
Nel corso del 2010 si sono manifestati segnali di ripresa economica a livello internazionale, grazie anche al sostegno dei Paesi in via di sviluppo, alle generose politiche monetarie delle Banche centrali e agli interventi fiscali promossi dai governi. La crescita, tuttavia, è stata estremamente disomogenea malgrado il Pil mondiale abbia visto un incremento del 4,6% e il ruolo trainante è stato rivestito soprattutto dai Paesi emergenti: Cina, India e Brasile. Tra le economie più sviluppate, si evidenziano i risultati degli Stati Uniti (+2,7%) e della Germania (+3,6%), mentre nell’area euro la crescita del Pil è sempre più lenta (nel 2010 si è registrato l’aumento di un solo punto percentuale) e frammentata. In questo contesto, le rilevazioni dell’Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) evidenzianocome l’Italia sia tra le economie che fanno registrare tassi di crescita tra i più bassi d’Europa, con una media che si attesta sull’1% annuo. Le prospettive, inoltre, sono incerte per tutte le economie avanzate, dove i consumi risentono sia della debolezza del mercato del lavoro sia della necessità di risanare i bilanci pubblici, in un contesto caratterizzato da mercati immobiliari ancora vulnerabili. In risposta alla crisi finanziaria globale del 2007-2008, i governi di tutto il mondo hanno speso somme di denaro senza precedenti e allo stesso tempo contratto enormi debiti. All’estero, in particolare, queste ingenti somme hanno permesso il salvataggio del sistema bancario, ma dopo quanto avvenuto in Grecia, appare sempre più evidente che è in aumento il numero di governi che devono varare interventi urgenti soprattutto per contenere il proprio debito. Quest’incertezza potrebbe trasformarsi in una vera e propria tensione dei mercati, con ripercussioni a catena sui vari settori economici dei diversi Paesi. Per quanto riguarda il settore immobiliare, la ripresa del mercato è a rischio e il prudenziale ottimismo che aveva caratterizzato l’ultima parte del 2010 e i primi mesi del 2011, è stato mitigato dalla grave crisi economica dell’area euro a cui si sono sommati eventi imprevisti come la guerra civile in Libia, l’aumento del prezzo del petrolio e lo tsunami in Giappone. Tutto questo ha portato a ridimensionare le aspettative di crescita economica per il 2011, tenendo presente che per i cinque principali Paesi europei (Italia, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito) il fatturato aveva registrato un calo del 13,3%, mentre nel 2010 si è avuta una timida ripresa dello 0,7%.
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