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Cultura e Spettacolo

MAXXI e MACRO proiettano Roma nel futuro


Dopo dieci anni di lavori, la Capitale mette in mostra i suoi nuovi poli museali frutto del genio creativo di due donne architetto, star internazionali

MAXXI e MACRO proiettano Roma nel futuro - Dopo dieci anni di lavori, la Capitale mette in mostra i suoi nuovi poli museali frutto del genio creativo di due donne architetto, star internazionali

Roma, la Città eterna, apre le porte alla modernità: da oggi la Capitale potrà vantare, oltre alle straordinarie vestigia del passato, anche due poli museali all’avanguardia, Maxxi e Macro, che le assegneranno un posto nel panorama internazionale dell’arte contemporanea. Con un’inaugurazione gemellata, che si è tenuta tra il 27 e il 29 maggio, Roma ha dato il benvenuto a esposizioni di artisti italiani e internazionali di spicco in un contesto di architettura post-moderna.

MAXXI, l’“astronave” atterrata nella Capitale

Dieci anni, sei diversi ministri ad avvicendarsi sulla poltrona dei Beni culturali, oltre 100 milioni di euro: sono i numeri del Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, che ha visto la luce il 27 maggio scorso. Il Museo, pensato come luogo pluridisciplinare, e destinato a ospitare sperimentazione e innovazione nel campo delle arti e dell’architettura, è una creazione della già nota “archistar” anglo-irachena Zaha Hadid, prima donna a essere insignita del Premio Pritzker (il Nobel degli architetti) e autrice, tra le altre opere, delle Dancing towers di Dubai. Se il fine è assurgere Roma a capitale europea dell’arte contemporanea, le premesse ci sono tutte: il New York Times ha paragonato il Maxxi alle opere di Borromini e il Wall Street Journal l’ha descritto come “una combinazione tra architettura fluttuante e rispetto per la tradizione”. Dalle forme sinuose e dalle linee sovrapposte, il museo sorge sul complesso delle officine e dei padiglioni militari della ex caserma Montello a Flaminio, da anni in disuso, della quale ha recuperato due volumi, diventati parte integrante dell’edificio. Già ribattezzato da qualcuno “l’astronave”, il Maxxi è una vera e propria casa della cultura, che si estende per trentamila metri quadrati e che ha cambiato il volto del quartiere Flaminio. E dire che fin da quando, nel 1999, la Hadid si era aggiudicata il concorso bandito dalla Soprintendenza speciale arte contemporanea per la realizzazione a Roma del nuovo polo nazionale, culturale ed espositivo, a ogni tornata elettorale aveva “il cuore in gola, temendo sempre di non poter mandare avanti il cantiere”. La struttura ospita al suo interno due istituzioni, il Maxxi arte e il Maxxi architettura, il primo diretto da Anna Mattirolo e il secondo da Margherita Guccione, oltre a un auditorium, una biblioteca e una mediateca, una libreria, una caffetteria e gallerie per esposizioni temporanee, performance, iniziative educational. Anche gli spazi esterni, poi, delimitati dalla grande piazza, possono accogliere opere ed eventi dal vivo. È il caso de “La calamita cosmica”, opera di Gino De Dominicis, che dà il benvenuto ai visitatori sotto il porticato d’ingresso. Si tratta di unoscheletro in vetroresina, che misura ventiquattro metri e introduce al tema dell’immortalità, oggetto dell’esposizione dell’artista curata da Achille Bonito Oliva, una delle quattro mostre inaugurali. Appena nell’atrio del museo, poi, un’altra opera di De Dominicis, una carrozza d’epoca nera, all’apparenza nota stonata in tanta modernità, sui cui sedili posteriori è adagiata una mozzarella (di cera). L’opera, dal titolo “Mozzarella in carrozza”, testimonia la volontà dell’artista anconetano di giocare con le parole a proprio piacimento. Il corpo maggiore delle opere dell’artista è tuttavia esposto all’ultimo piano del Maxxi, dove sono state installate 130 sue opere legate al tema dell’immortalità. Al secondo piano, invece, c’è un’esposizione permanente con la mostra “Spazio. Dalle collezioni di arte e architettura del Maxxi”, che riesce a cogliere l’elemento essenziale della ricerca artistica e architettonica attraverso la visione di molti contemporanei. Nelle gallerie, infine, è possibile ammirare l’opera dell’architetto Luigi Moretti, tra i maggiori protagonisti del Novecento, e le video-installazioni dell’artista turco Kutlug Ataman sul tema della costruzione dell’identità.

MACRO, “un’esperienza per tutti i sensi”

Dal genio di Zaha Hadid a quello di un’altra archistar, la francese Odile Decq, che ha progettato il “suo” Macro, il Museo di arte contemporanea di Roma, dal 1999 nella ex Birreria Peroni nel quartiere Nomentano, e che dal 27 al 29 maggio scorso ha celebrato l’inaugurazione in anteprima della nuova ala. Per la Decq, il Macro deve rappresentare “un’esperienza per tutti i sensi”. Anche in questo caso, come per il Maxxi, l’attesa è stata lunga (la committenza risale al 2001, quando sindaco di Roma era Walter Veltroni), ma il risultato non delude le aspettative: diecimila metri quadrati di spazi, tra sale espositive e auditorium, più 2500 metri quadrati di giardini pensili, tutto, a eccezione dell’auditorium, realizzato in cristallo e cemento nero (il “colore naturale” della Decq, “evoca l’idea della sfida”). L'idea alla base del progetto, secondo Luca Massimo Barbero, direttore del Macro “è di camminare e respirare le potenzialità di questo spazio". L’ingresso del museo, un prisma sospeso, rappresenta non solo uno spazio espositivo, ma si propone come luogo per la città: si potrà entrare nel foyer senza pagare il biglietto, e da lì arrivare alla terrazza panoramica, concepita dall’architetto come una piazza, con una fontana, lampioni e ristorante. Al museo si accede poi attraverso pareti trasparenti e nere, che conducono al monolite rosso centrale, quello che Odile Decq considera il “cuore” della struttura, l’auditorium: rosso lucido al suo interno e rosso satinato fuori, appare come un meteorite incastrato nel pavimento e può ospitare fino a 200 persone. Nelle sale espositive, invece, il design ha lasciato il passo alle opere d’arte: le aree si presentano neutrali, e danno spazio al protagonismo delle esposizioni. La preview architettonica di fine maggio, in contemporanea con il gemellato Maxxi, è stata un successo di visitatori e critica, e ha ospitato, tra le altre, le installazioni di Daniel Buren, i settemila aquiloni di Jacob Hashimoto, gli oggetti concettuali di Aaron Young. L’ala nuova ha subito dopo serrato i battenti, in attesa di completare i lavori (bookshop, caffetteria), e in vista dell’apertura definitiva a fine 2010. Tuttavia, per tutta l’estate il ciclo espositivo del Macro sarà ricco di appuntamenti importanti: fino al 22 agosto, “Macro summer” intratterrà il pubblico con revival degli anni ‘80 ed esposizioni di artisti del calibro di Gilberto Zorio e Alfredo Pirri.



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stampato in data 4-2-2012 alle ore 14:03