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Mattone & Finanza

MEDIATORI CREDITIZI, È CACCIA ALLE STREGHE


Il legislatore vuole norme più ferree per il settore. Ma interventi affrettati rischiano di far perdere il lavoro a 80mila professionisti

MEDIATORI CREDITIZI, È CACCIA ALLE STREGHE - Il legislatore vuole norme più ferree per il settore. Ma interventi affrettati rischiano di far perdere il lavoro a 80mila professionisti

La pesante crisi finanziaria che ha travolto i colossi bancari di tutto il Mondo, a partire da quelli Made in Usa, ha innescato un'inedita caccia alle streghe, almeno nel nostro Paese. Dopo il tracollo di Lehman Brother, le forze politiche di maggioranza e opposizione si sono schierate compatte per mettere a punto una nuova disciplina sia dell'attività di credito al consumo sia di quella di mediatore creditizio. Il quadro emerso nei giorni successivi al crack della banca d'affari americana ha di fatto evidenziato che le vicende di pochi anni fa, come quella dei bond argentini, di Parmalat e Cirio, non hanno insegnato nulla o ben poco sia ai risparmiatori che a chi mette sul mercato strumenti di risparmio gestito. Inchieste giornalistiche (a partire dagli approfondimenti della trasmissione di RaiTre Report) hanno infatti evidenziato come sino al giorno prima del crollo Lehman, istituti di credito e intermediari avessero continuato a proporre ai risparmiatori titoli della banca americana come tra i meno rischiosi. Senza poi contare che a consigli d'investimento poco oculati, si è aggiunta la situazione di vera emergenza sociale (oggetto anche di uno dei primi interventi del quarto governo Berlusconi) determinata, almeno sino all'estate scorsa, dall'aumento continuo degli interessi sui mutui casa a tasso variabile. Aumenti la cui conseguenza è stato l'incremento delle rate, per molti vertiginoso. Questo perché strumenti di finanziamento come il mutuo a tasso variabile, utili negli investimenti immobiliare se effettuati da soggetti economicamente forti, in grado di chiudere il finanziamento quando la tendenza dei tassi si inverte, sono stati invece offerti e concessi sul mercato a tutti, anche a chi, come famiglie monoreddito o giovani coppie, in tempi di corsa al rialzo del costo del denaro in realtà non avrebbe mai potuto sostenere l'altalena dell'andamento dei tassi.

Alla sbarra degli imputati, accanto a questi due elementi, si è poi aggiunto il j'accuse contro il credito al consumo. Oramai tutto si compra (e si vende) a rate, dall’automobile al tostapane, in comode piccole rate.... che accumulandosi finiscono con il superare il reddito di famiglie e lavoratori.
Di certo, secondo i dati della Banca d'Italia e degli osservatori economici, i consumatori italiani, rispetto a quelli del resto d'Europa e degli Statati Uniti, non sono particolarmente propensi a indebitarsi, anche se come segnalato anche da palazzo Koch, negli ultimi anni la propensione all'indebitamento è quasi raddoppiata.
E' mettendo insieme tutti questi elementi e sull'onda del palesarsi, alla fine del settembre 2008, di una crisi finanziaria che come un tumore stava mostrando metastasi in tutti i settori dell'economia, che esponenti politici di tutti gli schieramenti si sono attivati per riscrivere le norme sul credito al consumo e la disciplina della mediazione creditizia. A guidare questa battaglia per la “moralizzazione del credito” si è schierata innanzitutto la Lega Nord, che subito dopo il varo dei primi decreti “salva banche”, ha annunciato la messa a punto di emendamenti, condivisi e appoggiati da tutta la maggioranza, per introdurre norme più stringenti e soprattutto sanzioni incisive per mediatori creditizi e intermediari finanziari. Una battaglia subito condivisa anche dall'opposizione che non ha esitato a presentare a sua volta proposte di modifica in linea con quelle del Carroccio. Anche se non va dimenticato che già un anno fa, poco prima della caduta del governo Prodi, l'ex viceministro all'Economia Roberto Pinza aveva pronto un provvedimento (si parlava addirittura di un decreto legge) per avviare una revisione delle norme in materia. Come è noto tutto è finito in cavalleria, rinviando una riforma la cui esigenza era sentita da tempo.
I tentativi del Carroccio e della maggioranza di infilare in qualche decreto il riassetto delle norme sulla mediazione creditizia, intervenendo in particolare sulle disposizioni contenute nell'articolo 106 del legislativo 1º settembre 1993, n. 385 (il Testo unico delle norme in materia bancaria) e con modifiche nella legge 7 marzo 1996, n. 108, sulla mediazione del credito ma anche sul credito al consumo, non sono state ascoltate dal governo. Rischiano così di rimanere soltanto delle “buone intenzioni” anche alcune proposte di legge d'iniziativa parlamentare. Tra queste c’è l’atto Camera C. 1795, che ha come firmatario il deputato del Pdl Alessandro Pagano, e come co-firmatario Maurizio Leo, presidente della bicamerale sull'Anagrafe tributaria. Questo testo è stato assegnato all'esame della commissione Finanze di Montecitorio, dove dovrebbe essere iscritto anche un altro provvedimento, quello d'iniziativa del vicepresidente del gruppo di lavoro, il deputato del Pdl Cosimo Ventucci, che propone una riforma organica a partire dalla legge 108 del 1996 (C. 2055).
Nonostante questi tentativi, il governo ha deciso di intraprendere un'altra strada. Strada di sicuro meno rapida rispetto all'introduzione di una riforma attraverso la conversione di un decreto legge, che avrebbe permesso l'adozione di nuove norme nel giro di pochi mesi, ma che quanto meno ha dei termini di attuazione certi e sicuramente più veloci della discussione in Parlamento di una legge ex novo. Il 4 febbraio 2009 la commissione Politiche del Senato ha infatti approvato un emendamento del governo al disegno di legge comunitaria 2008, che delega l'esecutivo ad adottare uno o più decreti legislativi (dlgs) per recepire la direttiva europea 2008/48/Ce sul credito al consumo e in cui si definiscono, inoltre, i principi della delega per la riforma delle attività di mediazione creditizia e finanziaria. I dlgs in materia dovranno essere predisposti entro il 12 maggio 2012, ovvero entro il termine fissato dalla direttiva 2008/48/ Ce per la sua implementazione da parte degli Stati dell'Unione.
La modifica, presentata poco prima delle festività natalizie, ha però messo sul piede di guerra associazioni di categoria, che pur condividendo la sostanza e gli obiettivi della proposta governativa criticano fortemente due dei principi enunciati nella delega. Si tratta da un lato dell'ipotesi di introdurre l’obbligo per i mediatori creditizi di costituirsi in società per potere esercitare la professione, eliminando quindi la possibilità per le persone fisiche d’iscriversi al relativo albo. Dall’altro si prevede di rendere incompatibili le attività di agenti d’affari e mediatori creditizi.
Secondo la Fiaip e la Federazione italiana dei mediatori creditizi (Fimec) questi due elementi potrebbero mettere sul lastrico 80mila operatori del settore. Questo perché, hanno spiegato le due associazioni in un comunicato congiunto, “oggi la gran parte degli operatori opera in forma individuale”. Il cambiamento rischia quindi di provocare l'uscita da questo mercato di molti professionisti del settore. Nonostante questo, evidenziano Fiaip e Fimec, tutti i soggetti coinvolti, mediatori e agenti, sono comunque d'accordo sulla necessità di stringere il cordone dei controlli sull'accesso al mercato per gli operatori del credito al consumo, ma restano dei punti da chiarire. “Condividiamo la necessità di rivedere le regole della professione che in questi anni hanno provocato l'esplosione nel numero di agenti e mediatori (si calcolano circa 150 mila soggetti, ndr)”, ha spiegato Maurizio Del Vecchio presidente Fimec, sottolineando comunque la necessità di scrivere norme utili a innalzare il livello professionale, come l'esame per l'accesso all'albo e la creazione di un organismo gestito dalle associazioni interessate per gestire l'albo stesso. Senza contare, ha osservato ancora Del Vecchio, che rendere incompatibili le attività di agente e mediatore di un organismo gestito dalle associazioni interessate per gestire l'albo stesso. Senza contare, ha osservato ancora Del Vecchio, che rendere incompatibili le attività di agente e mediatore creditizio vuol dire togliere qualità ai servizi offerti al consumatore. “Oggi – ha infatti concluso il numero uno di Fimec – per potere offrire una gamma completa di prodotti c'è ancora bisogno di avere entrambe le qualifiche”.
Insieme a Fiaip e Fimec, si sono schierate anche la Federazione Italiana Mediatori Agenti d'Affari (Fimaa) e l’Associazione Nazionale Agenti e Mediatori d’Affari (Anama). Tutte organizzazioni che fanno anche parte della Consulta nazionale dell’intermediazione, che ha deciso di dar vita al proprio interno a una specifica Commissione di esperti per seguire il dibattito sulla modifica governativa e proporsi come interlocutori privilegiati in un auspicato confronto con il governo. A coordinare questo nuovo organismo è stato chiamato il vicepresidente nazionale vicario di Fiaip Paolo Righi.
A onor di cronaca va anche aggiunto che non tutti i rappresentanti della categoria dei mediatori creditizi ha bocciato la normativa delineata dal governo attraverso la modifica al ddl comunitaria 2008 in discussione al Senato. Assocred, l'Associazione nazionale distributori prodotti creditizi, ha infatti preso le distanze dall'interpretazione sugli effetti dell'emendamento dell’esecutivo fatta da Fiaip e Fimec. Secondo il presidente dell’associazione Giancarlo Cupane, infatti, la previsione di messa in pericolo del lavoro dell'80% degli attuali mediatori creditizi sarebbe priva di fondamento. Per Cupane l'obbligo di operare in forma di società di capitali non esclude per queste nuove aziende l'obbligo “di lavorare attraverso mediatori creditizi muniti di un titolo individuale ottenibile attraverso un serio esame”. Per il presidente di Assocred inoltre la creazione di un sistema basato su società e quindi "formato da soggetti di dimensioni rilevanti (come viene imposto da tempo in altri comparti del credito)”, sarebbe la via più adatta per dar vita a una categoria professionale ben definita, capace di confrontarsi alla pari con le finanziarie e le banche erogatrici dei prestiti.
In ogni caso il dibattito è solo alle battute iniziali. Il disegno di legge comunitaria per il 2008 è, mentre l’Agente immobiliare sta andando in stampa, ancora fermo all’esame in commissione Politiche Ue di palazzo Madama. Il provvedimento deve ancora passare al vaglio dell’Aula del Senato e poi andare a Montecitorio, che non è escluso approvi ulteriori modifiche al provvedimento, costringendo il testo a un ritorno al Senato. In altre, parole difficilmente il disegno di legge approderà in Gazzetta ufficiale prima dell’inizio della prossima estate. Senza contare che, al di là dei principi di delega, la vera partita del confronto tra operatori del settore e governo si giocherà sulla definizione del decreto legislativo di attuazione, la cui adozione è prevista entro il maggio 2010.

La pesante crisi finanziaria che ha travolto i colossi bancari di tutto il Mondo, a partire da quelli Made in Usa, ha innescato un'inedita caccia alle streghe, almeno nel nostro Paese.
 Dopo il tracollo di Lehman Brother, le forze politiche di maggioranza e opposizione si sono schierate compatte per mettere a punto una nuova disciplina sia dell'attività di credito al consumo sia di quella di mediatore creditizio. Il quadro emerso nei giorni successivi al crack della banca d'affari americana ha di fatto evidenziato che le vicende di pochi anni fa, come quella dei bond argentini, di Parmalat e Cirio, non hanno insegnato nulla o ben poco sia ai risparmiatori che a chi mette sul mercato strumenti di risparmio gestito. Inchieste giornalistiche (a partire dagli approfondimenti della trasmissione di RaiTre Report) hanno infatti evidenziato come sino al giorno prima del crollo Lehman, istituti di credito e intermediari avessero continuato a proporre ai risparmiatori titoli della banca americana come tra i meno rischiosi. Senza poi contare che a consigli d'investimento poco oculati, si è aggiunta la situazione di vera emergenza sociale (oggetto anche di uno dei primi interventi del quarto governo Berlusconi) determinata, almeno sino all'estate scorsa, dall'aumento continuo degli interessi sui mutui casa a tasso variabile. Aumenti la cui conseguenza è stato l'incremento delle rate, per molti vertiginoso. Questo perché strumenti di finanziamento come il mutuo a tasso variabile, utili negli investimenti immobiliare se effettuati da soggetti economicamente forti, in grado di chiudere il finanziamento quando la tendenza dei tassi si inverte, sono stati invece offerti e concessi sul mercato a tutti, anche a chi, come famiglie monoreddito o giovani coppie, in tempi di corsa al rialzo del costo del denaro in realtà non avrebbe mai potuto sostenere l'altalena dell'andamento dei tassi.

Alla sbarra degli imputati, accanto a questi due elementi, si è poi aggiunto il j'accuse contro il credito al consumo. Oramai tutto si compra (e si vende) a rate, dall’automobile al tostapane, in comode piccole rate.... che accumulandosi finiscono con il superare il reddito di famiglie e lavoratori.

Di certo, secondo i dati della Banca d'Italia e degli osservatori economici, i consumatori italiani, rispetto a quelli del resto d'Europa e degli Statati Uniti, non sono particolarmente propensi a indebitarsi, anche se come segnalato anche da palazzo Koch, negli ultimi anni la propensione all'indebitamento è quasi raddoppiata.

E' mettendo insieme tutti questi elementi e sull'onda del palesarsi, alla fine del settembre 2008, di una crisi finanziaria che come un tumore stava mostrando metastasi in tutti i settori dell'economia, che esponenti politici di tutti gli schieramenti si sono attivati per riscrivere le norme sul credito al consumo e la disciplina della mediazione creditizia. A guidare questa battaglia per la “moralizzazione del credito” si è schierata innanzitutto la Lega Nord, che subito dopo il varo dei primi decreti “salva banche”, ha annunciato la messa a punto di emendamenti, condivisi e appoggiati da tutta la maggioranza, per introdurre norme più stringenti e soprattutto sanzioni incisive per mediatori creditizi e intermediari finanziari. Una battaglia subito condivisa anche dall'opposizione che non ha esitato a presentare a sua volta proposte di modifica in linea con quelle del Carroccio. Anche se non va dimenticato che già un anno fa, poco prima della caduta del governo Prodi, l'ex viceministro all'Economia Roberto Pinza aveva pronto un provvedimento (si parlava addirittura di un decreto legge) per avviare una revisione delle norme in materia. Come è noto tutto è finito in cavalleria, rinviando una riforma la cui esigenza era sentita da tempo.

I tentativi del Carroccio e della maggioranza di infilare in qualche decreto il riassetto delle norme sulla mediazione creditizia, intervenendo in particolare sulle disposizioni contenute nell'articolo 106 del legislativo 1º settembre 1993, n. 385 (il Testo unico delle norme in materia bancaria) e con modifiche nella legge 7 marzo 1996, n. 108, sulla mediazione del credito ma anche sul credito al consumo, non sono state ascoltate dal governo. Rischiano così di rimanere soltanto delle “buone intenzioni” anche alcune proposte di legge d'iniziativa parlamentare. Tra queste c’è l’atto Camera C. 1795, che ha come firmatario il deputato del Pdl Alessandro Pagano, e come co-firmatario Maurizio Leo, presidente della bicamerale sull'Anagrafe tributaria. Questo testo è stato assegnato all'esame della commissione Finanze di Montecitorio, dove dovrebbe essere iscritto anche un altro provvedimento, quello d'iniziativa del vicepresidente del gruppo di lavoro, il deputato del Pdl Cosimo Ventucci, che propone una riforma organica a partire dalla legge 108 del 1996 (C. 2055).

Nonostante questi tentativi, il governo ha deciso di intraprendere un'altra strada. Strada di sicuro meno rapida rispetto all'introduzione di una riforma attraverso la conversione di un decreto legge, che avrebbe permesso l'adozione di nuove norme nel giro di pochi mesi, ma che quanto meno ha dei termini di attuazione certi e sicuramente più veloci della discussione in Parlamento di una legge ex novo. Il 4 febbraio 2009 la commissione Politiche del Senato ha infatti approvato un emendamento del governo al disegno di legge comunitaria 2008, che delega l'esecutivo ad adottare uno o più decreti legislativi (dlgs) per recepire la direttiva europea 2008/48/Ce sul credito al consumo e in cui si definiscono, inoltre, i principi della delega per la riforma delle attività di mediazione creditizia e finanziaria. I dlgs in materia dovranno essere predisposti entro il 12 maggio 2012, ovvero entro il termine fissato dalla direttiva 2008/48/ Ce per la sua implementazione da parte degli Stati dell'Unione.

La modifica, presentata poco prima delle festività natalizie, ha però messo sul piede di guerra associazioni di categoria, che pur condividendo la sostanza e gli obiettivi della proposta governativa criticano fortemente due dei principi enunciati nella delega. Si tratta da un lato dell'ipotesi di introdurre l’obbligo per i mediatori creditizi di costituirsi in società per potere esercitare la professione, eliminando quindi la possibilità per le persone fisiche d’iscriversi al relativo albo. Dall’altro si prevede di rendere incompatibili le attività di agenti d’affari e mediatori creditizi.

Secondo la Fiaip e la Federazione italiana dei mediatori creditizi (Fimec) questi due elementi potrebbero mettere sul lastrico 80mila operatori del settore. Questo perché, hanno spiegato le due associazioni in un comunicato congiunto, “oggi la gran parte degli operatori opera in forma individuale”. Il cambiamento rischia quindi di provocare l'uscita da questo mercato di molti professionisti del settore. Nonostante questo, evidenziano Fiaip e Fimec, tutti i soggetti coinvolti, mediatori e agenti, sono comunque d'accordo sulla necessità di stringere il cordone dei controlli sull'accesso al mercato per gli operatori del credito al consumo, ma restano dei punti da chiarire. “Condividiamo la necessità di rivedere le regole della professione che in questi anni hanno provocato l'esplosione nel numero di agenti e mediatori (si calcolano circa 150 mila soggetti, ndr)”, ha spiegato Maurizio Del Vecchio presidente Fimec, sottolineando comunque la necessità di scrivere norme utili a innalzare il livello professionale, come l'esame per l'accesso all'albo e la creazione di un organismo gestito dalle associazioni interessate per gestire l'albo stesso. Senza contare, ha osservato ancora Del Vecchio, che rendere incompatibili le attività di agente e mediatore di un organismo gestito dalle associazioni interessate per gestire l'albo stesso. Senza contare, ha osservato ancora Del Vecchio, che rendere incompatibili le attività di agente e mediatore creditizio vuol dire togliere qualità ai servizi offerti al consumatore. “Oggi – ha infatti concluso il numero uno di Fimec – per potere offrire una gamma completa di prodotti c'è ancora bisogno di avere entrambe le qualifiche”.

Insieme a Fiaip e Fimec, si sono schierate anche la Federazione Italiana Mediatori Agenti d'Affari (Fimaa) e l’Associazione Nazionale Agenti e Mediatori d’Affari (Anama). Tutte organizzazioni che fanno anche parte della Consulta nazionale dell’intermediazione, che ha deciso di dar vita al proprio interno a una specifica Commissione di esperti per seguire il dibattito sulla modifica governativa e proporsi come interlocutori privilegiati in un auspicato confronto con il governo. A coordinare questo nuovo organismo è stato chiamato il vicepresidente nazionale vicario di Fiaip Paolo Righi.

A onor di cronaca va anche aggiunto che non tutti i rappresentanti della categoria dei mediatori creditizi ha bocciato la normativa delineata dal governo attraverso la modifica al ddl comunitaria 2008 in discussione al Senato. Assocred, l'Associazione nazionale distributori prodotti creditizi, ha infatti preso le distanze dall'interpretazione sugli effetti dell'emendamento dell’esecutivo fatta da Fiaip e Fimec. Secondo il presidente dell’associazione Giancarlo Cupane, infatti, la previsione di messa in pericolo del lavoro dell'80% degli attuali mediatori creditizi sarebbe priva di fondamento. Per Cupane l'obbligo di operare in forma di società di capitali non esclude per queste nuove aziende l'obbligo “di lavorare attraverso mediatori creditizi muniti di un titolo individuale ottenibile attraverso un serio esame”. Per il presidente di Assocred inoltre la creazione di un sistema basato su società e quindi "formato da soggetti di dimensioni rilevanti (come viene imposto da tempo in altri comparti del credito)”, sarebbe la via più adatta per dar vita a una categoria professionale ben definita, capace di confrontarsi alla pari con le finanziarie e le banche erogatrici dei prestiti.

In ogni caso il dibattito è solo alle battute iniziali. Il disegno di legge comunitaria per il 2008 è, mentre l’Agente immobiliare sta andando in stampa, ancora fermo all’esame in commissione Politiche Ue di palazzo Madama. Il provvedimento deve ancora passare al vaglio dell’Aula del Senato e poi andare a Montecitorio, che non è escluso approvi ulteriori modifiche al provvedimento, costringendo il testo a un ritorno al Senato. In altre, parole difficilmente il disegno di legge approderà in Gazzetta ufficiale prima dell’inizio della prossima estate. Senza contare che, al di là dei principi di delega, la vera partita del confronto tra operatori del settore e governo si giocherà sulla definizione del decreto legislativo di attuazione, la cui adozione è prevista entro il maggio 2010.

 

 



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stampato in data 4-2-2012 alle ore 14:07