
Mettere ordine nella disciplina di accesso alla professione di mediatore creditizio, prevista dall'articolo 16 della legge 7 marzo 1996, n. 108, è diventata una priorità non più rinviabile.
A pensarla così è Cosimo Ventucci – ex sottosegretario del primo governo Berlusconi e oggi deputato del Pdl e vicepresidente della commissione Finanze di Montecitorio – che ha presentato una proposta di legge (C. 2055) per dare un nuovo corso alla professione di mediatore creditizio finita nell’occhio del ciclone con la crisi finanziaria mondiale. “Credo che” – ha spiegato Ventucci a l’Agente immobiliare – “la cosa minima che possano fare oggi la politica e la società sia definire nuove regole per impedire che sul mercato ci siano soggetti inadeguati e impreparati”. Insomma professionisti che di professionale non hanno nulla e che vendono prodotti finanziari, come i derivati, senza spiegare (o saper spiegare) ai consumatori i rischi cui vanno incontro. Un’esigenza diventata più pressante sull’onda della crisi finanziaria che dal 2008 ha investito i mercati mondiali, non ultimo il crack di Lehman Brothers, ma che ha avuto due chiari precedenti in vicende tutte italiane come i casi Cirio e Parmalat. Del resto, ha osservato Ventucci, “la necessità di ridisegnare la normativa sulla mediazione creditizia è ormai emersa in maniera evidente agli occhi degli addetti ai lavori: il crescente numero di operatori iscritti all'albo, accompagnato dalla denuncia di frequenti episodi di scarsa professionalità e correttezza, ha fatto crescere, sia tra i consumatori sia tra gli operatori, la consapevolezza che un intervento legislativo è improrogabile”. Anche la Banca d’Italia, ha ricordato il parlamentare, ha messo nel mirino mediatori creditizi e agenti finanziaria. L’Istituto di via Nazionale, secondo notizie pubblicate dal settimanale Panorama, avrebbe cancellato di recente dal relativo albo professionale 11.458 agenti in attività finanziaria, su un totale di oltre 50mila iscritti. Il dato sarebbe riportato in un dossier di Palazzo Koch in cui si sottolinea come i requisiti di accesso alle professioni di mediatore creditizio e agente finanziario siano “poco selettivi”. Oggi infatti per svolgere queste attività è sufficiente il diploma di scuola media superiore e l’autocertificazione di onorabilità, ovvero basta dichiarare di non aver commesso reati finanziari. Caratteristiche che hanno fatto sì che dal 2001 al 2008 il numero di iscritti all’elenco dei mediatori creditizi balzasse da 10.697 a 102.546, mentre quello degli agenti finanziari è passato da 950 del 2002 a 50.211 del 2008, dopo aver superato i 52mila nel 2007. E’ evidente, ha incalzato Ventucci, “la necessità di adottare nuove regole per disciplinare l'organizzazione del Ruolo unico nazionale, le condizioni per l'accesso alla professione e la stessa attività dei mediatori, con la finalità di elevare il livello professionale degli operatori e di accentuarne l'autonomia rispetto al sistema bancario”. Solo in questo modo “sarà possibile dar vita a un sistema nel quale soltanto i soggetti realmente intenzionati a svolgere la professione di mediatore rimangano iscritti al Ruolo unico nazionale e verrà, nel contempo, garantita la possibilità alle migliaia di operatori seri presenti sul mercato di continuare a operare con maggiore tutela nei confronti della concorrenza sleale dei soggetti meno corretti e preparati”. Questi obiettivi secondo quanto previsto dalla proposta di legge Ventucci, si ottengono subordinando l'iscrizione al Ruolo unico nazionale dei mediatori al superamento di un apposito esame, da sostenere dopo aver frequentato un corso di formazione che garantisca un livello professionale minimo di conoscenza dei rudimenti di diritto finanziario e bancario, di matematica finanziaria e della disciplina a tutela del consumatore. Secondo il testo, le procedure di esame per l’accesso alla professione sono affidate a Unioncamere, l'Unione italiana delle Camere di commercio, che si dovrà occupare anche della tenuta del Ruolo unico nazionale dei mediatori creditizi. “In questo contesto – ha evidenziato il vicepresidente della commissione Finanze - sarà fondamentale affidare alle associazioni dei mediatori creditizi più rappresentative a livello nazionale una funzione di supporto a Unioncamere nella gestione del Ruolo unico nazionale e di organizzazione dei corsi di preparazione in collaborazione con le banche e con le università”. Ventucci ha pensato anche all’introduzione di un regime transitorio in modo da salvaguardare i diritti acquisiti da chi era iscritto al Ruolo unico nazionale al primo giugno 2007, stabilendo però l’obbligo per questi di frequentare (entro tre mesi) uno dei corsi di preparazione all'esame. La riforma proposta introduce anche l’obbligo di aggiornamento professionale permanente. Ventucci con il suo provvedimento punta inoltre a mettere fine a una delle maggiori anomalie presenti oggi nel mercato della mediazione creditizia, mettendo un freno all'alta percentuale di soggetti iscritti al Ruolo unico nazionale tenuto da Bankitalia, ma non iscritti alle Camere di commercio. Questo attualmente, ha affermato il parlamentare, permette a migliaia di soggetti di rimanere in una “zona grigia” che ospita chi, pur non esercitando attività imprenditoriale, è iscritto nel Ruolo nazionale dei mediatori. Di qui la necessità di rendere obbligatoria l’iscrizione al registro delle imprese delle Camere di commercio entro tre mesi dall'iscrizione al Ruolo unico nazionale dei mediatori creditizi, pena la cancellazione automatica. Il testo Ventucci prevede inoltre l’obbligo di stipula di una polizza per la responsabilità civile, che sarà garanzia per gli utenti e per lo stesso mediatore, contribuendo a scoraggiare iniziative prive di un serio progetto imprenditoriale. Infine l’esponente del Pdl stigmatizza l’indipendenza delle attività di mediazione creditizia dalle banche che nel tempo hanno creato “un sistema banco-centrico, sfruttando la naturale inclinazione dei consumatori a relazionarsi quasi esclusivamente con gli enti creditizi, impedendo così ai mediatori di acquisire una propria forza contrattuale”. Un ostacolo questo cui hanno cercato di dare soluzione le associazioni di categoria e le grandi società di mediazione con un percorso che ora, ha sottolineato Ventucci, “merita di essere sostenuto anche sotto il profilo legislativo, proibendo l'esercizio dell'attività di mediazione da parte di esponenti e di operatori del sistema bancario e facendo divieto alle banche stesse di partecipare al capitale delle società di mediazione creditizia o di avere propri rappresentanti negli organi amministrativi delle società stesse”. Il nodo del conflitto di interesse “tra banche e società di gestione del risparmio – ha aggiunto – è alla ribalta del dibattito politico-finanziario da tempo, ma il problema si ripropone nei medesimi termini anche nel settore del credito”. Ma quale sarà il futuro di questa proposta di legge? A marzo il Senato ha infatti inserito nel disegno di legge Comunitaria per il 2008 una delega per mettere mano proprio alla disciplina delle attività di mediazione creditizia e finanziaria. Il testo è da aprile all’esame della commissione Politiche Ue di Montecitorio e salvo intoppi è destinato a diventare legge prima della pausa estiva. “La mia proposta – ha però precisato Ventucci – non nasce avulsa da un confronto con il governo”. Dunque, ha rivelato, la strada che la maggioranza e l’esecutivo vorrebbero percorrere è quella di intavolare un dibattito in Parlamento sulla pdl 2055 che possa essere propedeutica alla definizione dei decreti legislativi che il ministero dell’Economia sarà chiamato a varare in base alla delega della comunitaria 2008. Una prospettiva questa che apre margini di trattativa con il governo per modificare alcuni principi fissati nella delega che, secondo alcune associazioni di categoria, tra cui Fiaip e Fimec, pesentano elementi di criticità. Si tratta in particolare della previsione di rendere obbligatorio per i mediatori creditizi il costituirsi in società per azioni e quella di rendere incompatibili l’attività di mediatore e quella di agenti in affari.
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