
Italia al ralenti, dilaniata dalla più grave recessione del dopoguerra, tra un pil giù del 4,4% e una pressione fiscale alle stelle. Appare così il nostro Paese, ferito da un tragico terremoto ed in stallo tra emergenze e dibattiti elettorali senza fine, che vedono leggi inapplicate e progetti di medio termine ancora da plasmare.
La casa come bene-rifugio però, è sempre al centro dei pensieri degli italiani. Siamo innamorati del mattone, a detta di un recente report di “Tomorrow Swg” che fotografa il sentiment di mercato, e siamo un popolo pessimista, sebbene anche il risparmio in Borsa e sui listini può costituire una buona opportunità. Secondo l’indagine il 67% degli italiani non ha dubbi: un bel mattone ed una nuova proprietà immobiliare scaccia qualsiasi ansia, il tutto a discapito degli inossidabili titoli di stato che dai più sono snobbati.
I mercati azionari in questa fase si trovano ai minimi storici e meritano qualche ripensamento da parte delle famiglie afflitte da salari bassi e poco competitivi. Ma la vittoria della casa, nei sogni degli italiani, non ha nel sentiment politico lo stesso effetto. Anzi, i nostri politici non hanno ancora saputo cogliere quelle opportunità rappresentate dalla crisi economica, né hanno saputo operare coerentemente per un piano di sviluppo e rilancio dell’industria immobiliare italiana. E’ ormai più che assodato che viviamo in un paese ingessato da una politica che opera con tempi “biblici”.
Basti pensare che in Parlamento si dibatte delle varianti sulla “cedolare secca”, che con ben 5 proposte diverse, riscuote ormai dal 2006 un gran successo tra tutti gli schieramenti politici, ma nessuna legge ancora è stata varata. E mentre si discute nelle aule parlamentari ci sono un milione di famiglie in grave difficoltà abitativa a causa del caro affitti, dell'assenza di edilizia pubblica e degli effetti della crisi economica che mette a rischio posti di lavoro e riduce la possibilità di spesa degli italiani. Si tratta di 650 mila richieste fatte ai comuni per un'abitazione di edilizia pubblica e di 350 mila richieste di un contributo per l'affitto che, sommati ai 50 mila sfratti programmati per il 2009 costituiscono, senza ombra di dubbio, il più pesante disagio abitativo degli ultimi 10 anni.
Per non parlare del disastro causato dal sisma in Abruzzo che ha spazzato via metà del patrimonio edilizio di paesi e città. Fa capolino intanto nelle aulee della Camera dei Deputati l’indagine conoscitiva sul mercato immobiliare spinta dall'esigenza di un approfondimento delle politiche inerenti il mercato immobiliare in relazione ad alcuni cambiamenti, prevalentemente di natura economica, che hanno interessato il settore e che richiedono una pronta risposta da parte del Parlamento, soprattutto attraverso l'introduzione di una normativa capace di rispondere a tali mutamenti e alle nuove esigenze emergenti. Forse, allora, è arrivato il momento di riflettere seriamente su nuove misure strutturali, andando anche oltre le posizioni distanti e distinte al momento tra Stato e Regioni sul decreto legge del piano casa che presto Palazzo Chigi varerà.
E’ necessaria una nuova legge sugli affitti privati che vada a contenere il livello raggiunto dal mercato e possa creare un salvagente per gli sfratti, così come sarebbe opportuno un nuovo sistema contrattuale ed una tassazione unica sui redditi da locazione, misura auspicata ormai da più parti. Nessuno ha più fretta, ma è giunto il momento di legiferare per il sistema immobiliare del Paese, e non solo per qualche costruttore amico, ripensando ad una nuova edilizia, che tenga conto del mercato e di tutti i players che vi operano, e che possono dar man forte per lo sviluppo, la riqualificazione e l’ammodernamento del patrimonio immobiliare. Nuovi stimoli per il rilancio del volano dell’edilizia in italia dovranno necessariamente tener conto dei principi di efficienza energetica e di graduale sostituzione del fossile con le energie rinnovabili, così come dell’applicazione di leggi - come quella antisismica - che possano davvero essere rispettate “in primis” dalle stesse amministrazioni locali.
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