
Nel corso del 2010 a Milano si è verificato un cambiamento del comportamento dei proprietari degli immobili, che resisi conto dei loro difetti ne hanno adeguato il prezzo di vendita. La crisi, infatti, ha determinato non solo il bisogno di liquidità per alcuni, costretti a vendere per monetizzare, ma anche una maggiore maturità del mercato, favorendo l’incontro tra la domanda e l’offerta in base ad aspettative più accettabili. Il residenziale meneghino, inoltre, è incentrato principalmente su vendite di scambio, per cui la giovane coppia in cerca della prima abitazione costituisce un’eccezione. Per quanto riguarda il centro della città, i valori non hanno subito scossoni, legati ad abitazioni di pregio per una clientela facoltosa, mentre gli affitti sono a un buon livello purché l’immobile non sia da ristrutturare. In difficoltà, invece, il mercato di compravendita e affitto degli uffici, mentre migliora il valore dei negozi. Nelle periferie, invece, esiste un mercato potenziale costituito dagli extracomunitari regolari in condizione di sostenere un mutuo ma che non soddisfano i rigidi parametri bancari. Per questo motivo il mercato è in sofferenza, mentre la situazione degli affitti è la stessa del 2009: male uffici e negozi, soprattutto per la presenza dei centri commerciali. Non è possibile fare previsioni certe per il 2011, perché esistono segnali concreti sia per una ripresa sia per un peggioramento della situazione. Milano, infatti, grazie ai lavori per l’Expo 2015 è un cantiere in continua evoluzione che potrà incrementare il proprio valore ma molto dipenderà dall’atteggiamento delle banche, più impegnate nella pubblicità dei propri prodotti che ad applicare condizioni favorevoli nella concessione dei mutui. Un’evoluzione positiva del mercato non potrà prescindere, quindi, dall’assunzione di maggiori rischi da parte degli istituti di credito che devono tornare a svolgere la propria funzione con i risparmiatori.
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