. 1 del 2005: sono previsti incentivi economici e urbanistici alle amministrazioni comunali che costruiscono case sane ed efficienti dal punto di vista energetico. In particolare è stabilita la riduzione degli oneri di urbanizzazione secondaria in misura crescente fino a un massimo del 70%, a seconda dei livelli di risparmio energetico, di qualità ecocompatibile dei materiali e delle tecnologie costruttive utilizzate e dei requisiti di accessibilità. Inoltre i Comuni che utilizzano criteri di edilizia sostenibile possono sfruttare fino al 10% in più di superficie per gli interventi di nuova costruzione. Per agevolare amministratori e operatori nell’attuazione della normativa, la Regione ha anche predisposto un vero e proprio prontuario per la costruzione della casa sana ed efficiente, contenuto nelle “Linee guida per l’edilizia sostenibile in Toscana”. Nel documento è riportato l’elenco dei materiali da privilegiare e quello delle qualità indispensabili di una casa sana, come l’assenza di sostanze inquinanti, l’illuminazione naturale, l’isolamento acustico, il riutilizzo delle acque piovane, i consumi energetici. Le linee guida sono inoltre uno strumento oggettivo di riferimento per costruttori e amministratori virtuosi, dal momento che fornisce, attraverso l’articolazione in 38 schede, un sistema di valutazione che permette di esprimere un voto per ogni progetto o intervento, dove il voto ottenuto non è solo un premio al merito, ma anche alle casse comunali. L’Umbria punta sulla certificazione La giunta regionale dell’Umbria ha definito nel febbraio scorso un disegno di legge che introduce il certificato ambientale degli edifici, nella convinzione che questo potrà diventare un indicatore qualificante del mercato immobiliare. Il provvedimento punta a conciliare la salvaguardia della natura e il confort abitativo, definendo nuovi criteri progettuali orientati all’edilizia ecologica, allo sviluppo sostenibile e alla tutela della salute umana. E’ in questo contesto che si inserisce la procedura di certificazione ambientale, che sarà obbligatoria per gli interventi pubblici e, su richiesta, per quelli privati, e servirà a valutare il grado di sostenibilità di un intervento edilizio. Questo sarà determinato da un procedimento di valutazione a schede, in cui si terrà conto della certificazione energetica obbligatoria (prevista dalla normativa nazionale, dlgs 192/2005) per quantificare le prestazioni dell’edificio rispetto a diversi parametri, tra cui la qualità dell’ambiente interno ed esterno e il risparmio delle risorse naturali. Il certificato ambientale, che potrà essere richiesto anche per la riqualificazione di immobili esistenti, sarà esposto sul fabbricato e ne accompagnerà i passaggi di proprietà, diventando un marchio di qualità nella valutazione dell’edifico. Per promuovere la certificazione, il testo prevede da parte di Regione ed Enti locali, l’attivazione di incentivi attraverso agevolazioni fiscali e finanziarie. Inoltre potranno essere riconosciute corsie preferenziali per l’accesso ai finanziamenti di programmi edilizi e urbanistici basati sulla sostenibilità. Il provvedimento riserva poi grande attenzione alla salvaguardia della risorsa idrica, alla permeabilità dei suoli, alla tutela delle falde sotterranee da agenti inquinanti e al miglioramento delle prestazioni energetiche dei fabbricati. Sul fronte della pianificazione urbanistica il ddl stabilisce criteri di sostenibilità legati alle caratteristiche del territorio. Il testo definisce poi il concetto di “fabbricato ecologico” sulla base dei requisiti dei materiali e degli altri elementi che lo compongono, affermando così la corrispondenza diretta tra edilizia ecologica e patrimonio edilizio storico. Si parte infatti dal presupposto che molti dei principi della moderna architettura ecologica appartenevano già alla tradizione costruttiva locale, come nel caso del laterizio e della pietra. Il disegno di legge riconosce quindi agli edifici storici, nelle loro componenti originali, la qualifica di bene da salvaguardare attraverso la conservazione delle caratteristiche di edilizia e architettura ecologica ancora presenti. Dalla Lombardia alla Puglia, ecosostenibilità in breve La promozione della casa sostenibile è entrata nell’ultima Finanziaria della Lombardia, che ha previsto un bonus per le iniziative immobiliari in grado di ridurre del 10% rispetto ai valori limite stabiliti dalla legge nazionale, il fabbisogno energetico dei fabbricati. In Basilicata, la giunta ha inserito nella manovra di bilancio 2008 incentivi di tipo tecnico, come l’incremento delle volumetrie consentite per le abitazioni costruite nel rispetto dell’ambiente. La Puglia alla fine dello scorso gennaio ha predisposto un disegno di legge per l’abitare sostenibile nato da un accordo tra la giunta e Itaca, l’Istituto nazionale che si occupa della trasparenza degli appalti e, parallelamente, anche del modo di costruire più attento alle esigenze di sicurezza dell’individuo e al rispetto dell’ambiente. Il testo è molto articolato e regola le funzioni delle amministrazioni locali (Regione, Province e Comuni), la sostenibilità ambientale negli strumenti di governo del territorio, definisce le misure per il risparmio energetico e idrico, individua i criteri di selezione dei materiali da costruzione e la certificazione degli edifici, prevede la definizione di un disciplinare tecnico e di linee guida, fornisce gli strumenti di calcolo degli indici e dei parametri edilizi, stabilisce gli incentivi e i contributi regionali, promuove la formazione e l’informazione sulla materia e fissa sanzioni per chi non si adegua. In Emilia Romagna, la provincia di Reggio Emilia, ha promosso lo scorso sanno un protocollo d’intesa con l’Acer, l’Andil (Associazione nazionale industriali dei laterizi) e Federcasa per la ricerca e valutazione di materiali innovativi nella realizzazione di edifici energeticamente efficienti. L’accordo impegna l’Azienda pubblica per l’edilizia residenziale e l’Andil a promuovere l’utilizzo dei materiali in laterizio per aumentare il livello di industrializzazione del prodotto casa; migliorare le prestazioni energetiche degli edifici nuovi; accrescere il confort abitativo riducendo gli oneri connessi all’esercizio e alla manutenzione delle abitazioni; produrre una riqualificazione energetica degli edifici esistenti; utilizzare tecniche, tecnologie e materiali sostenibili ambientalmente ed economicamente. CERTIFICAZIONE ENERGETICA E TRANSAZIONI IMMOBILIARI Il dlgs 152/2005 ha introdotto l’obbligo della certificazione energetica dell’immobile da presentare al momento del rogito e con costi a carico del venditore. La novità ha avuto tempi di attuazione graduali e l’obbligo della certificazione è stata così stabilita: • dal 2 febbraio 2007 la certificazione energetica deve essere presentata per gli edifici di nuova costruzione con richiesta di rilascio permessi di costruire o DIA presentate a partire dal 9 ottobre 2005 e per gli edifici già esistenti o in fase di costruzione alla data dell’8 ottobre 2005 e sottoposti a ristrutturazione integrale o parziale del 20%, complessivamente superiori a 1.000 mq di superficie netta calpestabile; • dal primo luglio 2007 la certificazione è obbligatoria per edifici già esistenti superiori a 1.000 mq di superficie netta calpestabile, nel caso di compravendita dell’intero immobile; • dal primo luglio 2008 la certificazione diventerà obbligatoria per edifici già esistenti di qualsiasi metratura netta calpestabile, nel caso di compravendita dell’intero immobile e non di singole unità immobiliari o porzioni dello stesso; • dal primo luglio 2009 l’obbligo riguarderà tutti gli edifici già esistenti di qualsiasi metratura netta calpestabile, nel caso di qualsiasi compravendita (una o più unità immobiliari o intero immobile).
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