
“Il diffuso e trasversale ricorso al credito al consumo, la maggiore attenzione alle istanze di tutela della clientela, l’allarme sociale destato da alcuni recenti fenomeni illeciti sollecitano da tempo un intervento di riforma della disciplina degli intermediari finanziari, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi”.
Lo ha detto il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, nel corso dell’audizione svolta il 15 luglio scorso davanti alle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia del Senato. Il settore dell’intermediazione creditizia racchiude infatti attività estremamente delicate quali la concessione di finanziamenti, il rilascio di fideiussioni e il money transfer. E anche l’aspetto sociale legato al lavoro svolto dagli agenti e i mediatori creditizi, vista la loro capillare presenza sul territorio, è oggetto di attenzione da parte della Banca d’Italia. Non a caso due delle tre linee guida della possibile riforma del settore proposta da Draghi, pongono l’attenzione su specifici requisiti di onorabilità e professionalità che concorrano a selezionare i professionisti più affidabili e disciplinare ulteriori e più efficaci forme di controllo facendo leva anche sull’ autoregolamentazione. L’altro elemento della riforma normativa riguarda l’introduzione di più elevati livelli di capitalizzazione che siano in grado di scoraggiare l’avvio di iniziative cui non corrisponda un effettivo e legittimo progetto imprenditoriale.
Come nel corso della precedente legislatura, Bankitalia ha posto quindi ancora di più l’attenzione sulla necessaria introduzione di una legge che disciplini l’attività degli intermediari finanziari non bancari e, così come li ha definiti lo stesso Draghi, “la moltitudine incontrollabile dei mediatori creditizi e degli agenti finanziari”.
Nel Rapporto Italia 2008 redatto dall’Eurispes, emerge una preoccupante tendenza al ricorso al credito al consumo: è raddoppiata, passando dal 5% al 10%, la percentuale delle famiglie che richiede prestiti personali. Fin qui nulla di grave, anzi. Questa crescita potrebbe evidenziare anche un certo dinamismo economico, ma in Italia purtroppo non è così. L’aumento di questa pratica è dovuto nella stragrande maggioranza dei casi a una vera e propria necessità: la perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni ha spinto gli italiani a contrarre debiti per far fronte alle spese di prima necessità. In un anno la situazione economica del nostro Paese è decisamente peggiorata: come rileva l’Istituto di studi economici e sociali, solo poco più di un terzo delle famiglie italiane (il 38,2%) riesce ad arrivare alla fine del mese; in pochissimi risparmiano qualcosa (il 13,6% contro il 25,8% del 2007 e il 27,9% del 2006 ). Vuol dire insomma che un italiano su quattro ricorre al credito al consumo. E che dunque il mercato in fortissima espansione ha bisogno di regole certe, trasparenza e operatori altamente professionalizzati.Requisiti di onorabilità e professionalità selezioneranno i professionisti più affidabili. Una capitalizzazione più elevata scoraggerà iniziative illecite
Draghi ha ricordato, inoltre, il disegno di legge sulle disposizioni in materia di reati di grave allarme sociale e di certezza della pena, che prevede una modifica delle fattispecie di “riciclaggio” e di “impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita” tesa a perseguire per tali delitti anche l’autore del reato presupposto.
Un italiano su quattro ricorre al credito al consumo: il mercato in fortissima espansione ha bisogno di regole certe, trasparenza e operatori altamente professionalizzati
Il governatore ha approfittato dell’audizione per riferire brevemente sulla costituzione presso la Banca d’Italia e sulla fase di avvio dell’Unità di informazione finanziaria (UIF), alla quale la disciplina antiriciclaggio vigente (decreto legislativo 231 del 2007) ha affidato, insieme alla Vigilanza della Banca d’Italia, importanti compiti di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Draghi ha citato ad esempio la disciplina degli operatori “attivi nel circuito del money transfer” (il trasferimento di denaro tramite operazioni di compensazioni all'interno di una vasta rete di operatori finanziari tra loro collegati), che “offre lo spunto per richiamare l'attenzione del legislatore sull'inadeguatezza dei presidi di controllo previsti dalla normativa vigente per gli intermediari finanziari iscritti nell'elenco generale, per gli agenti in attività finanziaria, e per i mediatori creditizi”. Il Governatore ha sottolineato come “i requisiti per l'accesso al mercato da parte di questi operatori e gli strumenti di controllo a disposizione delle Autorità non siano in grado di assicurare adeguati livelli di qualità del servizio e non consentano un efficace presidio contro i rischi di illegalità o di contiguità con attività criminose. Il numero spropositato degli iscritti (oltre 1.200 intermediari e circa 160.000 agenti e mediatori) – ha aggiunto – conferisce al fenomeno dimensioni preoccupanti”. Concludendo il proprio intervento, Draghi ha ribadito che sarebbe opportuna la ripresa dei lavori di redazione di un testo unico della normativa antiriciclaggio per dare soluzione alle attuali incertezze interpretative della norma e per assicurare, in materia sanzionatoria, una maggiore corrispondenza tra offensività delle condotte e rigore delle sanzioni.
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